Berlato (FdI-ACR): serve un serio piano di controllo e di contenimento della fauna selvatica

Qualche animal-ambientalista, ricordando la famosa canzone di Angelo Branduardi “Alla fiera dell’est”, ritiene che per risolvere un problema se ne debba creare uno più grande. Ricordando che qualche animalista suggerì di liberare gli alligatori in Italia per contrastare la diffusione delle nutrie, ora qualcun altro ipotizza che per limitare la presenza dei cinghiali sul nostro territorio servano i lupi. Le continue predazioni, il rinvenimento di bestiame e di animali di affezione sbranati da questi grandi carnivori raccontano una storia ben diversa da quella che gli animal-ambientalisti vorrebbero rappresentare. Il fatto che il lupo sia arrivato anche sui Colli Euganei, territori frequentati da famiglie e amanti della natura, deve destare in noi una profonda e motivata preoccupazione perché il lupo mangia carne viva. Se il lupo riesce a mangiare un cinghiale che pesa più di un quintale, immaginiamo come si può comportare se, affamato, si imbatte in una persona che pesa una settantina di chili.  L’incontrollata proliferazione della fauna selvatica porta a un’alterazione dell’ecosistema e non contribuisce al miglioramento della biodiversità. Risulta del tutto evidente che le Istituzioni devono affrontare queste tematiche in modo obiettivo e sulla base di nozioni gestionali di natura tecnico-scientifica e non sulla base dell’emotività di chi crede che i lupi in circolazione siano quelli delle fiabe di Walt Disney e dei tre porcellini. Se nei secoli il lupo è sempre stato considerato come nemico dell’uomo e delle attività produttive, una ragione ci deve pur essere.

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