Ci voleva l’emergenza Coronavirus per riscoprire l’importanza della sanità pubblica?

L’Italia è quello strano Paese in cui solo una situazione di eccezionale emergenza fa riscoprire l’alto valore della normalità. Una normalità in questo caso già sottoposta a tagli e denigrata: stiamo parlando dell’intero sistema sanitario nazionale che pur con tutte le sue difficoltà, sta cercando in queste settimane di contenere il virus e offrire soccorso a tutti gli ammalati. E lo fa come può, con quello che le è rimasto, dopo anni e anni di tagli e contenimenti.

Nell’ultimo decennio tutti i Governi hanno contribuito a sgretolare il Servizio Sanitario Nazionale, arrivando alla dismissione di oltre 40.000 posti letto.
Il finanziamento pubblico alla ha subìto un taglio di 37 miliardi di euro: circa 25 miliardi tra il 2010 e il 2015; oltre 12 miliardi nel 2015-2019.

Sempre per parlare di cifre l’Italia si trova al di sotto della media Ocse in questo senso: tra il 2009 e il 2018 l’incremento percentuale della spesa sanitaria pubblica si è attestato al 10%, contro il 37% degli altri paesi.

A pagarne le conseguenze è stato soprattutto il personale sanitario perché il 50% dei 37 miliardi mancanti sono stati tolti alla spesa per i dipendenti. Spesso i medici sono sottopagati, costretti a turni massacranti, senza riposi e sottoposti ad uno stress fisico ed emotivo che non li fa lavorare bene, per questo sempre più spesso li vediamo andarsene da strutture pubbliche sperando di trovare sollievo nel privato.

Se non esiste un piano occulto di smantellamento e privatizzazione del Sistema Sanitario Nazionale, è altrettanto vero che manca ed è mancato un esplicito programma politico per il suo salvataggio.
Evidentemente chi ci ha amministrato negli ultimi anni ha considerato la pubblica un peso, qualcosa da alleggerire, destinataria evidentemente di risorse inutili.

Poi però d’improvviso è arrivata l’emergenza, che in questo caso ha il nome di un virus che viene dalla Cina e ci si è ricordati del valore di un letto d’ospedale, di un medico di turno, della presenza di qualche infermiere in più.. della ricerca scientifica. Ed ecco che quella già allo stremo, con le poche risorse a disposizione, sta facendo anche più di quello che può. La cronaca è quella di questi giorni: i malati crescono di numero e i medici mancano, finiscono i posti in terapia intensiva, non ci sono lettini, il personale è chiamato da giorni a fare turni massacranti per garantire quel diritto alla salute contenuto nella Costituzione.

E questa emergenza non la sta gestendo la sanità privata, ma quella pubblica, dimostrando tutta la sua importanza, e allo stesso tempo, tutta la sua fragilità. Questa epidemia ha solo esaltato quello che viviamo normalmente: una sanità depotenziata a discapito di una sanità privata convenzionata che però al momento del bisogno non ha rianimazioni, terapie intensive e pronto soccorso, servizi che costano troppo e rendono poco nei bilanci. Il Coronavirus sarà solo l’ultima mazzata, perchè la sanità opera da anni “in emergenza” ed ora che l’emergenza c’è, il sistema è in crisi.

Ricordiamocelo. Quando tutto sarà finito, quando faremo la conta totale di chi è sopravvissuto e di chi non ce l’ha fatta… ricordiamoci dell’importanza che riveste la sanità pubblica per il nostro Paese.

Letizia Giorgianni
Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it

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