Atreju. Davanti alla minaccia del radicalismo islamico non voltarsi dall’altra parte

Il radicalismo islamico, la sua diffusione ed i rischi per l’Occidente. Questi i temi che hanno aperto la quinta giornata di Atreju 2021 il Natale dei conservatori in corso a Roma. “Dobbiamo prendere atto che l’ è al centro di un fenomeno di radicalizzazione rispetto al quale il mondo politico preferisce voltarsi dall’altro lato”, denuncia Giovanbattista Fazzolari, senatore di Fratelli d’Italia, aprendo i lavori del convegno “Homeland. La questione islamica e la libertà religiosa, in Italia e nel mondo”. “Basterebbe guardare a quanto è cambiato il mondo in questi dieci anni per rendersi conto di quello che sta accadendo, continua Fazzolari. Ma soprattutto per evitare quel fenomeno di rimozione dalla memoria dei 200 attentati di matrice islamica o delle centinaia di morti per mano dei terroristi islamici”. Minaccia islamica su cui insiste anche Adolfo Urso, presidente del Copasir che aggiunge: “C’è bisogno di maggiore consapevolezza dell’Europa della minaccia esterna, ma purtroppo dobbiamo registrare un passo indietro in questo senso. Perché cosa sono 5mila militari per una forza di intervento rapido quando solo l’Italia ne ha 9mila? Oppure che nel prossimo settennato i fondi per la difesa passeranno da 30 miliardi a 14.5”. Da qui la proposta: “La detenzione del materiale jihadista diventi reato. C’è bisogno di una legge che contrasti le dinamiche di radicalizzazione, che ormai sono caratterizzate da spontaneismo armato piuttosto che da gruppi organizzati”. Repressione e condanna dell’integralismo che arriva anche dal mondo islamico, come fa osservare Abdellah Redouane, segretario generale della grande Moschea di Roma: “Noi riconosciamo che il radicalismo è il male assoluto e bisogna lavorare per eliminare le sue cause”. E lancia il dialogo: “Quello di questa sera deve essere un punto di partenza per le relazioni tra l’ in Italia e una delle forze politiche più importanti del Paese, Fratelli d’Italia”. Preoccupazione per la minaccia islamica arriva anche dall’ambasciatore israeliano in Italia Dror Eydar per il quale “la radice del male è nella Repubblica islamica dell’Iran” e “la conquista talebana ha riportato i cittadini lontani da quelle libertà che per 20 anni avevano goduto”. E sullo sfondo si staglia la tragedia afghana con la ritirata delle forze militari atlantiche e il ritorno al potere dei talebani che per Fausto Biloslavo rappresenta “un tradimento dell’Occidente”. Posizione ribadita anche da Ali Maisam Nazary, ministro degli Esteri del Fronte nazionale di resistenza afgana di Massoud, mentre per l’ambasciatore Stefano Pontecorvo, l’ultimo a lasciare Kabul, bisogna comunque “parlare con tutti, anche se questo non vuol dire riconoscere il loro regime perché i talebani non sono cambiati affatto”. Ed Irene Tinagli, vicesegretario nazionale del Pd conclude: “Se non possiamo esportare la democrazia almeno cerchiamo di non importare la radicalizzazione”.

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