Anche la Chiesa si divide fra destra e sinistra?

La Chiesa, per i cattolici di tutto il mondo, è la portavoce della parola di Dio sulla Terra, ma è costituita da esseri umani in carne ed ossa, (terreni, appunto), i quali, come il resto dell’umanità, possono essere diversi fra loro, avere sia limiti che grandi capacità, e possedere differenti mentalità, caratteri, modi di approcciarsi alle principali questioni, opinioni, anche politiche.

Tuttavia, la missione degli uomini e delle donne di Chiesa è una sola e vale in tutti i livelli gerarchici, dal sacerdote di campagna sino alle alte sfere del clero, senza escludere, ovviamente, il Papa. Il dovere è quello di pensare prima al lato spirituale degli umani che a quello spicciolo e materiale. Le pecorelle del gregge condotto dai pastori della Chiesa non costituiscono di certo un monolite, e coloro i quali indossano un abito talare devono anteporre un’azione il più possibile universale alle loro pur legittime idee personali.

La Chiesa può e deve schierarsi sulle grandi tematiche del pianeta, e combattere, con le armi di cui dispone, (si sa che il Papa non ha truppe e soldati), chi la vuole silente e ridotta al lumicino, ma tutti i fedeli, sia che votino a sinistra o a destra, devono potersi sentire parte di una sola comunità. Le diatribe quotidiane della politica, per così dire, terra-terra non possono influenzare l’azione di sacerdoti e alti prelati.

Eppure, qualche prete militante è emerso nella Storia della Chiesa, come Don Andrea Gallo, che non aveva remore nel definirsi comunista. Ma a volte è la stessa politica a tirare colpevolmente per la giacchetta, anzi, per l’abito talare i preti e pure i pontefici, a fini strumentali.

Il politico dovrebbe andare avanti, laicamente, con il proprio mentre il Papa, facendo anch’egli il mestiere che gli compete, può benissimo affermare, in un dato momento, una cosa gradita ad uno schieramento in particolare, ma anche esternare pensieri, magari in un’altra circostanza, invece poco condivisi dalla medesima fazione.

Il Pontefice, per quanto sia di fatto anche un Capo di Stato, non è paragonabile ai presidenti e ai premier del mondo. Il grande Karol Wojtyla fu contrario ad entrambe le guerre occidentali in Iraq, (la prima del 1991, voluta da George Bush padre, la seconda del 2003, spinta da Bush figlio), ma il Papa che contribuì alla caduta del comunismo, assieme all’America di Ronald Reagan, non può senz’altro essere ricordato come un emblema del terzomondismo o dell’antiamericanismo. Oltre ad alcuni settori politici, che amano strumentalizzare qualsiasi cosa, anche l’informazione ci mette del suo, semplificando all’estremo una certa dialettica che senza dubbio c’è nella Chiesa contemporanea.

Effettivamente, nell’ultimo decennio abbiamo assistito ad avvenimenti piuttosto inediti come le dimissioni di un Pontefice, quelle di Joseph Ratzinger, e l’insediamento di Jorge Mario Bergoglio, molto diverso rispetto al predecessore.

E siamo stati spettatori di una insolita coabitazione fra un Papa emerito ed uno regnante, durata sino alla fine del 2022 e conclusasi con il decesso di Papa Benedetto XVI. Ratzinger era un fine teologo, dotato di un bagaglio culturale immenso, che aveva a cuore le sorti della tradizione cattolica e della civiltà occidentale giudaicocristiana, minacciata su più fronti. Egli non ignorava sia la tragedia rappresentata dal terrorismo islamico che le insidie generate da una certa ideologia “gender”, che non chiede soltanto, su questo saremmo tutti d’accordo, il rispetto verso tutte le varie forme d’amore, (l’importante è che avvengano fra maggiorenni consenzienti), ma pretende di stravolgere la natura con follie del tipo ” genitore 1 e genitore 2″.

Papa Francesco, con una formazione alle spalle ben diversa, ha dimostrato sin da subito di avere altre priorità rispetto a Benedetto XVI. Oltre ad una certa apertura, almeno in apparenza, verso le rivendicazioni del mondo Lgbt, Bergoglio ha focalizzato la propria attenzione verso i diritti dei lavoratori e le migrazioni di massa, che caratterizzano questo tempo e non riguardano solo l’Europa e l’Africa, ma anche le Americhe.

Il cristianesimo è misericordia e il cristiano non può ovviamente fare finta di nulla dinanzi al lavoratore la cui dignità è stata calpestata e all’ultimo del pianeta che prova, magari disperatamente, a raggiungere un Paese straniero al fine di sfamarsi e di sfamare i propri cari. Ma Papa Francesco ha dato talvolta l’impressione, occupandosi del tema in molte delle sue omelie, di voler interpretare il sentimento di una sola parte della opinione pubblica, e stigmatizzare chi ritiene che i fenomeni migratori debbano essere gestiti con delle regole, proprio per limitare il più possibile il business, totalmente anticristiano, di coloro i quali lucrano sulla disperazione della povera gente. Bergoglio pare concentrarsi maggiormente sugli aspetti terreni e materiali della comunità, mentre Joseph Ratzinger pensava anzitutto alla dimensione spirituale dell’umanità, ove vivremo in eterno, (per i credenti non può che essere questo lo sbocco).

Basta tutto ciò per considerare Papa Francesco di sinistra, e Papa Benedetto XVI di destra? In base alle descrizioni giornalistiche parrebbe proprio che sia così, e la differenza ideologica sarebbe divenuta ancora più evidente dopo la morte, o meglio, almeno per noi credenti, salita in Cielo di Ratzinger.

È emerso senz’altro un rammarico, contenuto anche in un suo libro, da parte di Padre Georg Ganswein, Prefetto della Casa Pontificia e già segretario particolare di Benedetto XVI. Monsignor Ganswein, probabilmente facendosi anche portavoce dell’ultimo stato d’animo di Ratzinger, ha esternato delusione sia per le note limitazioni alla Messa in latino, volute dal Papa regnante e non condivise da quello emerito, che per il ridimensionamento della sua carica di Prefetto, spinto sempre da Bergoglio.

Dal malumore esternato da Padre Georg, e pure dalla scomparsa di Benedetto XVI la cui presenza in vita manteneva una sorta di equilibrio pacifico, quella parte del clero che non ha mai visto di buon occhio talune mosse del Papa argentino, ha deciso di levarsi qualche sassolino dalla scarpa. L’Arcivescovo Timothy Broglio, presidente della Conferenza dei vescovi cattolici degli Stati Uniti, ha addirittura consigliato a Papa Francesco di dimettersi perché lo scontro nella Chiesa sarebbe salito di tono e l’attuale Pontefice starebbe soffrendo, dal punto di vista della salute, anch’egli comincia ad avere un’età impegnativa, e dalla sopraggiunta difficoltà nel reggere il confronto.

Da qui, la stampa ha iniziato a parlare di divaricazioni interne alla Chiesa fra conservatori e progressisti, fra destra e sinistra. Applicare le categorie tradizionali della politica alle varie componenti del clero cattolico è riduttivo, semplicistico e fuorviante. I fedeli hanno  il diritto di non condividere tutte le posizioni terrene, e quindi fallibili, dei loro pastori, ma allo stesso tempo devono comprendere come l’azione della Chiesa, iniziando dal gradino più alto e cioè dal Papa, non possa essere rinchiusa nelle gabbie classiche dell’ideologia e della politica.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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