Conferma ONU, altro che rifugiati: i migranti sono quasi tutti economici.

Dati alla mano lo diciamo da tempo: la stragrande maggioranza dei migranti è composta da “migranti economici”, quindi persone che si spostano dal loro Paese per la legittima speranza di trovare condizioni economiche migliori ma che, in ogni caso, non hanno alcun diritto ad essere accolti perché non sono né rifugiati o destinatari di protezione sussidiaria (non scappano da guerre o da condizioni pericolose per la propria vita), né hanno diritto ai casi residuali di protezione umanitaria lasciati in piedi dal Decreto Sicurezza .

Ora la conferma arriva anche da una agenzie dell’Onu. L’Undp – United Nations Development Programme ha presentato a fine 2019 la ricerca The Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europes.

Un documento nel quale riporta gli esiti dell’indagine portata a termine intervistando più di 3mila immigrati provenienti da 43 diversi paesi africani e stabilitisi in 13 paesi europei (ma quasi la metà degli intervistati vive in Spagna e Italia, cioè i due porti di arrivo per il 90% di loro).

Il documento dell’Undp – United Nations Development Programme (estratti)

L’impostazione dello studio è chiaramente filo-immigrazionista. Si fa anche riferimento al Global Compact on Migration come strumento dell’Europa per regolare la migrazione dall’Africa.

Riportiamo alcuni passaggi del documento.

“Scaling Fences: Voices of Irregular African Migrants to Europe è un contributo all’efficace attuazione del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare. Cerca di aiutare ad ampliare e informare meglio il dibattito pubblico, e di supportare i responsabili politici nella creazione di approcci a lungo termine al fenomeno della migrazione basati su elementi di fatto, fattori umani e produttivi.”

“Il messaggio chiave che emerge da questo studio, secondo cui la migrazione è un riverbero dello sviluppo disomogeneo e in particolare di una percorso di sviluppo che sta fallendo per i giovani, invia un segnale forte ai decisori politici.”

“[…] Non dobbiamo distrarci dalla falsa promessa di soluzioni a breve termine: politiche domestiche inutilmente rigide e dirottamento dell’assistenza allo sviluppo tanto necessaria e dalle priorità fondamentali. Ciò potrebbe servire solo a circoscrivere ulteriormente le ambizioni dei giovani africani invece di incoraggiare e sfruttare il loro potenziale come motore per il cambiamento.”

“Mentre il numero di migranti irregolari che arrivano dall’Africa all’Europa è diminuito di recente, la vicinanza geografica e gli squilibri demografici, combinati con fattori fondamentali relativi alla struttura delle economie africane e ai più ampi contesti di governance, mettono in guardia in merito all’ipotesi che questa riduzione continuerà nel lungo termine. Lo stesso progresso dello sviluppo dell’Africa deve essere inteso come possibile fattore che spinga a una continua espansione della migrazione. Sulla base di prove globali, la maggior parte dei paesi africani sta entrando nelle fasi di crescita e sviluppo in cui l’emigrazione inizia a intensificarsi. L’idea che la migrazione possa essere prevenuta o significativamente ridotta attraverso risposte programmatiche e politiche progettate per fermarla viene messa in discussione da questa analisi.

“È necessario identificare una serie di strategie chiare e coerenti per il governo della migrazione irregolare: per limitarne gli effetti dannosi; produrre guadagni per i migranti, nonché per le famiglie e i paesi che hanno lasciato alle spalle; e a beneficio delle economie e delle società in cui questi individui stanno cercando di costruire nuove vite.

“Le seguenti raccomandazioni hanno lo scopo di supportare i responsabili politici nei loro continui sforzi per bilanciare le risposte a breve termine agli impatti della migrazione irregolare con gli obiettivi politici a lungo termine. Ancorate saldamente nelle voci degli intervistati per questo studio, forniscono percorsi verso l’implementazione del Global Compact per una migrazione sicura, ordinata e regolare.

“La prontezza del mercato del lavoro europeo ad assorbire il lavoro migrante irregolare ed economico, come indicato dai dati, smentisce la dura posizione sull’immigrazione spesso proiettata nella politica interna. […] La necessità di espandere i percorsi legali per la migrazione è affermata sia nel Global Compact sia nel Piano d’azione congiunto di La Valletta. Nonostante queste direttive politiche stabilite, l’opportunità politica nell’esplorazione di nuovi regolamenti che rispondono adeguatamente alla migrazione irregolare verso l’Europa è attualmente limitata, almeno da una prospettiva europea. Una prospettiva basata sui fatti pone la necessità di progressi nell’identificazione di tali percorsi legali per il gran numero di persone determinate a viaggiare alla ricerca di un futuro più luminoso. AI politici dovrebbero essere suggerito di orientarsi in questa direzione. Garantire che i migranti irregolari già in Europa siano in grado di accedere a mezzi di sussistenza sicuri e produttivi può aiutare a mitigare le ricadute sociali e politiche, piuttosto che il contrario, dimostrando così che i governi hanno il controllo. La creazione di percorsi legali estesi consentirebbe effettivamente al sistema globale di mettersi al passo con la realtà del 21° secolo.”

“Le priorità specifiche includono: facilitare la migrazione circolare tra paesi europei e africani. È necessaria una nuova generazione di percorsi legali estesi e articolati in accordi bilaterali e/o regionali. Stabilire percorsi di regolarizzazione per i migranti africani irregolari già in Europa. I diritti e le esigenze di coloro che vivono già in Europa privi di documenti richiedono un’attenzione urgente anche mentre vengono elaborati quadri di cooperazione a lungo termine. I migranti che non chiedono asilo con successo e che non vengono rimpatriati all’arrivo dovrebbero avere una via d’uscita dalle privazioni e mancanza di alloggio, anche attraverso schemi che consentano loro il diritto al lavoro e l’accesso ai servizi che soddisfano le loro esigenze.”

“Costruire un nuovo discorso sulla migrazione in Europa. È istruttivo ricordare che mentre l’ansia per la migrazione è servita a infiammare la politica di estrema destra, altre prospettive empatiche sono state messe in evidenza in tutta Europa. Le voci di ONG, associazioni civiche e movimenti emersi per sostenere migranti e rifugiati sono spesso emarginate nello spazio pubblico.”

“Dovrebbero essere rafforzati i meccanismi per rendere responsabili coloro che diffondono discorsi di incitamento all’odio e fake news – in linea con le azioni concordate nell’obiettivo 17 del Global Compact. I responsabili politici dovrebbero investire nella creazione di piattaforme per l’impegno tra cittadini, autorità, politici, società civile, comunità di ricerca, media e migranti stessi. Gli spazi sono necessari per i cittadini di ogni provenienza per discutere le loro prospettive sui problemi e interagire tra loro al di fuori dei forum dei media polarizzati”.

“Gli sforzi per ridefinire i quadri normativi per la gestione della migrazione contemporanea sono fondamentali dal momento che le nuove forme di mobilità nel 21° secolo impongono alle istituzioni globali di ridefinire approcci forgiati in un’epoca diversa. A tale livello sono stati compiuti notevoli progressi con l’incorporazione della migrazione internazionale nell’agenda per lo sviluppo sostenibile 2030. Un’importante pietra miliare è stata segnata l’11-12 dicembre 2018 a Marrakech, quando 164 stati hanno adottato il the Global Compact for Safe, Orderly and Regular Migration. Preparato sotto gli auspici delle Nazioni Unite, il Global Compact è il primo accordo intergovernativo volto a considerare tutte le dimensioni della migrazione internazionale in modo olistico e globale. […] Il Global Compact afferma che il principio di “non lasciare nessuno indietro”, al centro dell’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile, è direttamente pertinente per tutte le forme di migrazione e a questo principio dovrebbero rifarsi le scelte politiche”.

In sostanza un vero e proprio manifesto ideologico, più che uno studio, che ricalca pedissequamente tutti i cardini del Global Compact. Dove si prevede una migrazione libera, basata sulla libera scelta del migrante che quindi ha diritto ad essere accolto, messo a lavoro ed in condizione di trovare alloggio per migliorare la sua vita dal punto di vista economico. E lo stesso va fatto per chi è già in Europa da anni, non importa se illegalmente: va integrato immediatamente, non si può attendere. Addirittura chi non trova asilo, perché la sua istanza viene respinta, deve aver la possibilità di lavorare.

Inoltre emerge dallo stesso “studio” come a migrare non siano i più poveri, ma chi ha un certo tenore di vita, dal momento che – a detta dello stesse studio – “la maggior parte dei paesi africani sta entrando nelle fasi di crescita e sviluppo in cui l’emigrazione inizia a intensificarsi”.

Nel mentre che si trovano soluzioni per chi è già qui illegalmente, si deve cambiare in Europa anche il modo di parlare della migrazione. Anche qui si richiama il GCM: si devono trovare luoghi e piattaforme di confronto, ma se si è contrari alla migrazione si deve essere censurati perché, dice lo Studio: “è istruttivo ricordare che mentre l’ansia per la migrazione è servita a infiammare la politica di estrema destra, altre prospettive empatiche sono state messe in evidenza in tutta Europa. Le voci di ONG, associazioni civiche e movimenti emersi per sostenere migranti e rifugiati sono spesso emarginate nello spazio pubblico”. Quindi secondo questa agenzia dell’Onu le Ong nel dibattito europeo sono messe all’angolo e se si parla di “immigrazione incontrollata” si è politici di estrema destra che usano l’argomento per biechi calcoli propagandistici.

La migrazione come investimento economico.

Ma nello stesso documento si trova la conferma, come anticipato all’inizio, del fatto che il flusso di migranti è di composto principalmente da migranti economici. Anzi, stando allo studio, tutti gli irregolari intervistati sarebbero migranti economici, a riprova che chi risulta clandestino in Europa è perché non ha diritto a nessuna forma di protezione.

Secondo lo studio infatti, l’immigrazione illegale è un «investimento» per il futuro.

Ancora riportando estratti del documento:

La ricerca rileva che coloro che hanno intrapreso il viaggio sono tra i loro coetanei quelli che godevano di condizioni migliori. Quelli che hanno manifestamente beneficiato dei progressi dello sviluppo in Africa negli ultimi decenni, con storie di vita che sono state modellate da tendenze di sviluppo a livello macro: urbanizzazione, modelli spaziali nella crescita economica, pressione demografica e, in molti casi, una storia di migrazione familiare. I progressi africani nei livelli di istruzione, anche per le ragazze di tutto il continente, sono fortemente presenti, con gli intervistati in genere istruiti al di sopra dei livelli medi nei loro paesi d’origine. Il reddito per gli intervistati che guadagnavano al momento della loro partenza sembra essere stato competitivo nei loro contesti nazionali, con molti intervistati in possesso di lavori che sono stati descritti come sicuri e regolari. Ciononostante, solo il 38% ha dichiarato che guadagnava abbastanza “per cavarsela”, il 50% ha dichiarato che non guadagnava abbastanza e solo il 12% ha dichiarato che era in grado di risparmiare nella terra di origine”.

Le motivazioni economiche, strettamente legate all’auto-realizzazione e alla sensazione che l’aspirazione possa essere soddisfatta solo con la partenza dall’Africa, sono state motivazioni fondamentali condivise dagli intervistati – che allo stesso tempo hanno indicato molteplici ragioni che informavano la loro decisione di andarsene”.

“In totale l’81% ha indicato “lavora/invia denaro a casa” come il motivo più importante o come motivo aggiuntivo per intraprendere il viaggio”.

La migrazione irregolare, per gli intervistati, è un investimento in un futuro migliore: abbracciata da individui la cui traiettoria di sviluppo è già in ascesa, che consente un rifiuto radicale delle circostanze vincolanti a casa al fine di ridimensionare recinzioni metaforiche e persino fisiche per la realizzazione personale e migliori opportunità. Il coinvolgimento della famiglia nel rendere possibile il viaggio verso l’Europa è fondamentale, con l’idea di migrazione come mezzo per diversificare il portafoglio di redditi familiari comprovato da questi risultati. Solo il 2% degli intervistati ha affermato che una maggiore consapevolezza dei rischi del viaggio migratorio irregolare li avrebbe costretti a rimanere a casa. La ricerca conferma che i migranti stanno assumendo un rischio calcolato, confrontando i potenziali guadagni e le perdite legate alla migrazione, con quelli della permanenza, date le condizioni a casa”.

“Sulla base di un’analisi del potere d’acquisto delle rimesse, misurato rispetto ai guadagni degli intervistati, potrebbero essere necessari fino a 40 anni per generare a casa loro una posizione finanziaria equivalente. Per coloro che hanno successo, è quindi probabile che il viaggio di migrazione irregolare produca rendimenti che sono equivalenti a un salto generazionale nel futuro, nonostante i rischi e gli ostacoli da superare”.

E a proposito di chi viene accolto per motivi legati all’omosessualità

All’interno del campione intervistato, il 62% ritiene di essere stato trattato dal proprio governo in maniera “non giusta”, e di questi solo il 3% percepisce l’ingiustizia per motivi legati all’orientamento sessuale. Percentuale che, rapportata all’intero campione, corrisponde all’1,89% del totale. Eppure ci continuano a raccontare che là dove non c’è una guerra da cui sfuggire, il migrante è perseguitato perché omosessuale.

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