Autonomia, il Quirinale dice sì: Mattarella spegne le ultime speranze della sinistra

Si dicevano preoccupati per la copertura di bilancio, ma ovviamente era soltanto un semplice pretesto. Uno di quelli inventati ad hoc per creare un finto spauracchio, al fine di abbassare l'entusiasmo e creare in qualche modo una disinformazione tale da far spaventare i cittadini. L'autonomia differenziata continua a far discutere le forze politiche: da un lato c'è chi la promuove, sottolineando gli effetti benefici di un maggior decentramento a favore delle Regioni, con la garanzia dei Lep come punto di partenza base per ogni Giunta e il controllo di un governo centrale più stabile e unito come previsto dal premierato. Dall'altro lato, invece, c'è chi invoca spettri che non esistono: quello sulla copertura finanziaria del disegno di legge Calderoli, quello su una (im)possibile spaccatura della Nazione tra Regioni di serie A, al Nord, e Regioni di serie B, al Sud. Non considerando due fattori: il primo, e cioè che la Nazione, così com'è, prima ancora dell'autonomia differenziata, è già divisa in due parti, ciascuna delle quali corre a velocità differenti in quasi tutti i comparti; il secondo, ossia il fatto che l'autonomia differenziata fu introdotta in Costituzione con la riforma del Titolo V voluta dal centrosinistra nel 2001, ma da allora non è stata mai applicata.

Speravano nel rinvio

Come detto, spettri che non esistono. Eppure il rumore della sinistra (anzi, delle sinistre, tanto divise quanto inutilmente chiassose) è stato parecchio, tanto da scomodare il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, in quella perversa concezione che il suo ruolo, più che quello di garante della Costituzione e rappresentante super partes delle nazionali, sia piuttosto quello di un'ultima pedina da poter utilizzare in casi estremi, quando tutto sta andando male. Quando cioè la maggioranza eletta democraticamente dal corpo elettorale fa in Parlamento ciò che lo stesso corpo elettorale le ha chiesto, approvando dietro le urne il suo programma elettorale. Fantomatici democratici. L'ultima speranza per dare continuità a certe narrazioni mistificatorie era dunque il e il potere di rinvio delle leggi affidato al Capo dello Stato dall'articolo 74 della Costituzione. Fino ad oggi, nella storia della Repubblica, sono stati soltanto due i casi in cui il Colle ha respinto al mittente la proposta di legge con un messaggio motivato. Potere che però è circoscritta a una tantum, dal momento che, se il Parlamento approva nuovamente il testo, il Capo dello Stato non potrà più opporsi. Nel resto dei casi, al massimo il titolare del Quirinale aveva ugualmente approvato la legge controversa ma spedendo a Parlamento e governo alcune raccomandazioni.

Nessun motivo per non firmare

La speranza è l'ultima a morire. Quella della sinistra è morta e sepolta. Perché non solo Mattarella ha approvato la legge sull'autonomia differenziata dando così un primo smacco alle opposizioni. Lo ha fatto, burocraticamente parlando, in tempi molto celeri, utilizzando appena due giorni dei trenta concessigli dalla Costituzione per l'esplicazione di tale potere. E lo ha fatto, poi, infischiandosene (in quanto inesistenti) degli spauracchi della sinistra sulla copertura di bilancio (che di solito forma il contenuto principale delle raccomandazioni) e sulla spaccatura della Nazione. “Non vi erano motivi per non firmare” fanno sapere dal Quirinale, costringendo piddini e grillini a fare più di un passo indietro, imbarazzati dal fatto di aver scomodato il Capo dello Stato e di aver invocato il suo potere di veto laddove non ce n'era assolutamente bisogno. C'è da concludere questo: la sinistra, forse, una volta per tutte, ha capito che le Istituzioni, così come le feste nazionali, non sono a sua completa disposizione, ma agiscono nell'interesse di tutto il popolo italiano. Forse lo hanno capito a sinistra, forse già lo sapevano, ma probabilmente continueranno a fare come se niente fosse successo.

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