Chekatt ucciso dalle Forze Speciali. L’Europa alzi la guardia su terrorismo islamico

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Nemmeno si fossero dati appuntamento per rendere più eclatante il tutto, nelle stesse ore il presunto attentatore di Strasburgo, Cherif Chekatt è stato intercettato in un magazzino della zona in cui viveva dalle forze speciali e ucciso proprio mentre l’ISIS rivendicava l’attentato e affermava che Chekatt era in effetti un soldato dello Stato Islamico. Al momento della morte, Chekatt era armato ancora con la pistola e il coltello usati durante l’attentato al Mercatino di Natale.
Cherif Chekatt, il 29enne di origini magrebine ucciso ieri e che si sarebbe macchiato dell’attentato di Strasburgo, rientra alla perfezione nel profilo del terrorista filo islamico che ormai da qualche anno è uno degli incubi che più hanno tormentato i nostri sogni. Rivediamo in Chekatt quell’emblematica commistione tra il jihadismo e la delinquenza comune resasi possibile nelle carceri europee dalla necessità di mantenere una sorta di pace sociale dietro alle sbarre, e che quindi ha dato modo a due mondi entrambi pericolosi, quello del fondamentalismo e quello della delinquenza in un certo senso di prosperare liberamente e di proferire ognuno il proprio verbo o le proprie regole seppure all’interno di una cella.
Chérif Chekatt, nasce proprio a Strasburgo il 4 febbrario del 1989 da una famiglia d’origine algerina e lascia la scuola quando ha solo 16 anni. Senza un valido titolo di studio né una formazione professionale degna di questo nome, scivola facilmente nella piccola delinquenza diventando presto un ladro. Nel corso del tempo migliora le sue abilità delinquenziali ma, allo stesso tempo, subisce ben 27 condanne tra crimini commessi in Francia, Germania e Svizzera, sempre continuando ad apparire come un giovane disoccupato di buon indole e discreto aspetto.
A 29 anni può vantare il non ammirevole dato di averne trascorsi già 4 dietro alle sbarre. Condanne accumulate in sequenza: nel 2008 due anni per una serie di furti; nel 2011 altri 2 anni, di cui sei mesi per un’aggressione armata ad un altro adolescente; nel 2013 a Basilea, in Svizzera, altri 18 mesi sempre per furto. Lo stesso anno entra nel carcere di Mulhouse e, per la prima volta nei registri carcerari, viene segnalato come “detenuto radicalizzato”. Seguiranno una processo a Singen nel 2016 e relativa condanna a due anni e tre mesi per furti pregressi, risalenti a qualche anno prima, tra cui quello presso un dentista di Magonza, che gli era fruttato 1467 euro e oro per altri 6572 euro.
Il suo avvocato, Thomas Roeder, contattato in questi giorni da molti giornalisti, ha precisato che Cheratt era un cliente cortese e tranquillo. Rifiutava è vero di mangiare carne di maiale e alcol ma a parte queste tranquille manifestazioni di ossequio religioso, niente faceva immaginare la sua radicalizzazione. Tanto più che Chekatt per primo non l’aveva mai rivendicata. In ogni caso, con uno dei suoi fratelli, il maggiore di 34 anni, dopo la conversione al jihadismo frequenta il movimento islamista della sua zona e quindi finisce sotto quello che avrebbe dovuto essere un controllo efficace della Direzione della Sicurezza Interna (RPS) ma che forse non è stato così puntuale come si credeva.
Nel gennario 2016, comunque, Chérif era stato registrato anche nel FOGRT (Terrorist Radation Prevention Reporting File). La creazione di una Sim-card nel 2016 da parte dello Chekatt permetterà di monitorarlo costantemente anche se non si capisce bene come , visto che chi lo controlla sostiene che nessuna delle attività di Chekatt in quel periodo poteva suscitare allarme. Perciò, Chekatt resta confinato nel suo universo “ibrido”, lasciando anche aperta sopra di sé la domanda: è pericoloso o no? Alla fine, i servizi statali si decidono ad adottare una strategia indiretta. Nell’ambito del gruppo di valutazione dipartimentale della radicalizzazione del Bas-Rhin, che raccoglie attorno al prefetto sia forze statali che territoriali, la polizia e la gendarmeria, si decide di portare a buon fine l’ultima procedura giudiziaria in corso per fatti di common law, in cui è sospettato di tentato omicidio. Un’indagine affidata alla gendarmeria. Come poi le cose siano finite, lo abbiamo visto stamattina.
Certo è che alla luce dei fatti che si succedono, l’Europa non può continuare a tenere gli occhi chiusi sulle radicalizzazione di massa in carcere, fenomeno che sta peggiorando via via che la popolazione di fede islamica aumenta con l’immigrazione e con essa i reati e quindi anche le detenzioni.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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