Bonafede, un disastro a tutto tondo: tribunali chiusi agli avvocati ed è caos nella giustizia.

Ha tenuto banco in questi giorni l’affaire Bonafede, con le mozioni di sfiducia presentate dalle opposizioni e la resa prezzolata di Renzi, che ha alzato la posta sino all’inverosimile, piegando il governo ai suoi desiderata in cambio del voto contro.

Ebbene Bonafede in questi due anni di governo, unico ministro riconfermato nel Conte bis per portare a compimento l’opera certosina di distruzione della italiana, è diventato famoso per le sue bizzarre giustificazioni a tutti i provvedimenti indecorosi che ha partorito, dalla prescrizione alla rivolta delle carceri, sino ai più eclatanti dissidi con Di Matteo sulla nomina al DAP e le scarcerazioni di pericolosi criminali e mafiosi causa Covid. E’ tuttavia passato sotto silenzio un argomento che, con non minore urgenza, richiederebbe che questo Ministro si ritirasse a vita privata nascondendo il volto per la vergogna: il totale blocco degli uffici giudiziari e i tribunali ancora oggi chiusi al libero accesso degli avvocati.

Lo scontro duro che si è in questo periodo consumato tra l’avvocatura e parte della magistratura su questo punto, e le richieste fatte a gran voce al Ministro, sono passati inosservati al grande pubblico, perché come troppo spesso accade nelle dinamiche giudiziarie, forse anche per colpa di noi avvocati,  non si riesce ad essere sufficientemente divulgativi, ci si arrocca su capziosità giuridiche che anche in questo frangente purtroppo non hanno reso ad una battaglia fondamentale che l’avvocatura porta avanti per la difesa dei diritti dei cittadini.

In parole povere, in Italia al momento si vive la paradossale situazione per cui mentre tutte le categorie sono uscite dal lockdown, i Tribunali restano roccaforti con divieto di accesso per gli avvocati.

Il Tribunale, la casa della e del diritto, il luogo in cui trovano composizione gli interessi del popolo e in cui lo Stato esercita la potestà punitiva, in cui la presenza dell’avvocato è fondamentale assieme a quella del magistrato per consentire che si porti a compimento l’amministrazione della giustizia, è precluso agli avvocati.

E poi, ogni Tribunale procede in ordine sparso con protocolli che restano in molti casi oscuri e da mesi si vive in un limbo surreale, con rinvii di udienza a date impossibili, ricorsi depositati da secoli ed inesitati, cause rallentate indecorosamente, provvedimenti assunti fuori udienza che comprimono il diritto di difesa e l’impossibilità di accedere alle cancellerie anche per una semplice informazione, cancellerie che sono irraggiungibili spesso anche telefonicamente.

Basterebbe la metà di questo disastro per pretendere le dimissioni del Ministro e invece l’Avvocato Bonafede (e la qualifica professionale costituisce imperdonabile aggravante) sta lì, seduto, tetragono e disinteressato, senza neanche immaginare di avere il dovere di prevedere delle regole comuni valide in ogni luogo d’Italia per garantire uniformità di gestione.

Mentre ai cittadini e alle imprese, senza tutele, non resta che stare a guardare lo sgretolamento del concetto stesso di Giustizia, perché ne mancano i presupposti fondamentali e strumentali per l’esercizio.

Di fronte all’ingresso di un tribunale, un agente di polizia penitenziaria, che stava semplicemente eseguendo ordini di servizio, mi ha detto: “Avvocato, io in Tribunale non la posso far entrare, guardi su quel foglio, si riceve per appuntamento, veda se glielo danno”. Il Tribunale, come l’estetista o il parrucchiere, oggi, riceve per appuntamento, ma se un’unghia scheggiata può aspettare che “l’emergenza sanitaria” (che ormai emergenza non è più) passi, un decreto ingiuntivo per chi non ha più un euro in tasca e sta per fallire no. Così come non può aspettare la realizzazione dell’amministrazione della giustizia, che il Ministro ha totalmente dimenticato, mentre passa il tempo a farsi compulsare per le nomine nei posti che contano.

 

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