Continua l’intrigo Khashoggi. I sauditi sulla graticola

Ve ne abbiamo parlato la scorsa settimana, quando la notizia non compariva ancora sui più noti quotidiani italiani, e ci era sembrato quasi di raccontarvi la trama di un libro di Le Carre anche se, come facemmo notare allora, qui c’era comunque in ballo la vita di un uomo, un giornalista saudita sparito nel nulla.

Adesso la questione è piombata su tutti i media internazionali e sta suscitando notevole clamore soprattutto per i vari “attori” che vi compaiono. Primi tra tutti, i sauditi naturalmente intesi come famiglia reale regnante, perché da quelle parti non si fa niente che re non voglia.

Dunque, Jamal Khashoggi, forse il giornalista saudita più famoso anche all’estero, negli ultimi tempi in rotta di collisione soprattutto col principe ereditario Mohammed bin Salman, sparisce nel nulla una quindicina di giorni fa quando si reca al consolato saudita di Istanbul in Turchia per presentare documenti necessari per il divorzio da sua moglie. Jamal infatti ha una nuova compagna, una donna turca, che lo accompagna al consolato, ma resta fuori ad attenderlo mentre lui sbriga le questioni burocratiche che lo attendono. In realtà, come ormai pare assodato, ad attenderlo non ci sono un paio di impiegati e qualche carta da firmare, ma un vero e proprio commando di 15 uomini arrivato il giorno prima a Istanbul con due aerei privati. Ad ascoltare “la gola profonda” che dall’interno del consolato ha snocciolato tutta la storia, il povero Jamal sarebbe stato bloccato, ucciso e fatto a pezzi con una sega circolare, nella miglior tradizione dei film tipo Mission impossibile, dove un tocco splatter non guasta mai. Da notare che telecamere esterne al consolato, filmano nelle ore clou del possibile omicidio un’auto dai vetri oscurati che esce dall’edificio e raggiunge la residenza del console dove, pare – ma qui siamo nel campo dei si dice – scarichi svariati pacchi.

A questo punto, la tensione internazionale sale. Soprattutto nel Regno Unito la stampa fa sentire la sua voce forte e chiara. Scrive David Aaronovitch, nota firma del Times :”Su questo possibile omicidio ci sono ancora dei dubbi. Nessun corpo, nessuna prova. Ma se Khashoggi è ancora vivo da qualche parte, chi erano quei sauditi che volavano via, in stile plotone CIA, da Istanbul solo poche ore dopo che il giornalista era scomparso durante una visita al loro consolato? Forse erano un gruppo di turisti arrivati e ripartiti dalla Turchia solo per fare un rapido giro nell’incantevole palazzo Topkapi? “

Ma non è tutto qui. Continua  Aaronovitch: “ I media turchi li hanno identificati come militari sauditi, sicurezza e personale medico. E tutta la storia sta cominciando a somigliare a un nuovo caso Skripal (e qui il giornalista inglese fa un chiaro richiamo al’ex agente sovietico che l’intellingence russa avrebbe provato ad uccidere, e che tante polemiche ha fatto nascere tra Gran Bretagna e Russia ndr.). Ma c’è un problema” continua Aaronovitch, “se davvero i sauditi hanno eliminato Khashoggi, questa volta gli assassini sono nostri alleati, non avversari, e l’obiettivo era un uomo il cui solo crimine è stato quello di esprimere le proprie opinioni.”

Intanto, in Gran Bretagna,  la BBC Newshour  ha scatenato grosse polemiche per aver pubblicato una registrazione di Jamal Khashoggi fatta tre giorni prima che il giornalista sparisse, e dove lo stesso dice: “Dubito di poter ritornare a casa (in Arabia Saudita ndr.) perché ho paura che se lo facessi mi arresterebbero”.  Secondo alcuni commentatori, infatti, qualora Jamal fosse o fosse stato ancora vivo, pubblicare i suoi commenti critici nei confronti del potere saudita, avrebbero potuto mettere ancora più in pericolo la vita del giornalista.

La BBC, in risposta a certe critiche, ha replicato tramite un suo portavoce: “Abbiamo riflettuto molto prima di decidere se trasmettere le parole di Khashoggi e abbiamo considerato attentamente le implicazioni. Alla luce delle circostanze, le parole del giornalista che racconta come gravi restrizioni alla libertà avessero ormai reso impossibile il suo ritorno a casa, in Arabia Saudita, è un’informazione importante e pertinente.

“Non crediamo che le parole di Jamal trasmesse da noi possano averlo esposto ad ulteriore rischi, specialmente considerando che  le sue critiche erano state espresse già da tempo e in modo molto più esauriente in tanti interventi fatti da giornalista sulla stampa di tutto il mondo. “

Intanto, e possiamo dire finalmente, qualcuno fa sentire la sua voce. Lo fa con un portavoce del governo britannico che ha sollecitato l’Arabia Saudita a fornire “risposte urgenti” sul destino del 59enne giornalista.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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