mercoledì, Settembre 23, 2020

Cosa prevede la manovra in deficit

Ormai è deciso: la nota di aggiornamento al Documento di economia e finanza (Nadef) presenterà un rapporto tra Prodotto interno lordo (Pil) e deficit al 2,4% per gli anni 2019/2020/2021. E questo è quanto anche per il ministro dell’Economia, Tria, che alla fine si è arreso al diktat grillino più che leghista (ma il bene placet di c’è), e ha accettato di rimanere al suo posto –anche se in proposito il futuro appare ancora nebuloso – benché fino all’ultimo abbia tentato di contenere il rapporto sotto il 2%, per la precisione all’1,6%.

I mercati, come c’era da aspettarsi, non hanno gradito e subito dopo l’annuncio della manovra, lo spread (il differenziale di rendimento tra Btp e Bund ormai tristemente noto a tutti) è salito a 280 mentre Piazza Affari ha vissuto un “profondo rosso” che le ha fatto bruciare 22 miliardi di euro in poche ore (male titoli di credito strapazzati dalle vendite appaiate a quelle dei titoli di Stato) . Non piace una manovra tutta in deficit che attesta il debito al 2,4% e che otterrà solo piccoli finanziamenti da operazioni come quella denominata “pace fiscale” che prevede la chiusura di cartelle Equitalia con una soglia per il condono a 100.000 euro, dopo che i grillini hanno stoppato la richiesta leghista che avrebbe gradito una soglia a 1 milione di euro. Saranno poi previsti tagli alla spesa pubblica ancora da indicare e anche la soppressione di alcune detrazioni, probabilmente per quanto riguarda le spese mediche e gli interessi sui mutui. Le specifiche dovranno essere comunicati entro il prossimo 20 di ottobre.

Vediamo ora nel dettaglio, per quanto possibile, cosa comporta la manovra. In generale, andrà a costare intorno ai 40 miliardi. 10 miliardi saranno utilizzati per il reddito di cittadinanza e per portare le pensioni minime a circa 780€ mensili. I provvedimenti dovrebbero riguardare circa sei milioni di persone. E’ poi prevista una flax tax (per modo di dire, perché in futuro prevederà altre due aliquote) per oltre un milione di partite IVA con un’aliquota al 15% fisso. Prevista anche una spesa di circa 8 miliardi per il superamento della legge Fornero, introducendo la cosiddetta “quota 100”. Infatti, per poter andare in pensione bisognerà ottenere il numero 100 sommando l’età con gli anni di contributi versati, per esempio 65 anni più 35 anni di contributi, oppure 62 anni più 38 di contributi. Inoltre, occorreranno almeno 2 miliardi di euro per riformare gli inefficienti Centri per l’impiego, ed è previsto un fondo di 1.5 miliardi per rifondere gli utenti truffati dalle banche. Altre spese da conteggiare 12,5 miliardi per l’Iva e 1 miliardo per l’Ires. Alle spese indifferibili vanno 3,6 miliardi e 3-4 miliardi di maggiori interessi sul debito.

Gli estimatori della manovra sostengono che è vista male solo perché a Bruxelles non vogliono che venga demolito il totem della spending review e del rigore, visto che una manovra in deficit nel tempo potrebbe dimostrare come sia un bluff sostenere che l’austerità è positiva. E aggiungono che “grazie agli effetti moltiplicativi delle cosiddette spese intelligenti, ci sarà un impatto virtuoso suoi contri privati e poi su quelli pubblici”.

I detrattori della manovra, invece, la vedono come l’ennesima scelta che va ad aumentare il debito pubblico senza trovare soluzioni valide per un vero rilancio dell’economia. Contrarie anche le opposizioni, da Forza Italia: “La manovra così concepita è una scelta folle”, al PD: “Saranno i giovani a pagare le conseguenze”, fino ad arrivare a Carlo Cottarelli, che ha detto: “Per essere chiari: finanziare le nuove misure, reddito di cittadinanza, taglio tasse e controriforma pensioni in deficit, vuol dire finanziarle prendendo comunque soldi dalle tasche degli italiani, non con tasse ma … in prestito”.

Sulla bontà del provvedimento così concepito, i dubbi sono tanti. Soprattutto una manovra tutta in deficit porta con sé il sapore stantio della classica manovra da prima Repubblica, tutta da far scontare alle generazioni che verranno, e capace solo di affossare l’economia un po’ di più. Non vorremmo, infatti, che alcuni provvedimenti finissero per essere come gli 80€ di Renzi, costati a tutta la comunità senza che abbiano portato alcun beneficio se non voti in più al PD.

RK Montanari
RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.
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