Conte: distanziamento anche in famiglia. Ora ci entra pure in casa?

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Sono a dir poco agghiaccianti le dichiarazioni rilasciate dal Presidente Conte, ieri, dinanzi a Palazzo Chigi. Nel commentare la proroga dello stato di emergenza e le nuove misure di contenimento del virus il Presidente del Consiglio ha richiamato gli italiani ad usare senso di responsabilità, rappresentando la necessità di indossare ovunque le mascherine, anche in luoghi aperti e là dove possibile anche in casa, limitando le visite di amici e parenti, aggiungendo “Lo Stato se non proprio necessario non entra nelle case private”
E cosa intende per “se non proprio necessario” lo sa solo lui e forse qualche fedele ministro della sua corte dei miracoli.
Di certo suona come una sconcertante minaccia di controlli più stringenti, tanto da poter penetrare nelle vite private altrui, ambito in cui questo Governo al momento pare essersi già intrufolato abbastanza, se pur pasticciando con l’italiano tra congiunti e affetti stabili.
Ed è così che se Conte 1 voleva essere l’avvocato del popolo, Conte 2, in ossequio al noto sdoppiamento della personalità, si è trasformato nel suo aguzzino, erodendo sempre più il nucleo fondamentale della democrazia, dapprima con l’accentramento su di sé di ogni potere, poi con le limitazioni delle libertà di spostamento, poi con quelle di libera espressione del pensiero, tutto corredato con la mortificazione dell’unico organo sovrano d’Italia, il Parlamento, espressione del Popolo.
Oggi, non pago, ci viene a sciorinare sotto il naso non più solo la paura di ripiombare indiscriminati lockdown, ma forse anche l’ipotesi delle retate in stile fascista? Perché da quando è in vigore la Costituzione della Repubblica, se Giuseppi non se n’era accorto, il domicilio è inviolabile e si può considerare come un’estensione della persona fisica, che ha ogni buon diritto di non subire intrusioni dentro le mura domestiche. E’ inaccettabile, come è inaccettabile il contegno che questo governo sta tenendo con gli italiani che hanno bisogno di avere certezze e non ne hanno, che chiedono chiarezza e non ne hanno, che invocano ragionevolezza e non ne hanno.
E si badi il tema non è mascherina sì, o mascherina no. E’ perché. Perché prorogare uno stato di emergenza senza dare evidenza dell’entità dell’emergenza. Perché non fornire dati oggettivi rispetto all’andamento della pandemia, agli effetti che comporta oggi contrarre il virus, al numero delle terapie intensive ed al numero dei ricoveri. Perché non dare conto agli italiani della misura del pericolo e se il pericolo ancora c’è.
E non passi per senso di irresponsabilità farsi queste domande, perché è lecito e doveroso chiedere conto della situazione, senza farsi tappare occhi e orecchie dal terrore sapientemente distribuito dai media di regime. Perché la nostra salute è preziosa quanto le nostre libertà, ed abbiamo il diritto di conservarle entrambe ed il dovere di difenderle entrambe. In Europa questi principi sacrosanti li abbiamo scritti col sangue, dal medioevo ai giorni nostri, dalla Magna Charta, passando per la dichiarazione dei diritti dell’uomo, percorrendo le strade di civiltà costruite a Weimar e risorte sulle sue bollenti ceneri, fino ad approdare alla nostra Costituzione, che contiene il capolavoro dei diritti fondamentali, prodromo di ogni altro diritto e radici della democrazia.

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leone giuseppe

Vivere in maggiore armonia con la natura richiederà cambiamenti, sia nel comportamento umano che in altri settori, cambiamenti che potrebbero richiedere decenni per essere realizzati: ricostruire le infrastrutture dell’esistenza umana, dalle città alle case ai luoghi di lavoro, di ritrovo, ai sistemi idrici e fognari, alle attività ricreative. In una tale trasformazione avremo bisogno di dare la priorità ai cambiamenti di quei comportamenti umani che costituiscono un rischio per l’insorgenza di malattie infettive. Le modifiche principali saranno la riduzione dell’affollamento domestico, nei posti di lavoro e nei luoghi pubblici, nonché la riduzione al minimo delle perturbazioni ambientali, come la deforestazione, l’urbanizzazione selvaggia e l’allevamento intensivo di animali. Altrettanto importante sarà porre fine alla povertà globale, migliorare i servizi igienico-sanitari e ridurre l’esposizione non sicura agli animali, in modo che gli esseri umani e i loro potenziali agenti patogeni abbiano limitate opportunità di contatto. È un utile “esperimento mentale” notare che, fino agli ultimi decenni e secoli, molte malattie mortali pandemiche non esistevano o non rappresentavano problemi significativi. Il colera, ad esempio, alla fine del ‘700 non era ancora conosciuto in Occidente ed era diventato pandemico solo a causa dell’affollamento umano e dei viaggi internazionali, che avevano dato accesso alle sorgenti idriche insalubre e alle reti fognarie tipiche delle città di tutto il mondo occidentale ai batteri provenienti dagli ecosistemi di alcune regioni dell’Asia . Questa consapevolezza ci porta a sospettare che alcuni, e probabilmente moltissimi, dei miglioramenti del tenore di vita raggiunti negli ultimi secoli abbiano un costo elevato, costo che paghiamo ogni volta che si verifica un’emergenza da patologie mortali. Dal momento che non possiamo ritornare ai tempi antichi, possiamo almeno usare la lezione del passato per indirizzare la modernità in una direzione più sicura? Queste sono domande a cui devono rispondere tutte le società e i loro leader, filosofi, costruttori, teorici e tutti coloro che sono coinvolti nell’apprezzare ed influenzare i determinanti ambientali della salute umana.

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