Chiudiamo i porti… no, li riapriamo

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L’argomento migranti, in Italia ma forse sarebbe più giusto scrivere in tutta l’Unione Europea, sta diventando surreale. Si continua a parlare, a discutere, a lambiccarsi, ma a un’attenta analisi sembra cambiare poco o nulla, e le soluzioni di cui si parla appaiono davvero risibili.
E’ vero, e va dato atto al nuovo governo se, nelle ultime settimane, l’afflusso dei migranti in Italia si è quasi fermato o comunque è diminuito grandemente, soprattutto considerando il periodo estivo che, negli anni precedenti, ha sempre fatto registrare un incremento degli arrivi. Però, la situazione non è certo risolta, e tutto appare come uno stop momentaneo, senza che vi sia la certezza che domani ogni cosa non ricominci come prima, anche al di là della volontà del ministro degli Interni , che sembra intenzionato a procedere sulla via del blocco dei porti italiani. Nel frattempo, è notizia di questi giorni, a riaprirli ci pensa il ministro degli Esteri Moavero.
In realtà, la riapertura dei porti italiani si rivolge solo alle navi della “missione militare europea Sophia”. L’operazione Sophia, ufficialmente denominata Forza navale mediterranea dell’Unione europea, viene istituita nel maggio del 2015 e lanciata dall’Europa nel giugno dello stesso anno. Lo scopo dell’operazione, almeno su carta, è quello di mette in atto sforzi sistematici per individuare, catturare e distruggere le navi sospettate di essere utilizzate dai trafficanti di uomini. La missione è prevista in tre fasi, con una prima fase rivolta alla sorveglianza delle rotte per individuare quelle dei contrabbandieri, la seconda che prevede la ricerca delle eventuali navi utilizzate dai moderni negrieri, e la terza che dovrebbe consistere nello “smaltimento” delle navi e delle attrezzature sequestrate ai contrabbandieri stessi. La missione Sophia, per decisione UE, è a guida militare italiana e ha tra gli scopi anche la formazione della marina libica e la sorveglianza sul traffico illecito del petrolio dalla Libia. I risultati ottenuti fino ad ora parlano di 150 scafisti consegnati alla polizia italiana, 200 militari libici addestrati, e 550 imbarcazioni distrutte, per lo più barconi estremamente fatiscenti e gommoni che in ogni caso non sarebbero potuti essere riutilizzati. Insomma, non un successo travolgente se si pensa a un’azione europea, che vedeva coinvolti tutti gli stati UE, a parte Danimarca e Slovacchia. In compenso, l’operazione Sophia come tutte quelle in atto, ha contribuito a raccogliere in mare e a scaricare in Italia almeno 50.000 migranti in due anni, uno sbilanciamento mica da ridere rispetto a quelli che sono gli scopi primari della missione stessa.
Parla poi in questi giorni il ministro Moavero, e annuncia che l’Italia garantirà l’approdo nei porti delle navi della missione Sophia e anche l’accoglienza a tutte le persone eventualmente salvate dalle stesse, aggiungendo: “Nel giro di qualche settimana si arriverà alla modifica delle regole operative della missione militare europea Sophia che dovrebbe porre fine allo sbarco delle persone salvate in un unico Paese.” Pare, infatti, che le modifiche da apportare a questa missione siano state al centro dei colloqui del premier Giuseppe Conte con i vertici di Bruxelles e, sembra anche, che in questi giorni la UE abbia palesato alcuni segnali d’apertura per un’effettiva revisione da attuarsi nell’arco di poche settimane.
Intanto arrivano anticipazione sulla proposta riguardo sbarchi e centri di raccolta migranti che la Commissione europea si appresta a presentare mercoledì alla riunione del Coreper (Comitato dei rappresentanti permanenti), un organo del Consiglio dell’Unione europea composto dai capi delegazione degli stati membri presso l’Unione europea e da comitati e gruppi di lavoro ad esso subordinati. Si tratterebbe delle conclusioni raggiunte dal Consiglio europeo nello scorso giugno e che prevedono l’impegno dei vari Stati su base volontaria e dell’eventuale sostegno offerto agli stessi dalla UE. Indicazioni, comunque, e non obblighi, che fanno richiamo alla buona volontà dei vari governi. Inoltre, filtra un’indiscrezione. Secondo il Financial Times, la Commissione europea offrirebbe ai vari Stati 6000 euro per ogni migrante salvato in Mediterraneo e poi accolto, per un massimo di 500 persone. Dice il quotidiano che “con questa proposta, la UE si augura di persuadere il governo italiano a fare di più”. Considerando che l’Italia spende circa 4,7 miliardi di euro all’anno per i migranti tra accoglienza, sicurezza e quant’altro, un’offerta del genere non può certo ingolosire o, almeno, tranquillizzare. Certo è che se continua l’atteggiamento ondivago degli esponenti pentastellati, che non si sa mai se sulla questione appoggino o l’Unione europea, è difficile fare previsioni.

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