Autonomie: per la Destra è il momento di issare la bandiera del SUD

Considero la questione della autonomia differenziata, o come la chiamano alcuni la secessione dei ricchi, un problema politico rilevante e pregiudizievole del futuro del meridione e della nostra Patria.

Si avvicina il 15 febbraio, data prevista per la conclusione delle verifiche dei singoli ministeri prima della pronuncia definitiva da parte del governo nazionale, e in un clima di colpevole silenzio procede l’iter per accogliere le richieste di Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. Mi ha molto colpito la rivelazione della ministra leghista Stefani che, in una lettera a La Repubblica, ha detto che il metodo seguito oggi è quello già adottato per il pre-accordo tra l’onorevole Bressa (Pd), all’epoca Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio nel Governo Gentiloni, e le regioni richiedenti nell’imminenza del voto del 4 marzo scorso e che fu tenuto nascosto solo perché le parti concordarono di mantenere riservato l’accordo per evitare che incidesse sul voto imminente. Successivamente il contratto di governo, nel quale l’autonomia differenziata fu catalogata come priorità e l’attuazione del pre-accordo già stipulato, sancì il tradimento del M5S a danno degli elettori del Sud che in massa hanno premiato i cinque stelle, un Sud che non può ritenersi compensato e soddisfatto dal reddito di cittadinanza che, come dimostrano diverse simulazioni, non andrà in massa nelle regioni meridionali e che, soprattutto, non creerà sviluppo come da tempo stiamo dicendo.

Questo ci svela il quadro politico nel quale si muove questa vicenda che vede coinvolti in maniera trasversale forza politiche come Lega, M5S e PD, e nella quale prevalgono gli interessi non di una parte politica ma di una lobby del nord oggi forte anche in Parlamento. Sembra che nell’accordo in preparazione a Palazzo Chigi sia stata inserita la previsione di un periodo transitorio che sancirà il passaggio dalla spesa storica a quello dei proventi tributari raccolti nelle regioni interessate con il risultato che i servizi erogati ai cittadini nei territori più ricchi migliorerebbero ulteriormente per quantità e qualità e con il paradosso che cittadini che pagano le stesse tasse avrebbero un ritorno maggiore nei territori più ricchi e minore in quelli più poveri.

Tutto ciò è esattamente il contrario della perequazione e della solidarietà richieste dalla Costituzione con l’aggravante che nessuno dice la verità ai cittadini in un clima di omissioni ed anche di false informazioni. Io ritengo che il Sud possa e debba accettare la sfida derivante dall’autonomia differenziata ma a condizione che il Governo fissi i Lep (livelli essenziali nelle prestazioni) con i quali si devono definire la soglia minima oltre la quale non si può scendere nel garantire i servizi essenziali alla cittadinanza uguali su tutto il territorio nazionale. Io penso sia venuto il momento per la Destra di issare la bandiera della difesa del Sud e di fare una battaglia per costringere il Governo a partire dalla fissazione dei Lep per garantire una maggiore coesione nazionale ed evitare di determinare una evidente disparità di trattamento tra regioni che finirebbe solo per aumentare ancor più il gap esistente tra il nord ed il Sud.

Luigi Rispoli
Luigi Rispoli
Giornalista pubblicista, organizzatore del Premio Masaniello – Napoletani Protagonisti, fondò insieme al poeta Salvatore Barone il gruppo musicale Vento del Sud, è stato componente della Giunta Esecutiva Nazionale del Centro Sportivo Fiamma ed ha fatto parte del Comitato Regionale del CONI per l'organizzazione dei Giochi Studenteschi, è direttore editoriale di Questanapoli, periodico a distribuzione gratuita.

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