55 anni dalla strage secessionista di Cima Vallona nel bellunese in cui vennero uccisi quattro militari di pattuglia

Ieri a San Nicolò di Comelico la celebrazione dell’anniversario ha visto l’adesione di diverse centinaia di persone. A cappella Tamai il momento solenne promosso da comune di San Nicolò e Associazione nazionale Alpini dopo che una delegazione aveva portato omaggio alle vittime in quota, sul luogo esatto dell’eccidio.
Una sottolineatura polemica verso la vicina Provincia di Bolzano e la Regione Trentino Alto Adige è venuta dal sindaco di Calalzo, che è anche deputato e coordinatore regionale di del Veneto Luca De Carlo: “il dovere della memoria per dei servitori dello Stato caduti nell’adempimento del loro dovere a presidio dell’integrità dell’Alto Adige allora sotto attacco dei terroristi secessionisti appare sbiadito se non azzerato a Bolzano, un disinteresse dal forte valore politico dal sapore amaro sottolineato dall’assenza delle rappresentanze ufficiali di Provincia e Regione. A questi eroi invece abbiamo il dovere di tributare gli onori come esempio e per quello che il loro sacrificio permise di realizzare”.
Presente da Bolzano per la parte della Provincia solo il consigliere regionale e provinciale di opposizione Alessandro Urzì, di FdI, che ha lamentato il silenzio ricevuto dal presidente del Consiglio regionale Noggler alla richiesta di garantire una presenza ufficiale dell’istituzione. “Segno che il clima è ancora quello di cinquanta anni fa, se non si riesce a fare i conti con la storia e a dichiarare i terroristi dalla parte sbagliata e le vittime meritevoli di celebrazione. Invece ogni 8 dicembre sono ancora celebrati proprio i carnefici, in Alto Adige, ma non esiste ancora traccia di un luogo della memoria per le loro vittime in tutta la regione”.
La strage del 25 giugno 1967 accadde durante una perlustrazione di una pattuglia intervenuta sul luogo di un abbattimento di un traliccio. La zona era stata minata e le esplosioni causarono le quattro vittime, il capitano dei carabinieri Francesco Gentile (ricordato solo da una caserma a Bolzano), il sotto tenente paracadutista Mario Di Lecce, il sergente paracadutista Olivo Dordi e l’Alpino Armando Piva.
Presenti diversi familiari delle vittime ma anche cittadini, autorità militari e associazioni da tutto il Veneto ed alcune importanti rappresentanze istituzionali.

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