Oramai da più parti si riconosce quello che ai più è ovvio, perché sotto gli occhi di tutti: l’antisemitismo è un problema che tocca molto da vicino la sinistra, estrema, ma non solo. È chiaro, ci sono rimasugli di estremismo di destra che porta avanti sentimenti d’odio contro gli ebrei, e giustamente contro questo fenomeno si interviene da sempre e costantemente con il pugno di ferro. Invece contro la sinistra si fa fatica ad essere duri… deve essere un vizio genetico, è dai tempi delle Br che si tende a mostrare una certa indulgenza verso gli estremismi, magari definendoli come allora “compagni che sbagliano”.

Eppure fonti autorevoli parlano molto chiaramente: in Europa l’antisemitismo è un problema dovuto all’integralismo islamico; alla sinistra radicale e alla destra radicale.  Fenomeni che portano all’avversione verso Israele e in generale verso la popolazione di religione ebraica.

In tal senso ci sono vari studi e documenti. Ad esempio il rapporto che il Centro Studi Machiavelli ha pubblicato e divulgato, in data 22 settembre 2018: «L’antisemitismo nell’Europa contemporanea» realizzato da Fiamma Nirenstein – giornalista, scrittrice, membro dell’ Israeli council of foreign relations del World Jewish Council, dove si riporta chiaramente come l’antisemitismo sia un virus cha ha infettato – da tempo – la sinistra a livello europeo: basti pensare al segretario del partito Laburista inglese Jeremy Corbyn nel 2014 viene ritratto in foto mentre deponeva una corona sulla tomba dei massacratori palestinesi degli atleti israeliani di Monaco; in altre occasioni Corbyn ha orgogliosamente chiamato “fratelli” gli uomini di Hamas;

oppure c’è il caso della ministra degli esteri svedese Margaret Wallstrom, che ha accusato pubblicamente Israele di compiere “esecuzioni extragiudiziarie” quando vengono fermati i terroristi che assaltano cittadini per la strada, uccidendoli;

ancora: basti guardare alla Francia, dove il 21 aprile 2018, dopo gli ultimi episodi di violenza, più di 250 persone hanno reagito firmando un “manifesto contro il nuovo antisemitismo”, scritto da Philippe Val – ex direttore di Charlie Hebdo – e pubblicato sul quotidiano Le Parisien. Nel manifesto si riporta ” [..] al vecchio antisemitismo dell’estrema destra, si aggiunge l’antisemitismo di una parte della sinistra radicale che ha trovato nell’antisionismo l’alibi per trasformare i carnefici degli ebrei come vittime della società”.

E qui da noi? Le scene di tafferugli e battibecchi di ogni 25 aprile, tra gli organizzatori dei cortei e gli esponenti della Brigata Ebraica, sono noti. Non serve aggiungere altro: chi organizza il corteo non vuole che sfili la Brigata Ebraica. Ma non solo.

Qui da noi imperversano personaggi – ideologi? Opinionmakers? Influencer? – del calibro di Chef Rubio, il (più o meno) noto personaggio televisivo, (auto?)definito Chef, che dalle braciole del programma “Uniti e Bisunti” ha preso una deriva che l’ha portato ad assumere i panni del vero e proprio “hater“. Il bersaglio preferito? A parte la destra, Israele.

Quel che dice è di dominio pubblico. Di seguito una veloce carrellata di alcuni dei suoi strali estrapolata dai suoi account social:

“il cancro (bandiera di Israele) si sta espandendo e piano piano si sta prendendo anche l’africa. Sooooldi soooldi clap clap”;

“stuprano minacciano e fanno ritrattare, così da sempre. Piccoli nazisti sionisti (bandiera di Israele) crescono”;

“i vermi sionisti nel frattempo tengono fede al loro stile ostile: violenza gratuita, tortura e reclusione ingiustificata. Grazie #Israhell (bandiera di Israele)”;

“ISRAELE (bandiera Israele) “NONSTATO” NAZISTA. SIONISTI CANDRO DEL MONDO. RIP Simone”.

E che questo semi-VIP oramai abbia fatto il salto di livello diventando punto di riferimento della sinistra (assieme ai Toscani e Saviano di turno) è comprovato dal fatto che Michele Anzaldi, ex deputato PD, renziano di ferro confluito in Italia Viva, membro della Commissione Vigilanza Rai, ha scritto pochi giorni fa che a parer suo a Chef Rubio andrebbe dato un programma Rai. Chiaramente affinché si rivolga a giovani, ultimi e periferie. Chiaramente. D’altra parte oramai lo ChefVIP, da Open Arms, al “aprite i porti”, non perde occasione di sposare i temi cari alla sinistra PD.

E la Commissione Segre come si porrà nei confronti delle perle di odio distillate via social dal nostro eroe? È questo il punto: questo è un antisemitismo che non si è voluto disturbare con la proposta dell’istituzione della Commissione Segre. Non a caso, infatti, il testo istitutivo della commissione non cita mai la parola “Israele”. È un paradosso, ma non poteva essere altrimenti: per avere i voti di una certa sinistra, la Commissione Segre non deve toccare questa forma di antisemitismo caro alle frange più estreme e non solo.

Ed è proprio su questo aspetto che Fratelli d’Italia batteva: una Commissione che vuole veramente contrastare l’antisemitismo non dovrebbe dimenticarsi di chi predica odio contro Israele e dell’integralismo islamico, altrimenti è una presa in giro.