Le autorità italiane e quelle siciliane in particolare hanno combattuto per decenni Cosa Nostra e ora si trovano alle prese con un nuovo tipo di crimine organizzato, un gruppo che arriva da lontano, che si occupa soprattutto di traffico di droga e del mercato del sesso : sono i Black Axe, e vengono dalla Nigeria.

Anni e anni di battaglie contro Cosa Nostra fino a che la mafia non è stata ampiamente indebolita, con la perdita soprattutto di tanti riferimenti ad altissimo livello politico, e grazie a un maggiore civismo da parte della popolazione, che ha allentato la connivenza e la sudditanza, cominciando a far mancare ai delinquenti quell’omertà sulla quale tanto avevano prosperato.

Ma l’indebolimento della malavita locale, ha permesso alla Black Axe di insinuarsi nel contesto sociale più degradato, e di surrogare alcune posizioni sguarnite.
“Le organizzazioni nigeriane si sono stabilite in luoghi in cui i gruppi mafiosi non hanno più il controllo completo”, ha detto Cesare Sirignano, magistrato della Direzione nazionale antimafia. “In più, finché corrispondono un pizzo sui profitti della droga e della prostituzione alle bande malavitose italiane, la presenza delle bande nigeriane viene ampiamente tollerata, spesso addirittura sponsorizzata”.

Un po’ come un subappalto. Dove la mafia italiana non ha più uomini per la piccola manovalanza, subentrano i nigeriani, che lavorano in strada, pagano la commissione dovuta agli italiani, e prosperano tranquilli.

A Palermo, Black Axe opera soprattutto nel quartiere dell’Albergheria, luogo dove si trova anche il mercato più antico della città, Ballarò, frequentato giornalmente da centinaia di avventori, animato dalle cosiddette abbanniate, i chiassosi e tradizionali richiami dei venditori che con le loro urla in dialetto cercano di attirare l’attenzione sulla propria merce. Lì è facilissimo comprare la droga, mentre i palazzi fatiscenti del quartiere e resi inagibili dal comune, vengono in realtà utilizzati come case d’appuntamento, o come ricoveri per le giovanissime prostitute – spesso minorenni – che arrivano proprio dalla Nigeria e che sono praticamente ridotte in stato di schiavitù. “Abbiamo chiuso diverse case … la maggior parte delle quali in rovina, alcuni interi edifici vecchi in cattivo stato a Ballarò … dove queste ragazze sarebbero state costrette a prostituirsi”, ha detto l’ex poliziotto di Palermo Carmine Mosca “Ma non riusciamo a stare dietro a tutto”.

Per anni, con la promessa di un buon lavoro e di un futuro migliore, giovani donne sono state indotte a lasciare la Nigeria per arrivare in Europa, dove sono poi regolarmente finite nel giro della prostituzione. In seguito, anche in Nigeria si è capito cosa le ragazze sarebbero venute a fare nel vecchio continente, ma dove l’idea di lauti guadagni non era abbastanza per convincerle a partire, si è usata “la magia”. Presunte sacerdotesse voodoo hanno lanciato i loro “incantesimi” facendo credere alle più sprovvedute che sarebbero morte o sarebbe stata sterminata l’intera famiglia se non si fossero assoggettate a quello per cui erano state destinate. Così il mercato di carne umana ha continuato ad essere alimentato, anche perché, come ha affermato l’Organizzazione internazionale per le migrazioni, sia nel 2016 che nel 2017 la principale nazionalità dei migranti che arrivano via mare è proprio nigeriana e che l’89% delle donne sono vittime della tratta del sesso, dove addirittura viene segnalato l’aumento del numero delle minori.
Insomma, chi ancora crede che si tratti di un fenomeno marginale, è un inguaribile ingenuo.

Prepariamoci nei prossimi anni a dover contrastare mafie straniere, crudeli e pronte tutto come e magari peggio di Cosa nostra sessa. I controlli andavano fatti prima: inutile chiudere il recinto ora che le pecore sono tutte fuori.