Carceri, Bonafede strizza l’occhio all’Islam radicale?

Bonafede si piega all’ più radicale e rinnova con UCOII il protocollo d’intesa per favorire l’ingresso di imam e mediatori culturali nelle carceri per dare assistenza spirituale ai carcerati di fede islamica.

Il primo accordo tra il dipartimento dell’amministrazione penitenziaria e l’ucoii è del 2015, ministro Orlando del governo Renzi e doveva essere un accordo biennale, temporaneo, in cui l’associazione promotrice, l’UCOII appunto, avrebbe dovuto fungere da apripista per il dialogo con la confessione islamica e le sue associazioni sul territorio.

È rimasta solo UCOII, che ha egemonizzato l’interlocuzione con il governo occupando uno spazio di rappresentatività che non possiede, come lamentato anche da più associazioni religiose islamiche, che rivendicano un ruolo importante e istituzionalizzato con lo Stato Italiano anche per il tramite di ufficiali riconoscimenti che UCOII non ha. La questione non è affatto formalistica o di poco momento.

Occorre sapere, infatti che per entrare nelle carceri, i ministri di culto delle confessioni religiose che hanno stipulato le intese con lo Stato Italiano di cui all’art 8 Cost, non hanno bisogno di particolari autorizzazioni. Ció in quanto le intese sono le fonti che garantiscono sulla conformità del culto professato alla legge italiana ed alle norme di ordine pubblico. Per le confessioni religiose che non hanno stipulato le intese, come la religione islamica, comunque lo Stato garantisce un ampio diritto di professare e di fare assistenza spirituale.

Tuttavia i ministri di culto per entrare nelle carceri e assistere i fedeli devono essere autorizzati dal ministro dell’interno. L’autorizzazione serve per evitare che si professino principi contrari alla legge.
Ebbene, con l’accordo tra ucoii e dap, l’autorizzazione del ministro dell’interno viene facilitata, viene estesa ai ministri di culto e mediatori culturali ed il controllo del ministero dell’interno é sostanzialmente mediato dall’associazione che fornisce la lista dei soggetti da autorizzare all’ingresso. Il Ministero dell’Interno, per il tramite del dipartimento preposto, dá il nulla osta.

E dunque, considerata la realtà composita e variegata dell’associazionismo islamico in Italia, è doveroso chiedersi perché questo protocollo sia stato stipulato e continuamente rinnovato solo con UCOII, considerato che, come detto, non è un soggetto riconosciuto dallo Stato Italiano e non è una realtà esponenziale e rappresentativa della globalità delle comunità islamiche.

In disparte le dichiarazioni assai discutibili rese dal presidente Yassin Lafram, per cui cristianesimo ed ebraismo sarebbero pericolose eresie, da parte delle stesse associazioni islamiche italiane, una su tutte l’organizzazione della Grande Moschea di Roma, giungono accuse di contiguità dell’UCOII con l’ radicale dei fratelli musulmani. È dunque grave e pericoloso che l’ più radicale, a scapito delle altre associazioni islamiche presenti sul territorio, venga privilegiato nel rapporto con la realtà penitenziaria e gli venga permesso l’ingresso nelle carceri mediante corsie preferenziali.

Come correttamente segnalato anche da Giorgia Meloni, in questo modo si rischia l’indottrinamento e la radicalizzazione della popolazione carceraria, a causa della cecità di un governo che minimizza il problema.

Una familiarità, quella di UCOII con Conte ed i suoi ministri, che deve preoccupare, perché spia di una deriva di inaccettabile sottomissione alla protervia dell’ politico radicale.

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