Costo della vita: aumenta tutto, ma il problema è il “fascismo”.

Nella nostra bella Italia c’è sempre un problema più drammatico degli altri. Banalità? Certo se non fosse che le priorità sembrano dettate non dalla gravità di quello che va risolto ma dalla mediaticità dello stesso o dell’utilità alla sinistra nell’affrontare un tema o un altro.

Siamo usciti o no dalla pandemia? Green pass sì o no? Gli ospedali torneranno a curare anche i non malati di covid? Scuola in presenza o dad? Quale sarà il futuro delle nostre imprese?

Tutte domande, direi, interessanti ma, evidentemente, non per tutti. Ora bisogna parlare di fascismo, di neofascismo e di gente che annuncia di voler occupare la CGIL, lo fa senza trovare ostacolo, insulta quotidianamente Fratelli d’Italia ma che PD e co. accomunano a Giorgia Meloni.

Visto, però, che mi piace non essere alla moda, diciamo così, in questo inattuale articolo per la Voce del Patriota affronterò brevemente un altro problema.

Ma partiamo dalle super positive dichiarazioni di Mario Draghi:

L’Italia vive oggi un periodo di forte ripresa, migliore di quello che avevamo immaginato solo qualche mese fa. Le previsioni del Governo, che presenteremo tra pochi giorni, stimano una crescita intorno al 6% per quest’anno, a fronte del 4,5% ipotizzato in primavera. La produzione industriale ha superato a luglio il valore registrato prima dell’inizio della pandemia. Le esportazioni nel secondo trimestre di quest’anno sono state del 4,8% più alte che nello stesso periodo del 2019, prima della crisi sanitaria”. Alè!

E poi ancora: “A luglio il numero di occupati è cresciuto di oltre 400mila unità rispetto all’anno prima. Il mercato del è ripartito”.

Come facciamo a non essere felici?

Purtroppo basta leggere altri dati per capire che l’autunno-inverno si dimostrerà caldo non per gli scontri di piazza tra gli inesistenti fascisti e centri sociali e anarchici – che non fanno notizia ma che, invece, sono protagonisti dei report europei sulla sicurezza -.

Ecco qua. Senza commenti.

Secondo Arera (L’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente) in bolletta gli italiani troveranno aumenti per il 29,8% sull’elettricità e del 14,4% per il gas (per le famiglie con un basso reddito e che possono accedere ai bonus invece non ci saranno aumenti). Circa 300 euro in più all’anno per ogni famiglia.

Il governo ha stanziato 3,5 miliardi per coprire le bollette dell’ultimo trimestre 2021. Cosa accadrà dopo? Andremo avanti a botte di miliardi?

– Lo so avevo promesso di non commentare –

Andiamo, drammaticamente, avanti:

Ieri, martedì 12 ottobre, il prezzo medio della benzina è arrivato 1,718 euro/litro (venerdì 1,709) se acquisita tramite self service. Anche il diesel, sempre self, è aumentato (1,576 euro/litro mentre venerdì era 1,565). Ovviamente il servito è più caro. Anche il Gpl è ai massimi storici – si trova da 0,792 fino a 0,806 euro/litro (no logo 0,782) -. Il metano è aumentato mediamente del 29%. Altro record. Secondo il Codacons i costi per le famiglie aumenteranno: “solo per i costi di rifornimento di carburante di 357 euro annui “

Ma ovviamente l’aumento dei carburanti si ripercuoterà su tutto il resto come trasporti e agroalimentare visto che, ad esempio, la logistica dell’agroalimentare pesa per il 30/35% del prezzo finale.

L’Unione Nazionale Consumatori ha, per questo, chiesto al Governo di ridurre le accise. Vedremo cosa farà Draghi.

Vero è che l’aumento dei costi dell’energia e dei carburanti costringerà all’aumento dei biglietti e degli abbonamenti dei trasporti locali e di quelli a lunga percorrenza. E anche delle tariffe dei rifiuti: l’Osservatorio prezzi e tariffe del Mise di agosto, infatti, segnala che queste siano in aumento dell’1,5% annuo. Per ora.

A proposito di agroalimentare: il prezzo del grano duro nazionale è aumentato del 96% provocando l’aumento anche del costo della semola, (+90% rispetto a due anni fa). Purtroppo anche la farina è aumentata del 19%.

Assopanificatori denuncia «aumenti all’origine, luglio 2021 su luglio 2020, del 9,9% per il frumento duro e del 17,7% per il frumento tenero» e ugualmente gli oli di semi raffinati sono cresciuti mediamente del 33%, e il burro del 31%.

Secondo Coldiretti il costo della pasta rischia di aumentare di 20 centesimi al pacco entro Natale.

L’olio di semi in due anni è cresciuto del 69%, il mais del 50% e la soia del 60% rispetto al 2019.

Lo zucchero grezzo è aumentato del 25%.

Ovviamente visto che a questo si uniscono gli aumenti di energia e carburanti anche tutto il settore del latte e della carne aumenterà a breve.

Facciamo una breve incursione nel mondo bancario per scoprire che, secondo Facile.it, il costo dei conti correnti è aumentato del 4% allo sportello e del 3% online rispetto all’anno scorso.

Concludiamo, ma solo per troppa depressione, parlando di edilizia:

Il costo del legno è aumentato del 60-70% rispetto alle contrattazioni commerciali del settembre 2020. Un aumento non solo per mobili e rifiniture ma anche per gli imballaggi – tipo le cassette di frutta e verdura – e per il resto dell’edilizia lasciamo parlare la Confartigianato di Firenze:  «I prezzi dei materiali sono aumentati dal 30-35% fino a punte del 200%. C’è una carenza di materie prime, dal legno, al materiale isolante che è introvabile, ai manufatti edili: non necessariamente tale carenza si giustifica col fatto che le aziende si sono fermate nella produzione a causa della pandemia. Vorremmo capire perché questi materiali non sono più reperibili».

Il Governo ha stanziato 100 milioni per compensare l’aumento dei costi nei lavori pubblico-privati ma nel privato cosa accadrà?

Ma alla fine che ci frega? Torniamo a parlare di fascismo che va sempre di moda. E, in fin dei conti, il nero sta bene con tutto. E se non hai più soldi puoi sempre metterci una toppa. O magari cantare Bella Ciao con un bel bicchiere di vino rosso. Annacquato ovviamente – ma questa è un’altra bruttissima storia –

 

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