giovedì, Settembre 24, 2020

Cesare Battisti e Fabio Filzi martiri dell’irredentismo

Al momento dello scoppio di quella che i contemporanei chiamarono la Grande Guerra alcune centinaia di italiani, più e meno giovani, ancora sudditi dell’Austria-Ungheria abbandonarono le terre in cui vivevano e che consideravano irredente, cioè non ancora liberate dal dominio straniero (Trento, Gorizia, Trieste, Istria, Fiume e Dalmazia).  Essi non volevano venire arruolati nell’imperial-regio esercito per combattere contro la Serbia, che consideravano un paese affratellatosi all’Italia nelle lotte ottocentesche per l’indipendenza; auspicavano invece di fomentare l’interventismo in Italia per poi combattere come volontari nelle fila del Regio Esercito, in maniera tale da contribuire a completare l’unità d’Italia. Molti di costoro erano animati non solo da queste finalità patriottiche, ma si rifacevano anche all’approccio mazziniano al Risorgimento, vale a dire auspicavano contestualmente un’Italia unita entro i propri confini naturali, ma pure riformata dal punto di vista della giustizia sociale, nonché una redenzione anche per gli altri popoli oppressi dalla duplice monarchia (con particolare riferimento a polacchi, cecoslovacchi e slavi del sud). Essi però andavano incontro ad un pericolo ben maggiore di quello in cui potevano incappare i propri commilitoni: qualora fatti prigionieri in battaglia e identificati, venivano impiccati come traditori.

La comunità italofona tridentina benché di matrice cattolica non aveva seguito compattamente il lealismo di Alcide De Gasperi e del Partito Popolare Trentino nei confronti della cattolicissima Austria. Se nell’anteguerra il futuro primo presidente del consiglio dell’Italia repubblicana aveva limitato la sua azione parlamentare a Vienna alla tutela dell’autonomismo trentino, Cesare Battisti (Trento 4 febbraio 1875 – 12 luglio 1916, a scanso di equivoci con il latitante dei giorni nostri) riuscì a conciliare il socialismo nei cui ideali si riconosceva con il patriottismo per un’Italia alla quale sentiva che appartenevano lui e le sue terre, che come geografo aveva esplorato e studiato. Si radicò ancor di più nella fede socialista grazie alla moglie Ernesta Bittanti, una delle prime donne a laurearsi, giungendo a una sintesi mazziniana della sua idea social-patriottica grazie alla frequentazione di Gaetano Salvemini, risalente al periodo universitario trascorso a Firenze.

Battisti propugnò le sue idee come editore, giornalista, consigliere comunale a Trento, rappresentante alla Dieta tirolese di Innsbruck e parlamentare a Vienna. Nel momento in cui la monarchia danubiana dichiarò guerra alla Serbia, il trentanovenne geografo decise che non era più il momento di agire negli scranni elettivi, bensì di agitare le piazze. L’azione parlamentare del lealista De Gasperi avrebbe mitigato le condizioni degli italiani internati nei Barackenlager (enormi campi di concentramento eretti nel cuore dell’Austria in cui fu raccolta gran parte della popolazione italiana residente a ridosso del fronte), mentre l’esponente del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori d’Austria attraversò in lungo e in largo l’Italia e con i suoi comizi contribuì a scuotere non solo le coscienze degli italiani, ma anche il Partito socialista, già sconvolto dall’uscita di Benito Mussolini, però ancora arroccato su posizioni neutraliste.

Entrato negli Alpini con il grado di tenente, Battisti mise a disposizione le sue conoscenze delle valli trentine, venendo fatto prigioniero al termine di un furioso combattimento consumatosi sul Corno di Vallarsa (oggi Corno Battisti) nel massiccio del Pasubio il 10 luglio 1916. Da tale quota si dipanò una Via Crucis caratterizzata dal tradimento dei commilitoni (alcuni prigionieri, stufi dell’eccessivo ardore combattentistico di Battisti e di altri irredentisti, avrebbero segnalato la sua identità ai carcerieri), dallo scherno di militari e funzionari austriaci al suo passaggio su un carretto nelle vie di Trento, da un processo farsa (il boia Joseph Lang fu chiamato da Vienna ben prima della sentenza) e da un martirio in cui fu spogliato della divisa alpina e costretto a indossare panni civili. La foto della sua salma appesa al tavolaccio su cui era stato impiccato circolò rapidamente entro e fuori i confini austro-ungarici, anche se dopo un paio di giorni giunse il tardivo ordine di ritirarla dalla circolazione: l’Imperatore Francesco Giuseppe, già impiccatore in gioventù dei martiri di Belfiore ed in età matura di Guglielmo Oberdan, colpiva ancora con fermezza i suoi traditori.

Sulla forca allestita nel fossato del Castello del Buonconsiglio la sera del 12 luglio 1916 non salì solamente Battisti, poiché gli fece compagnia il sedicente sottotenente Francesco Brusarosco, catturato nella medesima operazione ed il cui vero nome era Fabio Filzi. Questi era nato a Pisino d’Istria nel 1884 e, seguendo gli spostamenti lavorativi del padre insegnante, sarebbe cresciuto a Rovereto, entrando in contatto con ambienti irredentisti. Partecipò in prima persona agli scontri di Innsbruck (1904) e di Graz (1906) fra studenti italiani e tedeschi nell’ambito della campagna per l’apertura di una sede universitaria in lingua italiana. Esistevano, infatti, facoltà e corsi in italiano, ma con l’annessione del Veneto all’Italia nel 1866 si era perso l’ateneo di Padova, luogo non solo di formazione culturale italofona, ma anche di elaborazione patriottica: onde evitare il costituirsi di un nuovo ricettacolo di studenti separatisti e per scongiurare analoghe richieste da parte di altre componenti etniche dell’impero, le autorità di Vienna non avevano mai esaudito questa istanza propugnata da gran parte della comunità italiana sua suddita. Meno nota è la vicenda del fratello Fausto, nato anch’egli nell’irredenta Istria (Capodistria 1891), emigrato in Argentina in cerca di lavoro e rientrato in Italia allorché apprese la notizia della morte di Fabio: arruolatosi volontario, morì in battaglia sul Monte Zebio nel 1918.

Lorenzo Salimbeni
Lorenzo Salimbeni
Lorenzo Salimbeni (Trieste, 1978) ricercatore storico freelance e giornalista pubblicista. Collabora con le associazioni patriottiche, di ricerche storiche e degli esuli istriani, fiumani e dalmati; si occupa di storia del confine orientale italiano e delle guerre mondiali nei Balcani.
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