Ci si oppone a Draghi per convinzione, e non per tattica.

Draghi è sempre più simile a Conte e la colpa sarebbe adesso… di e di Fratelli d’Italia?

No, non siamo in una gag dei Monty Python ma nella mente di alcuni, secondo i quali, se Fratelli d’Italia fosse entrato al governo, il centro destra si sarebbe dotato di più potere contrattuale. Ma la politica di governo non è come al mercato, “che faccio, signo’, aggiungo deputati?”. Come si è visto sui dossier importanti, il fatto che Lega e Fi contassero più parlamentari di 5 stelle e Pd e Leu non ha impedito a Draghi di seguire le indicazioni di quest’ultimi.

Quindi, a poco più di un mese dal varo del governo, l’intuizione della opposizione si è rivelata una ottima mossa tattica. Ma quale è la strategia, si chiede Stefano Folli su “Repubblica” di ieri, 23 marzo? Un Folli che pensa sia stato un errore l’opposizione e che si chiede quale sia il disegno di Fratelli d’Italia sul medio se non lungo periodo. Non ho alcun titolo per parlare né a nome di né del gruppo dirigente di Fratelli d’Italia: sono solo un “intellettuale”, categoria in sé abbastanza inutile, d’area. Tuttavia mi pare che la scelta di opporsi a Draghi sia frutto tutt’altro che di tatticismo.

Sul piano nazionale, mi sembra che le motivazioni del no all’ex banchiere siano dettate dai valori di Fratelli d’Italia. La coerenza è uno di questi, importante e giustamente apprezzata dagli elettori: ma si può essere coerenti anche nel perseverare negli errori. Al contrario qui troviamo la coerenza a un sistema valoriare fondato sul trittico Nazione-democrazia- sovranità.

Fratelli d’Italia si batte per la nazione, perché le decisioni che riguardano l’Italia non siano prese altrove, perché sia tutelata la sovranità, e anzi le quote perdute negli anni ritornino qui, e infine per la democrazia, cioè perché il voto dei cittadini pesi contro le spinte elitarie e tecnocratiche che svuotano le assemblee parlamentari nazionali.

Ora a noi pare che il governo Draghi rappresenti l’opposto: sul piano democratico nasce dal rifiuto del voto, su quello della sovranità il presidente del Consiglio ha espressamente certificato che vuole cederne altre quote, quanto alla autonomia nazionale, per il momento Roma è a rimorchio di Berlino, di Washington e persino di Parigi.

Questa opposizione valoriale al governo è poi destinata, a nostro avviso, a gettare i semi di un progetto: costruire un partito conservatore di massa in Italia. Tutte le volte che questo esperimento è stato tentato, dall’Ottocento in poi, è sempre fallito, per ragioni storiche, alcune strutturali altre contingenti. Ma a nostro avviso esse sono venute meno, e oggi più che mai v’è l’occasione per trasformare Fratelli d’Italia in un grande partito Conservatore, o per meglio dire Nuovo Conservatore (perché il nuovo conservatorio è parzialmente diverso dal vecchio).

Un nuovo conservatorismo nazionale, che rappresenti tutto il paese, interclassista si, ma più attento rispetto al vecchio, alle ragioni dei lavoratori e dei ceti medio bassi. Un partito popolar-conservatore, se la parola “popolare” non fosse ormai abusata e screditata.

Quanto al futuro del centro destra, non ha torto Folli a scrivere che più durerà il governo Draghi più le strade di Fratelli d’Italia rischiano di dividersi da quelli di e di Berlusconi, Ma anche qui l’ambizione (dal mio punto di vista) è quello di progettare un nuovo centro destra, più destra-centro in realtà, in cui il partito assiale più importante in termini di consenso sia Fratelli d’Italia, mentre l’esperienza di governo della Lega è destinata a farla ritornare Lega nord (già di fatto lo è, visto che lo sfondamento al Sud non è riuscito) mentre Forza Italia costituirebbe una piccola ma importante gamba di centro (purché inizi a parlare una lingua diversa da quella del Pd, come invece sta facendo ora).

Se queste previsioni, del tutto personali e non particolarmente originali, si realizzeranno dipenderà da fattori pratici. Come ricordava Napoleone Bonaparte, di cui ricorre ora il bicentenario della morte, “una rivoluzione è un’opinione appoggiata sulle baionette” (si intende qui metaforiche).

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di Storia contemporanea all’Università degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.

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