Cinema: a settembre il sequel di “Shugaley”, raccontera’ cosa sta succedendo in Libia

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Mentre l’Europa e gran parte del mondo erano alle prese con il lockdown, i processi geopolitici già in atto hanno continuato a dispiegarsi senza rallentamenti, così come i tentativi di analizzarli e studiarli, anche attraverso documentari e persino prodotti cinematografici.

Ciò è particolarmente vero per quanto concerne la situazione della Libia, dei paesi vicini e del Mediterraneo in generale, dove gli eventi si sono susseguiti ad un ritmo sempre più intenso.

L’Osservatorio siriano per i diritti umani ha più volte confermato il massiccio afflusso di ex combattenti jihadisti veterani del conflitto siriano in Libia: sarebbero circa 16.500, trasferiti dalla Turchia nel paese nordafricano per sostenere le truppe del Governo di Accordo Nazionale (GNA).
Contestualmente l’AFRICOM, il Comando militare statunitense in Africa, ha annunciato che le sue Security Force Assistance Brigades, specializzate nell’addestramento e nell’assistenza delle forze militari straniere alleate, sono pronte a sostenere la Tunisia al fine di garantirne la sicurezza, “alla luce delle attività russe in Libia.

Tutto questo mentre prosegue l’offensiva del GNA, che dopo aver liberato Tripoli dall’assedio a cui l’avevano sottoposta le truppe del generale Khalifa Haftar ha proseguito la sua avanzata fino alle città di Sirte e al-Jufra.

Proprio al centro di questa esplosiva miscela di avvenimenti, si trovano attualmente due sociologi russi, illegalmente detenuti dal GNA. Lo scorso maggio la televisione russa ha mandato in onda “Shugaley”, un film dedicato a questa vicenda. La stessa Maria Zakharova, portavoce del ministero degli Esteri di Mosca, in quei giorni sottolineò l’importanza di questo caso e l’attivo impegno del governo nel cercare di risolverlo. Cosa che fino ad ora non è avvenuta.

L’11 agosto sono così apparse su internet il trailer e le locandine del film “Shugaley 2”, il seguito del lungometraggio che ha raccontato la terribile situazione di Maxim Shugaley e del suo traduttore dall’arabo Samer Sueifan.

Nel primo film, diretto da Denis Neimand, la trama ripercorreva le vicende dei due sociologi, giunti a Tripoli per condurre un’indagine demoscopica, con l’assenso delle autorità locali, sequestrati, poco tempo dopo, dai miliziani di un gruppo salafita e tradotti nella famigerata prigione di Mitiga.

Il sequel è invece diretto da Maxim Brius e la “prima” è prevista per settembre.

La sceneggiatura racconta come i due scienziati stiano cercando di sopravvivere nelle disumane condizioni in cui sono tenuti prigionieri e l’intenso lavorio diplomatico che si sta sviluppando per farli tornare a casa.

E’ noto che i detenuti della prigione non ufficiale di Mitiga vengono regolarmente sottoposti a tortura e ad abusi psicologici. I due cittadini russi vi sono detenuti illegalmente e contro di loro non è ancora stata presentata alcuna accusa ufficiale: la loro detenzione viola il diritto internazionale.

Gli autori dei film hanno dichiarato in modo esplicito che le due opere sono state realizzate per denunciare le condizioni in cui versa la Libia e il diffondersi di pratiche brutali e illegali con l’avallo del governo riconosciuto dalla comunità internazionale.
Le ultime notizie provenienti dal paese confermano la grave instabilità in cui esso versa e le tensioni crescenti, che rappresentano una grave minaccia anche per i paesi europei. Oramai il conflitto tra l’Esercito Nazionale Libico (LNA) guidato da Haftar e il GNA presieduto da Fayez al Sarraj è tracimato, coinvolgendo attivamente vari Stati stranieri, a cominciare da Turchia ed Egitto.

Ankara è ormai apertamente coinvolta nel conflitto in Libia, dove ha inviato circa 25.000 mercenari provenienti da Siria, Tunisia e altri paesi, molti dei quali islamisti radicali ed ex combattenti dell’ISIS.

Il Cairo, da parte sua, sostiene l’LNA e recentemente ha annunciato un possibile dispiegamento delle proprie forze armate: il parlamento egiziano lo ha infatti autorizzato nel caso in cui il Governo di Accordo Nazionale, con l’aiuto della Turchia, dovesse provare a conquistare la base aerea di al-Jufra e la città di Sirte.
D’altronde il governo turco ha più volte dichiarato di essere pronto a condurre direttamente un’operazione militare su queste due località, se non passeranno sotto il controllo di Tripoli. Un’ipotesi inaccettabile per l’Egitto.

In sostanza, due tra le maggiori potenze militari del Mediterraneo potrebbero affrontarsi in una guerra a pochi chilometri dalle coste italiane. In un simile scenario sarebbe impossibile per Roma e per l’intera Unione Europea ignorare le conseguenze di un simile scontro.

Ma un’altra minaccia evidente per l’Europa è rappresentata, in questo momento, dalla probabile esplosione di una nuova crisi migratoria. L’evolversi dello scontro militare potrebbe determinare una nuova ondata di profughi che le autorità del GNA non saranno né in grado di contenere, né disponibili a farlo. Un nuovo flusso incontrollato di migranti avrebbe effetti gravissimi sia dal punto di vista della gestione del contagio pandemico, sia per l’inevitabile arrivo di molti estremisti islamici in Europa. A tal proposito, occorre ricordare che Recep Tayyip Erdogan ha ribadito il suo sostegno ai Fratelli Musulmani, un’organizzazione classificata come estremista e terroristica in molti paesi arabi, ma che il leader turco considera funzionale alla sua strategia di espansione geopolitica in chiave neo-ottomana.

Per ulteriori dettagli, visitare il sito ufficiale di Shugaley 2.

Alessandro Sansoni
Alessandro Sansoni
Direttore del mensile CulturaIdentità
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