A Trieste cariche sui portuali inermi. La deriva autoritaria a fasi alterne dello Stato

Le mani nodose di chi lavora e si spacca la schiena da mattina a sera per portare il pane a casa. Le mani giunte, in una stretta di solidarietà e di fiduciosa resistenza per l’affermazione di un diritto che è presupposto di ogni altro: il lavoro.

A Trieste i portuali manifestano da tre giorni contro il green pass, per tutte le categorie di lavoratori. Nei giorni scorsi, infatti, quando il Governo per trattare aveva paventato l’idea di fornire loro i tamponi gratis, la risposta è stata “se lo fate per noi portuali lo dovete a tutti i lavoratori d’Italia”. Il Governo non ha fatto passi indietro e così è iniziata la protesta, pacifica, ma ferma. Autonoma, senza il sostegno dei sindacati, che si sono ben guardati dal fare ciò per cui sono nati: salvaguardare le istanze dei lavoratori. Così, mentre Landini era intento a ringraziare il Ministro dell’Interno per non aver difeso la sede del sindacato, a Trieste i portuali si sono organizzati, con coperte e viveri, per far sentire la propria voce.

Inizialmente i giornali hanno volutamente svilito l’impatto dello sciopero, affermando che i manifestanti sarebbero stati solo uno sparuto gruppo e che il porto in realtà seguitava a funzionare. Tuttavia oggi, 18 ottobre, dopo uno sciopero annunciato sino al 20 di ottobre, all’ormai noto Molo VII è arrivata la polizia, con camion, idranti e uno spiegamento di forze poderoso. E in prima battuta viene da dire che del tutto evidentemente non si trattava di uno sparuto gruppo di ridicoli scioperanti se si è dispiegata l’artiglieria pesante.

Il portavoce del portuali in rivolta, Stefano Puzzer, dal megafono grida “no politica! No provocazioni!”, una donna dice mesta e infreddolita “io non ho paura di stare qua” e un energumeno, che avrebbe un fisico per campare di prepotenze, docile, in ginocchio, ripete che è lì per i sui tre figli e per la loro libertà.

Ebbene, le dirette mandate sui social durante l’evento rimandano immagini che hanno un sapore amaro, di uno Stato che impone la forza ad intermittenza, solo là dove ha gioco facile, dinanzi a persone senza armi, con le braccia alzate, piegate sulle ginocchia, uomini e donne che chiedono libertà e manifestano pacificamente e con enorme dignità il proprio dissenso. La polizia ha caricato i manifestanti inermi, avvinti l’uno all’altra, mentre pregavano il Padre Nostro e richiamavano alla fratellanza gli agenti schierati in tenuta antisommossa.

Ci si domanda perché questa veemenza non è stata mesa nel fermare il rave party illegale, che ha portato violenze e vittime, o l’assalto alla CGIL da parte di un delinquente che aveva addirittura preannunciato la gazzarra. In quel caso no, troppo pericoloso ha risposto la Lamorgese, perché per il nostro Ministro dell’Interno è possibile garantire la sicurezza solo dove c’è già.

E in disparte la polarizzazione che il mainstream ha voluto creare tra no vax e pro vax, di piazze dipinte come fossero ricolme di scellerati facinorosi, occorre scremare la narrazione delle scorie del pensiero unico e dominante e non cadere nel tranello della delegittimazione della protesta. Trieste restituisce l’immagine di una Nazione in cui ci sono persone che non si arrendono e che protestano legittimamente contro una delle più brutte pagine della nostra storia repubblicana, in cui ogni pensiero divergente viene calpestato dalla massa rabbiosa degli allineati alla linea governativa, che comprime senza criterio ogni diritto ed ogni libertà, tanto da arrivare al diritto al lavoro. L’Italia, faro di civiltà e culla del diritto, unica Nazione al mondo che obbliga al possesso del green pass per poter lavorare, unica Nazione in cui drammaticamente, oggi, si è arrivati al punto di non potersi pacificamente opporre a questo scempio.

Ma una speranza c’è, e sta in quelle mani nodose e laboriose strette l’una all’altra, in quegli uomini inginocchiati, oranti, fradici per gli spruzzi degli idranti, ma tetragoni e decisi a non farsi né sporcare da strumentalizzazioni ad hoc, né a farsi zittire. Comunque la si veda, da qualunque angolazione la si guardi, questa storia è un genuino atto di resistenza ad un provvedimento liberticida e inadeguato allo scopo, che mina nel profondo i principi basilari della Carta Costituzionale e i portuali, a Trieste, ce lo stanno gridando in faccia.

1 commento

  1. una lezione atutti gli italiani…specie di sinistra…il 60% del popolo italiani non ha votato…giudicando inutile dare un parere su fatti che gli italianiveri non condividono…la sinistra e’ nazi stalinista e commette crimini contro l’umanita’

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