Coronavirus: perché molti leader nel mondo sono diventati più popolari durante la pandemia

Un’analisi di Will Jennings, Professore di scienze politiche e politiche pubbliche presso l’Università di Southampton, suggerisce che al crescere dell’epidemia cresce anche la popolarità dei leader nel mondo, ed i sondaggi sembrano dargli ragione.

Di seguito, la traduzione dell’articolo comparso originariamente su The UK in a Changing Europe il 30 marzo 2020, dal titolo “Covid-19 and the ‘rally-round-the flag’ effect”.

L’indice di gradimento del Primo Ministro del Regno Unito, Boris Johnson, rilevata da Ipsos MORI, è aumentata considerevolmente. A metà marzo, i consensi avevano raggiunto il 52%, in aumento di cinque punti rispetto al 47% registrato all’inizio di febbraio, e 16 punti in più rispetto alla percentuale di inizio dicembre (36%), poco prima delle elezioni generali. Recentemente, il sondaggio di Number Cruncher ha rilevato che la percentuale di gradimento di Johnson era salito al 72%. Ma Boris Johnson non si trova da solo. In un momento di crisi globale senza precedenti e con solo una o due eccezioni, la popolarità dei leader di tutto il mondo è in crescita ovunque.

Gallup ha rilevato che l’indice di gradimento del Presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha raggiunto il suo picco massimo, con il 49% degli adulti a favore dei suoi interventi e il 45% che non approva. L’indice di gradimento del Presidente francese Emanuel Macron ha subito un aumento considerevole, salendo al 51%, circa 13 punti in più rispetto allo scorso mese, e il massimo da gennaio 2018. Il Cancelliere tedesco Angela Merkel ha raggiunto la stratosferica percentuale del 79% dei consensi, con un aumento di 11 punti dall’inizio di marzo, una cifra notevole per un leader che detiene il potere da oltre un decennio. L’indice di gradimento di Giuseppe Conte, il Primo Ministro italiano, il paese più colpito finora in termini di morti, ha raggiunto il 71%, ben 27 punti in più rispetto a febbraio.

Più in generale, la società di sondaggi Morning Consult riferisce che da quando l’Organizzazione mondiale della sanità (OMS) ha dichiarato la pandemia, è aumentato anche la popolarità di numerosi leader in tutto il mondo. Allo stesso modo, il Primo Ministro del Canada, Justin Trudeau, e il Primo Ministro australiano, Scott Morrison, hanno recentemente assistito ad un aumento dei propri consensi. In effetti, l’unico indice di gradimento in sensibile diminuzione è quello del presidente populista di estrema destra del Brasile, Jair Bolsonaro, in quanto la popolazione non ha gradito il suo negazionismo nei confronti del coronavirus.

Ciò che è interessante, tuttavia, è che questo diffuso aumento di popolarità sembra avere poco a che fare con l’effettiva gestione della crisi. Il presidente Trump, ad esempio, ha costantemente minimizzato il virus – descrivendo le critiche mosse alla sua amministrazione come una “beffa” – e non è riuscito a aumentare i test per i soggetti infetti, oltre a aver sciolto, nel 2018, la Task force di Sicurezza Nazionale, competente in caso di pandemia. Un esempio più vicino: la reazione iniziale del governo del Regno Unito alla crisi è stata criticata come troppo lenta e confusa nei suoi messaggi, prima di fare un’inversione a U e disporre la chiusura totale.

Quindi, cosa spiega questo aumento incondizionato di popolarità?

Ci troviamo evidentemente di fronte all’effetto “rally-round-the-flag”, (letteralmente “stringersi attorno alla bandiera”, che indica una rinnovata unità nazionale, ndr), teorizzato per la prima volta dal politologo americano John Mueller. Le caratteristiche che Mueller ha collegato a questo rinnovato supporto popolare, sono state ispirate dagli eventi della Guerra Fredda, ma hanno una sostanziale somiglianza con l’epidemia di Covid-19. Perché si verifichi il “rally-round-the-flag”, l’evento deve essere internazionale, coinvolgere direttamente il Paese e il suo leader, ed essere “specifico, drammatico e improvvisamente messo a fuoco”.

La pandemia di Covid-19 ha assunto una rilevanza a livello mondiale, e il fatto che la lotta contro di essa possa (ed è stata) paragonata a una guerra, si adatta perfettamente a questa definizione. In tutti i Paesi, i leader sono stati una figura centrale nella risposta del governo. La minaccia esistenziale rappresentata dal virus, insieme alle forti restrizioni agli spostamenti che sono state adottate, nonché alla crescente pressione sui servizi sanitari e il grave shock per l’economia, sono tutte caratteristiche coerenti con gli eventi drammatici e improvvisamente messi a fuoco rilevati da Mueller.

Per quanto riguarda il fattore che determina questo effetto di “rally-round-the-flag” in periodi di crisi nazionale, una delle classiche spiegazioni è che i cittadini, mossi da sentimenti patriottici, tendono a considerare i leader come il fulcro dell’unità nazionale, che da un lato, comporta maggiore sostegno al governo, e dall’altro vengono accantonate le precedenti divisioni politiche. Altri hanno sostenuto che l’effetto dipende anche dai politici dell’opposizione che mettono temporaneamente da parte i loro interessi di partito, e da un aumento della copertura mediatica, influenzando la percezione del leader da parte del pubblico. Un’altra spiegazione potrebbe essere che quando i cittadini si sentono vulnerabili e minacciati, si affidano ai leader politici e alle autorità per essere protetti.

Qualunque sia la motivazione più plausibile, rimane tuttavia un importante interrogativo: per quanto tempo potrà durare l’aumento della popolarità per i leader attuali? Possiamo prendere spunto da un esempio recente. L’ultimo “rally-round-the-flag” con ripercussioni globali simili a quelle prodotte dal Covid-19, è stato quello successivo agli attacchi dell’11 settembre contro l’America. In seguito, l’indice di gradimento del presidente americano George W. Bush è salito di quasi 40 punti percentuali, raggiungendo il 90%, la percentuale più alta mai registrata per un presidente degli Stati Uniti, e ben al di sopra di tutte quelle raggiunte dai leader mondiali durante la pandemia di Covid-19. Il “rally-round-the-flag” dell’11 settembre è durato più a lungo di qualsiasi altro nella storia dei sondaggi degli USA. Più di un anno dopo l’evento, l’indice di gradimento di Bush era del 68%, 20 punti sopra la percentuale che aveva riscosso prima degli attacchi. Tuttavia, nulla dura per sempre. La popolarità di Bush è diminuita costantemente durante il suo primo e secondo mandato, e alla fine solo i presidenti Truman e Nixon hanno lasciato la Casa Bianca con dei consensi inferiori.

È impossibile stabilire con certezza quando l’effetto “rally-round-the-flag” del Covid-19 potrebbe iniziare a scemare, ed infine esaurirsi completamente. È chiaro gli effetti umani ed economici dell’epidemia influenzeranno il modo in cui i leader verranno giudicati, così come la risposta dei governi. Man mano che la situazione si inizierà a risolvere e altre dinamiche politiche scenderanno in campo, gli elettori torneranno alle loro posizioni iniziali e cominceranno a giudicare nuovamente.

Una volta superata la pandemia, il mondo della politica riacquisterà una certa “gravità”: infatti, ciò che sale prima o poi deve anche scendere. Dove questo porterà i singoli leader dipenderà in gran parte non solo dal modo in cui verrà percepita la gestione della crisi attuale, ma anche dal modo in cui gestiranno altre questioni, che saranno sempre più importanti per gli elettori. Ciò è particolarmente vero se i leader devono affrontare anche una rielezione.

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