Appalti pubblici: vittoria di Fratelli d’Italia a tutela delle imprese.

Molti degli argomenti in questi giorni all’attenzione delle Camere e che cambieranno sensibilmente la vita degli italiani da qui al prossimo futuro, a causa delle vicende che riguardano il conflitto russo ucraino , stano passando sotto silenzio. Tuttavia va detto che mentre l’attenzione egli italiani è assorbita da queste tragiche vicende, il Governo procede sulla strada del PNRR e delle riforme, sempre secondo il collaudato metodo della frustrazione del dibattito parlamentare e sostanzialmente ponendo una grossa ipoteca sul futuro della nazione. Tra i temi caldi, che ha visto il voto dell’assemblea del Senato, c’è anche quello sulla riforma del codice degli appalti, che per quanto possa sembrare un tema eccessivamente tecnico e di poco interesse per l’opinione pubblica, è invece pervasivo e influente come pochi.

Ebbene, tra le riforme che l’Italia si è impegnata a portare in porto per lo svincolo dei fondi del PNRR, c’è quella in materia di concorrenza, pertanto, in quest’ottica, si sta licenziando in questi giorni una legge delega in materia di appalti per la rivisitazione della normativa vigente, ritenuta ormai inadeguata allo scopo, tanto da necessitare in questi ultimi due anni, causa scoppio pandemia, di pesanti interventi in deroga, con la sospensione di molte delle disposizioni che rendevano eccessivamente farraginosa la procedura di scelta dei contraenti.

E dunque l’unico partito d’opposizione, Fratelli d’Italia, si rimbocca le maniche, perché è un’occasione da non perdere per modernizzare l’Italia e per tutelare sia le imprese che le stazioni appaltanti, i vari comuni, ed enti pubblici che a quelle procedure devono fare riferimento per provvedere al proprio approvvigionamento.

Con molta cura, dopo aver ascoltato in audizione tutte le categorie interessate, dunque, il partito ha preparato un bel pacchetto di emendamenti da portare sul tavolo della discussione politica, segnalando, in primo luogo, che una legge delega dovesse essere maggiormente specifica, perché il DDL portato all’esame della commissione lasciava al governo una delega troppo ampia. Ciò rilevato in premessa, si era proceduto a lavorare sui contenuti, apportando una serie di emendamenti molto qualificati e qualificanti. Senza neanche dirlo, tutti bocciati. Senza appello.

La delega è rimasta sostanzialmente una delega in bianco che lascia al legislatore delegato margini troppo ampi di determinazione e che non permette neanche di comprendere in quale direzione si andrà, tanto i principi sono vaghi. La montagna ha partorito il topolino, anche perché si è voluto fare a meno di accogliere la collaborazione dell’opposizione, che con l’attività posta in essere in commissione si era distinta per costruttività … come al solito.

Ma nonostante la rabbia per l’occasione persa, Fratelli d’Italia ha comunque incassato una vittoria a difesa delle imprese.

Occorre sapere che ad oggi le imprese che risultano inadempienti per obblighi previdenziali o di imposte e tasse, anche se l’inadempimento non è definitivamente accertato (ossia se non esiste una sentenza che lo stabilisca), possono essere escluse dalle gare d’appalto. Peccato però che spesso le imprese sono inadempienti con il fisco perché le stesse pubbliche amministrazioni non pagano tempestivamente … è dunque un furioso cane che si morde la coda, considerato che chi non è pagato, non può pagare e per giunta viene punito.

Ebbene, questa barbarie, a cui ci ha chiesto di adeguarci l’Europa, addirittura intraprendendo una procedura di infrazione, deve essere fermata, garantendo che non possano essere escluse le imprese che comunque vantano dei crediti nei confronti delle pubbliche amministrazioni.

Si soggiunge che quando le pubbliche amministrazioni non pagano, le prime a soffrire sono le piccole e medie imprese, che non hanno grandi disponibilità di liquidi e si indebitano. Così, piano piano, lo Stato arcigno con il prossimo quando c’è da avere e benevolo con se stesso quando c’è da dare, favorisce le grandi concentrazioni economiche, a scapito delle pmi, nerbo dell’economia italiana.

Dunque di questa battaglia è stato fatto dal partito della un ordine del giorno, approvato all’unanimità, che costringerà il governo a fare i conti con un principio di civiltà giuridica e a rendere ai privati quanto meno la parità delle armi. Un del Gruppo Senato, con il contributo determinante del Senatore Ciriani e del Senatore Ruspandini.

Ora la speranza è che nel passaggio alla Camera il provvedimento cambi, che illuminata sulla via di Damasco questa trasversale e raffazzonata maggioranza voglia comprendere che l’opposizione svolge un ruolo fondamentale nella dialettica parlamentare, soprattutto quando con fatica, competenza e senso del dovere lavora per il bene della Nazione.

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