Complimenti Macron, un bel capolavoro

Molti hanno definito il risultato del secondo turno delle elezioni legislative francesi come sorprendente, perché il Rassemblement National di Marine Le Pen e Jordan Bardella, da primo, è passato ad essere il terzo partito di Francia. La sorpresa è possibile solo fino ad un certo punto poiché se i blocchi politici, come è accaduto oltralpe, sono sostanzialmente tre e due di essi si coalizzano sul piano elettorale, è normale che il terzo rimasto fuori dagli accordi paghi pegno. Così è successo alla destra di Le Pen e Bardella. Il presidente Emmanuel Macron, dopo l'esito del primo turno, aveva invocato la creazione di un fronte repubblicano, così definito dall'Eliseo, articolato fra la sua alleanza di centro e la sinistra del Nuovo Fronte Popolare di Jean-Luc Melenchon, e finalizzato ad arrestare l'avanzata del RN. I desideri macroniani sono divenuti realtà e vi è stata una collaborazione fatta di desistenze nei vari collegi elettorali dei candidati centristi di Ensemble con quelli della sinistra di Melenchon, che ha inevitabilmente penalizzato i concorrenti del Rassemblement National, il quale avrebbe dovuto allargare di parecchio la già buona percentuale ottenuta alla prima tornata per riuscire a conservare la preminenza. Macron, insieme al tribuno comunista Melenchon, si è fatto bene i conti e ha raggiunto lo scopo di mettere i bastoni fra le ruote a quella che lui chiama pericolosa estrema destra, tuttavia, non ha calcolato il rischio di far sprofondare la Francia nella ingovernabilità e di offrire la possibilità di sorpasso alla estrema sinistra di Jean-Luc Melenchon, cose che puntualmente si sono verificate, insieme alla tanto agognata battuta d'arresto di Le Pen e Bardella. Il Nuovo Fronte Popolare ha agguantato il primo posto, Ensemble di Macron il secondo e il Rassemblement National non ha potuto fare altro che giungere terzo. Ma nessuno, nemmeno le truppe rosse di Melenchon, ha la maggioranza assoluta per poter formare un governo e sarà necessario ricorrere ad alleanze anche innaturali o cosiddette larghe intese, prendendo pezzi qua e là, da quei gollisti che non hanno accettato la scelta del presidente di Les Republicains Eric Ciotti di stringere accordi con il RN, ad alcuni compagni di Melenchon che sarebbero già pronti a tradirlo ed isolarlo, oppure a tutta la sinistra comunista del Nuovo Fronte Popolare. Generalmente, e in Italia abbiamo provato questi espedienti già tante volte, i governi con dentro troppi o tutto e il contrario di tutto si trascinano in una sopravvivenza improduttiva. Serviranno comunque giorni, forse settimane, per tentare di delineare la nuova maggioranza e non a caso, il presidente Macron ha invitato sommessamente il premier in carica Gabriel Attal a rimandare le proprie dimissioni. Macron ha fatto senz'altro bene a concedere elezioni anticipate visto il risultato inequivocabile delle Europee, ma, se fosse stato un leader politico più serio, avrebbe dovuto proseguire con il suo “Mai con Melenchon”, sempre ribadito in ogni occasione fino al secondo turno delle legislative. Invece, nella sua furia cieca contro Marine Le Pen, si è di fatto consegnato alla sinistra estrema, permettendole di conquistare il primo posto, e ha reso la francese assai più caotica. A proposito di estremismi, Jean-Luc Melenchon batte Le Pen e Bardella dieci a zero. Dall'Eliseo ai vari media partigiani, anche italiani, tutti a presentare il RN come una forza oscura. Poco prima della seconda tornata delle legislative, è stato dato ampio risalto ad una dichiarazione della Le Pen sulle armi occidentali fornite all'Ucraina. La leader del Rassemblement ha soltanto affermato di non essere d'accordo sul loro utilizzo in territorio russo, ma non ha detto di avversare gli aiuti francesi ed europei pro-Kiev, eppure, per le varie interpretazioni in malafede, Marine Le Pen si è smarcata dall'Occidente. Ricordiamo che Melenchon combatte l'impegno occidentale in Ucraina molto di più rispetto alla destra del RN e, portandosi dietro non pochi antisemiti, detesta Israele, non per le operazioni militari di Benjamin Netanyahu, che possono essere oggetto di legittime critiche politiche, ma in quanto Stato degli ebrei.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.
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