Ai Weiwei: “coronavirus diffuso dagli Italiani come la pasta”. E il governo muto.

Ai Weiwei, pittore, regista e architetto cinese, trasferito negli Stati Uniti negli anni 80 e poi tornato in Cina alla fine degli anni 2000, si è prodotto in uno dei meno divertenti aforismi del secolo: “Coronavirus is like pasta. The Chinese invented it, but the Italians will spread it around all over the world”, “il corona virus è come la pasta i cinesi lo hanno inventato e gli italiani lo diffonderanno in tutto il mondo”. Battuta tutt’altro che salace, alquanto sciocca e decisamente falsa, considerato che è ormai assodato che non solo il paziente zero è Tedesco e non italiano e che siamo gli unici ad avere effettuato un numero elevatissimo di tamponi e ad aver in chiaro tutti i dati epidemiologici sul coronavirus.
Ma chi è il nostro simpatico e barbuto amico? Ai Weiwei è un artista che ha abbandonato la Cina per perseguire un sogno di libertà e per potersi esprimere libero dai condizionamenti di un odioso regime. Tornato poi in Cina per motivi familiari, ha iniziato ad impegnarsi attivamente per la tutela dei diritti umani e per la libertà di espressione. A causa del suo attivismo, nel 2011, subì un arresto e la detenzione duró 81 giorni di segregazione in un luogo segreto, privo di garanzie, divenendo simbolo della persecuzione comunista. Peccato che oggi dimentichi che allora assieme alla mobilitazione del mondo occidentale, l’associazione Pulitzer italiana si schierò apertamente per la sua liberazione e proprio da qui partirono appelli accorati è una vivace mobilitazione. Si spese l’Italia e ci misero la faccia gli italiani, chiedendo l’intervento del presidente della repubblica al fine di stimolare il governo cinese ad adottare una soluzione per la sua scarcerazione. In Italia lui espone e si esprime, nei cinema, nei musei e nei festival celebrati nelle più belle città d’arte del mondo. Ecco è il caso di ricordare all’artista che l’Italia diffonde cultura e libertà, nella stessa misura, da secoli, che l’Italia rappresenta l’ubi consistam di tutto l’occidente, la culla della civiltà e del diritto e che i nostri palcoscenici naturali restano al servizio dell’arte e della libertà di espressione, solo e unicamente se gli intenti di chi si esprime non sono diffamatori. Ma la nostra esasperata esterofilia mista ad oicofobia, rende rende il governo sordo e muto, insensibile a tutti gli affronti che ci vengono indirizzati dall’inizio di questa vicenda epidemica che ha invero dell’incredibile. E così mentre l’ideologia di sinistra e l’inettitudine pentastellata è impegnata ad abbracciare i cinesi, uno di questi impunemente sputa nel piatto in cui mangia, senza che gli venga richiesto neanche di scusarsi per l’idiozia dimostrata. Facciamoci del male.

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