Caso Prosek, a Venezia il tavolo di opposizione alla menzione geografica europea per il vino croato

Razzolini (FdI): "Bene la task force tra Regione e Ministero, avanti con il dossier"

Il consigliere regionale Tommaso Razzolini del gruppo consiliare Fratelli d’Italia – Giorgia Meloni, ha seguito con attenzione i lavori del gruppo di opposizione alla menzione geografica tradizionale europea per il Prosek croato, riunitosi martedì a Venezia alla presenza del governatore veneto Luca Zaia e del sottosegretario alle Politiche agricole Gian Marco Centinaio.

Un tema inerente l’attività istituzionale del consigliere Razzolini in qualità di membro della Terza Commissione consiliare permanente in tema di politiche agricole di interesse regionale, nazionale e comunitario.

“Guardiamo con fiducia al del tavolo tra Regione e Ministero – dichiara Razzolini – per impedire il riconoscimento della denominazione del vino Prosek richiesta dalla Croazia. L’istruttoria e il dossier sono ben strutturati con una doppia lettura storica e giuridico-burocratica da trasmettere quanto prima all’Europa”.

“Non c’è più tempo da perdere – continua il consigliere veneto di FdI. Dopo l’imbarazzante scivolone linguistico, ma soprattutto di contenuto, dell’eurodeputato del M5s al Parlamento europeo della scorsa settimana, è necessario fare presto e bene. Il rischio è quello di originare un precedente pericoloso che potrebbe indebolire l’intero sistema di protezione giuridica dei marchi di tutela, oltre a generare confusione nei consumatori internazionali”.

“Il caso Prosek – aggiunge il consigliere Razzolini – è l’ennesimo attacco al a colpi di Italian sounding: un danno enorme per il vino italiano più venduto al mondo. C’è in gioco lo sfruttamento del nome Prosecco e del suo territorio, dove già non è semplice far percepire le differenze della piramide qualitativa che vede all’apice l’area storica di produzione in virtù delle caratteristiche del suolo e del microclima di collina, non a caso riconosciuta Patrimonio dell’umanità per il suo paesaggio culturale”.

“Creare ulteriore confusione approvando un nome ingannevole non ha alcun senso e fa solo danni. Sul Prosecco si strumentalizza troppo: è ormai chiaro come sia fondamentale localizzare il nome di un vino al proprio territorio, cosi com’è per il Conegliano Valdobbiadene Prosecco Superiore Docg – conclude Razzolini”.

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