Anche Repubblica e Renzi si accorgono delle accuse di Canfora a Giorgia Meloni

Il troppo storpia e persino la sinistra, o meglio parte di essa, si indigna per i continui insulti rivolti il Presidente del Consiglio. Il riferimento più diretto è a Luciano Canfora, grecista le cui parole pronunciate nell'aprile 2022 le sono costate una querela da parte proprio di per averla definita una “neonazista nell'animo”. Un'affermazione ribadita poi dal professore pochi giorni fa, in una sua intervista alla Stampa in cui ha cercato di dare una base filosofica e alla sua citazione (scomodando anche Tocqueville). Spiegazione che comunque non è servita al mondo progressista per ritirare il suo appoggio al professore, vittima del sopruso di un Presidente del Consiglio che, forte della sua posizione, non ritira la sua querela. Una polemica, questa, sorta già alcuni mesi fa circa Roberto Saviano: come se fosse possibile, oggigiorno, insultare liberamente qualcuno solo perché privati del rischio di ricevere una risposta.

Ma da quel mondo fanatico e progressista si sono levate due voci contrastanti, volenterose a quanto pare di restituire al dibattito politica la dignità che merita e di riportarlo sul piano delle idee, e non più su quello della violenza, dell'odio, dell'ideologia. La prima contestazione verso Canfora arriva da quel quotidiano iper-progressista che è la Repubblica, forse ancora scosso dalle tristi vicende, alquanto simili a quest'ultima, che hanno toccato il direttore Maurizio Molinari, imbavagliato da militanti di estrema sinistra all'Università Federico II di Napoli. Secondo quanto si legge sul giornale, le parole di Canfora sarebbero “tonnellate di razzismo culturale e di sessismo”.

Una seconda voce fuori dal coro, poi, è quella di Matteo Renzi, senatore e segretario di Italia Viva, che sulla sua e-news ha fatto sapere di essere contro chi critica Giorgia per non aver ritirato la sua querela una volta salita a Palazzo Chigi, e anzi si è detto “contento che Giorgia Meloni quereli chi la definisce ‘neonazista'. Da italiano, sarei amareggiato nell'ipotesi di una mancata querela. Perché essere un professore di sinistra non ti consente di definire neonazista chi non la pensa come te”. Il rischio è ben spiegato (addirittura) da Renzi: l'opposizione ideologica, al di là dei toni utilizzati, violentemente aspri, porta a una contrapposizione aprioristica verso chiunque la pensi diversamente senza neppure ascoltare l'altrui parere, privando talvolta l'altro di esprimerlo.

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La Redazione de La Voce del Patriota
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