50 anni di Fronte della gioventù, la Destra che sognava la Rivoluzione.

Era il settembre 1971 quando dalla fusione della Giovane Italia e dal Raggruppamento giovanile studenti e lavoratori nasceva il ‘Fronte della Gioventù’

La nascita deI Fdg, movimento giovanile dell’allora Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale cambió per sempre la storia della destra in Italia. Il Fdg fu capace di riunire a se, migliaia di giovani, da Nord a Sud, dalle città alle periferie, dalle strade alle scuole, fu una vera e propria palestra di vita per i tanti ragazzi che decisero di ‘scendere in campo’.

Politica, cultura, militanza, erano solo alcune delle attività che si svolgevano nelle sedi del movimento, ed è importante ribadire che aderire al Fdg (Movimento autonomo dal partito) non era solo una scelta politica difficile ma bensi da considerarsi di vita, in anni in cui la violenza politica era più forte che mai. Una storia di militanza,di passione, d’amore, di lotta, d’aggregazione, di vittorie, ma anche di momenti duri, difficoltà, violenze e morti. Sono tanti, troppi i ragazzi morti nelle strade d’Italia che militavano tra le file del Fdg, uccisi dall’odio Comunista e dalla violenza rossa. Sergio Ramelli, Francesco Cecchin, Franco Bigonzetti, Francesco Ciavatta, Stefano Recchioni, Miki Mantakas, Paolo di Nella, sono solo alcuni dei nomi dei ragazzi che pagarono con la vita il loro infinito amore per l’Italia, il loro coraggio e il loro non piegarsi mai. Il Fdg ebbe il pregio di saper elaborare un proprio immaginario, radicale e attuale al tempo stesso, con delle radici ben salde ma con lo sguardo sempre verso il futuro.

Per chi come me non ha militato, per motivi anagrafici, nel Fdg, è stato di vitale importanza ascoltare le parole dei ‘vecchi’ militanti che con gli occhi lucidi e la voce piena d’orgoglio raccontavano le loro esperienze, ma anche attraverso i testi che trattassero il tema in questione. Uno in particolare, ‘Fronte della Gioventù, La destra che sognava la rivoluzione’, scritto da Alessandro Amorese per Eclettica e fresco fresco della seconda ristampa.

Ho avuto l’onore e la fortuna di poter scambiare due chiacchiere con Alessandro, riuscendo a strappargli qualche domanda.

Alessandro, Il suo libro è di vitale importanza per conoscere in modo chiaro e preciso la storia di più di un decennio del Fronte della Gioventù. Perché ha sentito l’esigenza di scriverlo?

Perché il periodo ’82-’96, fatta eccezione per interessanti lavori, è proprio quello meno raccontato, meno studiato e approfondito. Gli Anni ’70 per vari motivi, ma ancora troppo parzialmente a mio parere, sono quelli più conosciuti, soprattutto per i caduti, la violenza, la repressione, e per l’importante esperienza dei Campi Hobbit, con tutto quello che ci stava intorno (le sperimentazioni, le radio e la musica alternativa l’ecologia, ecc.). Gli Anni ’80 raccolgono la semina che arriva da via degli Scipioni, da Montesarchio e Castel Camponeschi, dalle trincee di Via Sommacampagna e Via Siena a Roma, da via Paduina  a Trieste o via Mancini a Milano, con lo spartiacque terribile del dopo 2 agosto 1980 che congela una generazione e consegna oneri e onori alla successiva che avrà il merito di rigenerare l’ambiente della destra (termine allora poco usato) giovanile con scelte fondamentali e nuove prospettive.

Se dovesse descrivere in poche righe il Fdg, come lo farebbe?

Il Fronte è stato un vero e proprio movimento, quindi non solo l’organizzazione giovanile del Msi, ma una galassia polarizzante. Si aderiva al FdG e poi, forse, al Msi. Migliaia di ragazzi e ragazze hanno scelto, per sempre o per un periodo della propria vita, la militanza politica esclusivamente grazie (o a causa a seconda dei casi) al Fronte della Gioventù.

Cos’è rimasto di quel movimento giovanile nella destra di oggi? Gli attuali giovani di destra sono degni eredi di quella storia?

E’ rimasto sicuramente l’esempio di un movimento importante nella storia della destra politica italiana, ancora oggi citato come approccio ed esperienza fondamentali sia da parte di coloro che hanno fatto poi il Ministro, il Presidente di Regione o semplicemente il deputato, sia da giornalisti, magistrati, artisti, ecc. Quindi la militanza giovanile li ha formati, li ha segnati, li ha forgiati. Rimane poi, ma questo a mio giudizio, l’essenzialità ancora oggi dell’esistenza di un movimento giovanile vero, poco burocratizzato, da valorizzare non solo per il presente ed il futuro della destra italiana ma proprio per l’avvenire dell’Italia. Conosco e seguo le vicende delle formazioni organiche o vicine a Fratelli d’Italia e mi sembra che siano sulla strada giusta, con difficoltà storiche oggettive in termini aggregativi. Sicuramente vanno sostenuti.

Quali sono stati secondo lei i passaggi fondamentali della storia del Fdg?

Tanti e quindi ne cito solo alcuni: la nascita del Fdg avviene come esigenza di unificare i vari organismi giovanili del Msi, la Giovane Italia (che scrisse pagine uniche nella storia della destra), il Raggruppamento Giovanile, ecc., necessità che il partito ebbe anche come esigenza di risposta più forte nelle piazze di inizio anni ’70; l’abbandono di una parte importante della classe dirigente per Democrazia Nazionale e l’avvento della nuova generazione effedigì che raccolse in pieni anni di piombo la fiaccola tricolore; il rifiuto dei decreti delegati nelle scuole; i Campi Hobbit e la voglia di essere contemporanei e ‘fuori dalle fogne’; il giornalismo di guerra e la lotta alla droga. Poi il sangue e la volontà di non mollare un cm alla violenza, rispondendo a testa alta al fuoco ed alla galera; la morte di Paolo Di Nella e la scelta di non reagire se non con le idee; la ‘logica del superamento’, l’attenzione per la politica estera ed il movimento ‘per l’indipendenza nazionale’, Fare Fronte e il ritorno nelle scuole e negli Atenei con nuove idee, colori e grafiche; la lotta antimafia, gli spazi giovanili.

Alessandro Amorese è padre di tre bambini. Capogruppo di Fratelli d’Italia a Massa e responsabile nazionale del Laboratorio Editoria. Giornalista, saggista, editore, studioso ed esperto di movimenti giovanili e sociali. Laureato all’Università di Pisa con una tesi su Tangentopoli vista dall’opinione pubblica inglese. Con Eclettica Edizioni ha pubblicato i saggi “Beppe Niccolai. Il Missino e l’eretico” (2010, prima edizione, 2016 seconda edizione), “Fronte della Gioventù. La destra che sognava la rivoluzione. La storia mai raccontata” (2013), “La Massese in Serie B. 1969-70, 1970-71, due stagioni nella storia” (2015), “Fuan. Gli studenti nazionali tra piazze e atenei. Prima parte: dai Guf al ’68” (2017) e “Rivolte. I fermenti nazionalpopolari da Avola a Reggio Calabria” (2020). E’ direttore del bimestrale Storia Rivista e segretario dell’Istituto “Stato e Partecipazione”.

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