Coprifuoco, l’accanimento di Draghi sugli italiani.

Il dibattito interno al governo sul coprifuoco alle 23 invece che alle 22 è uno dei più grotteschi. nel mondo all’inverso che stiamo vivendo da più di un anno. Nessuno studio “scientifico” ha dimostrato che questa misura abbia un effetto sul contenimento della pandemia. Un pezzo del “New York Times” (pure un quotidiano favorevole al lockdown) del 23 gennaio scorso si chiedeva se esso servisse a qualcosa, e concludeva che no, era ed è perfettamente inutile, una volta imposta la chiusura dei negozi e delle attività di intrattenimento. Non a caso negli Usa e nel Regno Unito, dove il governo di Boris Johnson ha introdotto misure severe, questa non è stata utilizzata. Mentre invece va alla grande nella Ue, in , in Francia, dove addirittura parte dalle 19 (prima era dalle 18) e, ovviamente in Italia.

Per capire la ragione per la quale il governo Draghi tiene tanto a questa misura, che andrebbe abolita, altro che balletto sull’orario, bisogna capirne la natura ideologica. E’ indubbio che i governi democratici, grazie al , abbiano scoperto e praticato una nuova forma di “governementalità”, tipica dei sistemi autoritari, che pure in passato non usavano il coprifuoco, se non in situazioni eccezionali come lo di . Infatti il coprifuoco è una misura di utilizzata in periodo di pace. E qui siamo già al primo aspetto della nuova governementalità di sistemi democratici (ma a mio avviso si può già parlare di post democrazia): creare una ideologia di in tempo di pace. In questo caso è la guerra contro il “virus” , che “non si sa quanto durerà” ha confessato Draghi, mentre Biden ha affermato che questi dispositivi (il lockdown) dovranno essere riutilizzati quando (e non se) arriveranno nuove pandemie.

Lo di permanente è una delle caratteristiche dei regimi autoritari e totalitari. Ma anche i regimi democratici non sfuggono a questa tentazione. Ce lo spiega uno dei grandi libri del Novecento, Potere di Guglielmo Ferrero, scritto durante la seconda mondiale. Per Ferrero, il potere politico tanto meno è legittimo quanto più ha paura. E tanto più ha paura, tanto più cerca di diffondere e di incutere il terrore per disciplinare i cittadini. E’ questa la seconda ragione ideologica, la più profonda, della “utilità” del coprifuoco: non quella pratica (chi ha circolato dopo le 22 anche nelle grandi città avrà visto che pattuglie ve ne sono assai poche), e neppure quella “derivata” di una diminuzione della criminalità, ché essa pare statisticamente aumentata, sia pure prendendo altre forme.

No, lo scopo del coprifuoco è eminentemente ideologico: incutere timore. La paura infatti è una risorsa molto importate in regimi democratici ormai a debolissima legittimazione democratica. Debolissima perché confermata da elezioni sempre meno partecipate (vedi Francia) oppure da soluzioni e da alleanze di palazzo che non rispondono più alle scelte elettorali dei cittadini (vedi Italia). Debolissima anche perché la polarizzazione del corpo sociale è ormai estrema: e con la pandemia essa si è intensificata, in luogo di diminuire. E di fatto, in Italia, in Francia, in , in Usa, ormai tutti odiano tutti. Non sapendo come governare il paese, gli esecutivi (post) democratici devono ricorrere quindi più che mai all’espediente della paura. Solo una popolazione impaurita sembra essere docile. Ma, come ci insegna Ferrero, dalla paura all’esplosione della rabbia, anzi di una furia cieca, può passare solo un attimo.

Marco Gervasoni
Marco Gervasoni
Marco Gervasoni (Milano, 1968) è professore ordinario di contemporanea all’ degli Studi del Molise, editorialista de “Il Giornale”, membro del Comitato scientifico della Fondazione Fare Futuro. Autore di numerose monografie, ha da ultimo curato l’Edizione italiana delle Riflessioni sulla Rivoluzione in Francia di Edmund Burke (Giubilei Regnani) e lavora a un libro sul conservatorismo.
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