Brusca chiede la detenzione domiciliare. La tracotanza di un “pentito” di mafia.

Dopo 23 anni di carcere Giovanni Brusca avanza, per il tramite dei suoi legali, richiesta per la detenzione domiciliare.

Si badi, pur con l’ineludibile premessa che a parere di chi scrive la è giusta solo se la bussola resta quella di un granitico garantismo, serve svolgere alcune considerazioni di merito. Chi è Giovanni Brusca?

Figlio del boss Bernardo Brusca, intraprende sin da giovanissimo la strada “dell’uomo d’onore”. Prima reggente della cosca paterna, poi fiancheggiatore dei Corleonesi di Totó Riina. Infine, dopo l’arresto di Riina e Bagarella, a capo della cosca più sanguinaria di Cosa Nostra. Al momento del suo arresto, nel 1996, dopo un primo tentennamento, decide di collaborare con la procura e dichiara oltre cento omicidi. “Molti più di cento e sicuro meno di duecento” ebbe a dire. Si autoaccusa dell’omicidio del giudice Chinnici, di quello del Giudice Falcone, afferma di essere tra i mandanti dell’omicidio Borsellino, racconta di aver rapito il figlio del pentito Di Matteo, per poi farlo strangolare e sciogliere nell’acido due anni dopo, a 15 anni d’età.

Tanti, così tanti gli omicidi da non ricordare più neanche i nomi e i volti delle vittime. Lo chiamavano “lo scannacristiani”.

Processi, sentenze e la collaborazione premiata gli consente di ottenere 30 anni in luogo dell’ergastolo. In carcere, poi, inizia sin dal 2004 ad ottenere permessi  premio per buona condotta, che gli vengono successivamente revocati per la violazione delle regole imposte per la conservazione dei benefici carcerari.

Poi altri processi in carcere per intestazione fittizia di beni e per estorsione, l’uno prescritto e l’altro derubricato a tentata violenza privata. Tutto ciò in carcere, mentre scontava la sua pena, mentre espiava – già abbondantemente “premiato” – 30 anni di carcere per le stragi, gli omicidi, l’associazione a delinquere di stampo mafioso e tutti gli annessi e connessi.

30 anni di cui gli resta da scontare poco altro e che però ritiene di poter più morbidamente trascorrere a casa, circondato dai suoi affetti e reinserito nel contesto familiare. Ecco, anche un incrollabile garantista, data la ferocia dimostrata da Brusca in vita e considerato lo smisurato disvalore sociale dei suoi delitti ha diritto di chiedersi non della legittimità dell’istanza, ma quanto meno della sua opportunità. Il tribunale di sorveglianza ha già negato due volte la richiesta di detenzione domiciliare, dubitando proprio della sussistenza del presupposto per la concessione del beneficio: il reale pentimento. I giudici hanno affermato nelle ordinanze di diniego che in questo caso non basta mostrare una condotta consona e collaborativa, ma che serve qualcosa di più, “un mutamento profondo e sensibile della personalità del soggetto” che porti ad un diverso atteggiamento anche nei confronti delle vittime. Ebbene, da Brusca delle scuse nei confronti dei familiari delle vittime non le abbiamo mai udite. A parte una secca dichiarazione in calce ad una testimonianza rilasciata ad orologeria all’inizio di quest’anno. Quest’uomo del pentito ha solo la qualifica tecnica che gli ha già garantito un abbondante sconto di pena. E se davvero avesse mostrato reale resipiscenza, non avrebbe avuto la superbia di chiedere di tornarsene tra le mura domestiche per gli ultimi due anni … perché tanto gli resta, considerato che tra sconti e permessi uscirebbe dal carcere a fine 2021.

La società e l’amministrazione della hanno già investito molto su quest’uomo, è ora di dire basta. Resti in carcere a finire di scontare la pena, lo faccia per decenza, per dimostrare che ha compreso il disvalore delle sue azioni, per non offendere le vittime, per non violentare di nuovo questa Nazione che ha patito perdite troppo grandi per potersi ritenere soddisfatta. Per la memoria di Chinnici, di Falcone, di Borsellino, di un bambino del quale non sono state lasciate neanche le spoglie mortali, per le altre decine e decine di vittime, delle quali Brusca non ricorda neanche il volto. Resti lì e non chieda più.

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