Bonafede prende tempo, ma i praticanti avvocati restano senza esame di abilitazione.

Dal 14 settembre 2020, oltre 25 mila aspiranti avvocati sono in attesa di scoprire il loro destino, appesi alle decisioni arbitrarie del Ministro della Giustizia, Alfonso Bonafede, che ha rinviato senza ulteriori spiegazioni, l’esame di abilitazione alla professione forense.

Per capire la gravità della situazione, cerchiamo di fare chiarezza sul processo che ci ha portati a questa situazione di assoluta incertezza.

Allarmato dalla seconda ondata del virus cinese, a settembre, il Ministero dell’Università aveva correttamente stabilito che gli esami di abilitazione di molte categorie professionali (es. architetto, psicologo, odontoiatra, farmacista, dottore commercialista, etc.) dovessero essere svolti – eccezionalmente – con un esame orale abilitante, a distanza.

Contrariamente alle preoccupazioni dei suoi colleghi, invece, il Ministro della aveva deciso di ignorare il problema e, come se il mondo giuridico fosse immune dal Covid, aveva fissato al 15 dicembre la prima data del concorso per neoavvocati.

Tuttavia, per prendere tempo, nel decreto che istituiva l’esame, si rimetteva ad un successivo provvedimento “l’individuazione di eventuali misure per prevenire il contagio da Covid-19”.

Nonostante la stranezza di tale decisione, oltre 25 mila praticanti avvocati, facendo affidamento sulle parole del Ministro, erano corsi in libreria a comprare costosi manuali e codici commentati, pagando – in molti casi – migliaia di euro per l’iscrizione ai corsi di preparazione all’arduo concorso.

A ottobre, però, spaventati dalla possibilità che la violenta ripartenza del contagio potesse far saltare le date degli esami, sia il mondo politico che quello professionale avevano sollevato a più riprese richieste di chiarimento all’esitante Ministro Bonafede.

Il 22 ottobre, i deputati Maschio e Varchi (FDI), avevano interrogato Bonafede, senza risultati, circa i possibili rimedi al problema delle procedure d’esame. E neppure l’interrogazione di un membro della stessa forza politica del Ministro era bastata a smuoverlo dalla sua inerzia (il Senatore Ferri di I.V., aveva infatti sottolineato l’esigenza di non trascurare “i praticanti che affrontano un lungo periodo di pratica, spesso non retribuito, e investono notevoli energie, tempo e denaro per prepararsi alle prove”).

Quello che impressiona più di tutto, però, è che lo stesso Governo che ha dimostrato di affidarsi ciecamente alle opinioni di tecnici e professionisti totalmente estranei alla politica, non sia stato in grado di dare seguito neppure ai suggerimenti dell’organismo di rappresentanza dell’avvocatura.

Si consideri, infatti, che il 28 ottobre, il Consiglio Nazionale Forense si era visto costretto ad intervenire per proporre al Ministro le possibili soluzioni al problema, sottolineando, peraltro, che “posticipare l’esame, rappresentava un pregiudizio eccessivo per gli aspiranti avvocati”.

Nonostante tali richieste non avessero avuto seguito, ci si aspettava almeno che al question time alla Camera del 29 ottobre, il Ministro della non avrebbe più potuto sottrarsi alle richieste di intervento. E invece, in spregio alle esigenze di migliaia di giovani, era riuscito anche in questa occasione a dribblare le domande.

E così, a poco più di un mese dall’esame, Bonafede ha rimbalzato la decisione sul Presidente del Consiglio.

Vorremmo dirci sorpresi ma, quando abbiamo appreso la notizia che, neanche l’ennesimo DPCM del Presidente Conte, prendeva una posizione puntuale sul concorso, ci siamo stupiti ben poco (si veda il dpcm del 3 novembre).

Una decisione è stata comunicata solamente il 5 novembre, quando, davanti allo sdegno di tutto il mondo giuridico, Bonafede è stato costretto a adottare una posizione per togliersi dall’imbarazzo.

Ma, anche stavolta, lo ha fatto nel modo più sbagliato, comunicando genericamente, con un post sul suo profilo Facebook, l’intenzione di rinviare le date degli esami a primavera, forse nella speranza che, per allora, si sia scoperto che le primule curano i sintomi del Covid.

Per molti, questa è stata l’ennesima prova della mancanza di rispetto nei confronti di tanti giovani, per i quali l’esame rappresenta il momento di svolta delle proprie carriere.

Qualcuno potrebbe pensare che sia finita qui, che non si potesse fare peggio di così. Ma la lungimiranza del Ministro non ha limiti.

Ad oggi, infatti, la data e le modalità di svolgimento dell’esame non sono state ancora definite, e l’ultimo Decreto in materia (quello del 10 novembre), si è limitato soltanto ad affermare che tali decisioni saranno prese il 16 marzo, con un ulteriore provvedimento normativo (fino a marzo, quindi, unica certezza è l’incertezza!).

Tutta questa mancanza di visione ha fatto fare l’ennesima brutta figura al Ministro Bonafede che, in quanto avvocato, dovrebbe conoscere bene la condizione degli aspiranti alla professione forense, ma a pagare i veri danni dei continui rimandi restano i praticanti, di cui pare essersi dimenticato questo Governo.

La situazione ci sembra ben riassunta dalle parole del Consiglio dell’Ordine degli Avvocati di Milano che riportiamo.

A fronte di un contesto emergenziale noto da diversi mesi anche nel suo già previsto peggioramento, il mero rinvio del concorso, senza delineare adeguate procedure di esame, oltre a causare una disparità di trattamento tra gli aspiranti avvocati e quelli delle altre categorie professionali, costringe i praticanti a subire indubbie difficoltà, anche in conseguenza della mancanza di una specifica normativa emergenziale a loro tutela (COA di Milano, delibera del 12 novembre 2020).

Per il momento, non possiamo che augurarci che il Governo metta fine al più presto a questa situazione inaccettabile, con dei provvedimenti finalmente chiari e coerenti.

Luca Morini
Luca Morini su La Voce del Patriota.

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