mercoledì, Agosto 5, 2020

Cinquanta anni fa i moti di Reggio al grido di “Boia chi molla”

Tra il 14 e 15 luglio del 1970 Reggio Calabria diventa teatro di uno scontro socio – politico – istituzionale. Prendono forma i “moti di Reggio” al grido di “Boia chi molla”

Stavo per compiere il prima anno di vita. Da poco erano nate le Regioni a statuto ordinario (1970), già previste nella Costituzione a partire dal 1948 ma che, prima di allora, non erano state mai attuate. In Calabria sorse la questione del capoluogo: Reggio Calabria, da sempre e storicamente definita il capoluogo della Calabria, o Catanzaro?

A detta di molti storici la battaglia politica tra le due città calabresi trovò la sintesi in Cosenza alleata con Catanzaro per la promessa di ospitare la sede dell’Ateneo calabrese, che stava per essere istituito, in cambio del supporto nella rivendicazione del capoluogo. Reggio non trovò alcun alleato.

La contestazione, dapprima verbale sulla stampa e nei comizi, degenerò nella rivolta tra il 14 ed il 15 luglio del 1970. In occasione di uno sciopero generale provinciale indetto dagli amministratori, una folla di reggini si recò in piazza Italia per ascoltare il comizio dell’allora sindaco Piero Battaglia e del consigliere provinciale Fortunato Aloi. In quella piazza scoccò la scintilla della rivolta e la polizia suonò la carica con lo scopo di disperdere la folla.

Da questo momento, per otto mesi interminabili, fino a febbraio del 1971, Reggio divenne campo di battaglia, con barricate erette per contrastare le cariche delle forze dell’ordine, migliaia di persone per strada, lanci di molotov, interruzione delle vie di comunicazione e delle attività commerciali, ed in un secondo momento, la presenza dell’Esercito Italiano per ripristinare l’ordine.

Numerosi tentativi di sedare la rivolta, da parte dell’allora Governo Colombo, che prometteva insediamenti industriali, non furono efficaci. Dopo mesi di guerriglia e di dolore (si contarono 6 morti, centinaia di feriti ed arresti), in assenza dei servizi necessari, la città era sfiancata e devastata. Fu per questo, e non per aver trovato un compromesso che fosse soddisfacente, che i moti si conclusero.

Reggio Calabria non ottenne i risultati sperati e per i quali i cittadini scesero in piazza. La decisione definitiva, proposta dal Governo, fu quella di assegnare il capoluogo a Catanzaro e di separare la sede della Giunta regionale da quella del Consiglio, di programmare insediamenti industriali, che si rivelarono fallimentari (Liquilchimica e polo industriale in provincia di Reggio Calabria), e di istituire l’Università della Calabria nel territorio cosentino.

La protesta di quegli anni ebbe una peculiarità territoriale: reggina, calabrese, meridionale. Tuttavia, i processi storici addensati nei moti, non sono tipici di una specifica area geografica.

Il territorio calabrese, dopo 50 anni, sconta ancora il “distacco” dei territori interni. Facciamo sì che tutti gli sforzi profusi in mezzo secolo trovino una sintesi strategica per la rinascita della Calabria, a partire dal sistema di accessibilità al territorio e dell’attuale modello dei trasporti.

Marco Foti
Marco Foti
Dipartimento Trasporti Fratelli d’Italia

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Seguici e resta aggiornato

17,709FansLike
3,542FollowersFollow

Leggi anche

Con le leggi “buoniste” la Bibbia diventa illegale.

La parola di Dio istiga all'odio? A chiederselo con un certo grado di preoccupazione sono i vescovi scozzesi alle prese con il disegno di...

Tra i più letti

Conte annuncia abolizione del contante. “Sarà gentile e dolce”.

Per quanto riguarda il Cashless "vogliamo un'Italia piu' digitale, crediamo sia la strada per renderla piu' equa e inclusiva. Il contrasto all'economia sommersa, per rendere il...

Il filo ideologico che lega Bibbiano alla mamma multata a Reggio Emilia. Le dichiarazioni della Fangareggi.

Succede a Reggio Emilia, una mamma che è stata allontanata dal figliolo perché ritenuta inadeguata dai servizi sociali. Una di quelle tante storie di...

Migranti illegali costruiscono moschea abusiva nella sua proprietà. Residente greco di Lesbo denuncia alle autorità.

Una residente greca dell'isola di Lesbo ha presentato una denuncia dopo aver scoperto che i migranti illegali avevano costruito una moschea di fortuna sulla...

Articoli correlati

Con le leggi “buoniste” la Bibbia diventa illegale.

La parola di Dio istiga all'odio? A chiederselo con un certo grado di preoccupazione sono i vescovi scozzesi alle prese con il disegno di...

Il 4 e 5 agosto ad Anagni la terza edizione del Festival di CulturaIdentita’

Si terra' ad Anagni martedi' 4 e mercoledi' 5 agosto il Festival di CulturaIdentita'. Per la terza edizione della kermesse, intitolata "La citta' dei...

Francia, la cristianofobia è aumentata del 300% in 10 anni. Cresce anche in Europa.

Il numero di incidenti anticristiani registrati ufficialmente in Francia è aumentato del 285 per cento tra il 2008 e il 2019, secondo Ellen Fantini,...

I vescovi statunitensi dichiarano il “Giorno del lutto” per la conversione di Santa Sofia a Moschea

I vescovi cattolici degli Stati Uniti si sono uniti alla Chiesa greco-ortodossa nel proclamare il 24 luglio un giorno di "lutto e manifesto dolore"...