Covid: le colpe politiche dei giallorossi sono già acclarate, al di là delle inchieste

Il Covid torna a far parlare di sé, ma, grazie a Dio, non più per quanto riguarda il macabro conteggio quotidiano di ricoverati e morti, e nemmeno circa l'elenco periodico di restrizioni o allentamenti delle misure adottate.

La Giustizia del nostro Paese si sta muovendo per verificare l'operato di chi aveva, al momento della diffusione del Coronavirus in Cina, trasformatosi poi in pandemia globale, precise responsabilità di vertice e di governo in Italia. Gli inquirenti, questo è, del resto, il loro , stanno cercando di individuare, fra tutte le scelte o le non scelte prese dai piani alti della all'inizio del 2020, possibili aspetti penalmente rilevanti.

Altresì, si vuole capire come mai l'Italia avesse un piano pandemico non aggiornato da molto tempo. Il piano pandemico dovrebbe essere monitorato e rivisto con una certa periodicità, anche in assenza di minacce all'orizzonte; un po' come le norme antincendio e le procedure di evacuazione presso le grandi strutture e i luoghi di lavoro, sempre tenute in considerazione dai preposti, poi, se non va a fuoco nulla, tanto meglio, ovviamente.

Infatti, a tal proposito, ad essere nel mirino non è solo l'azione di Roberto Speranza, titolare del dicastero della Salute durante i giorni della esplosione del Covid-19, ma anche quella di alcuni predecessori come le ex ministre Giulia Grillo e Beatrice Lorenzin.

È giusto lasciare i risvolti penali al lavoro della magistratura, e chi scrive preferisce occuparsi di quelle colpe prettamente politiche che sono già chiare da tempo e non hanno neppure bisogno di un'aula giudiziaria per essere confermate.

La classe dirigente cosiddetta giallorossa che, con il Governo Conte bis, sorretto da Pd, M5S, Renzi ed altri cespugli di sinistra, guidava l'Italia a febbraio/marzo 2020, si è resa responsabile, all'inizio della pandemia e nei periodi successivi, di decisioni arbitrarie e liberticide, rivelatesi oltretutto inefficaci ai fini del contenimento del virus. Qualcuno, fra le parti del Movimento 5 Stelle e del Partito Democratico, ha confidato in una specie di amnesia generale, ma gli italiani non dimenticheranno tanto facilmente le mosse dell'allora premier Giuseppe Conte, dell'allora ministro della Salute Roberto Speranza, e il servilismo da regime di fette della informazione e di alcuni salotti televisivi.

A livello mediatico si tentò di imporre un pensiero unico tramite anche quei virologi diventati ospiti fissi delle TV. Guai a cercare di argomentare qualcosa di diverso, non per mettere in dubbio l'esistenza del Covid, bensì per indicare modelli migliori di lotta al virus, peraltro usati da Paesi civilissimi, perché si veniva subito etichettati come negazionisti irresponsabili. Visto che poi molte di quelle cosiddette viro-star hanno cercato ed ottenuto candidature in politica, di certo non a destra, appare oggi meno scabrosa la seguente domanda: quei camici bianchi più presenti in televisione che negli ospedali si sgolavano tanto per combattere il Covid oppure per preparare il terreno ad una carriera sempre più pubblica e politica? È sempre circolata una versione secondo cui il Coronavirus fosse già presente ad ottobre 2019 e si fa riferimento ad una serie di ricoveri per gravi polmoniti, ma limitiamoci a considerare quanto è stato di dominio pubblico.

A febbraio 2020 i primi casi di Covid-19 segnalati in Cina, aumentati poi in maniera vertiginosa nel giro di poco. Già a marzo, quella che sembrava inizialmente una sorta di riedizione della Sars dei primi anni Duemila, (un altro Coronavirus rimasto però circoscritto in Asia), si è trasformata in una pandemia, non risparmiando quasi nessuno nel mondo, a parte forse poche isole sperdute del Pacifico.

Quando il Covid iniziò a mostrare il proprio volto in Cina, qualcuno in Italia, e Matteo fra i primi, esortò giustamente le Autorità italiane e il Governo allora in carica, quello di Giuseppe Conte e dei giallorossi, ad alzare il livello di allerta e a predisporre maggiori controlli sui voli aerei provenienti dalla Repubblica popolare cinese. Qualcun altro invece, sempre in Italia, in primo luogo i gialli del M5S, i rossi del Pd, i virologi da salotto, urlò al razzismo anti-cinese e invitò, senza il senso del ridicolo, gli italiani ad abbracciare il primo cinese di passaggio sui marciapiedi delle nostre città.

Non ci siamo scordati degli aperitivi di Nicola Zingaretti, contagiatosi, peraltro, proprio al bar. E neppure della Milano che non si ferma del Sindaco Sala, e della necessità di salvaguardare il business economico con la Cina.

L'illustre, si fa per dire, virologo Roberto Burioni assicurava in televisione addirittura il rischio zero per l'Italia, e meno male che non dovevamo correre alcun pericolo, altrimenti, oggi non vi sarebbe più alcuna forma di vita in questo Paese. Fra le tante cose brutte dei quasi tre anni di pandemia, vi è stata una sorta di guerra di religione fra pro vax e no vax con eccessi retorici di entrambe le parti, ma piddini, pentastellati e radical-chic vari hanno tacciato di negazionismo e di tentazioni no vax chiunque non la pensasse esattamente come loro, (Boris Johnson, Donald Trump, Jair Bolsonaro e la destra italiana).

Tuttavia, i veri negazionisti del Covid sono stati proprio loro, i giallorossi e una certa informazione compiacente, all'inizio della comparsa del Coronavirus. Salvo poi, una volta diffusosi il virus in tutta Italia e nel mondo, chiudere la gente in casa, commettendo atti molto gravi verso la libertà personale e di movimento. I giallorossi al governo sbagliarono la tempistica in maniera clamorosa. Un determinato rigore doveva semmai essere messo in pratica subito, ai primi segnali preoccupanti provenienti dalla provincia cinese di Wuhan, divenuta poi tristemente nota. Invece, Giuseppe Conte e Roberto Speranza, solo dopo i party di Zingaretti e le storielle di Burioni raccontate a Fabio Fazio, decisero di imporre restrizioni, non tanto ai voli giunti da Oriente, bensì agli italiani e alle imprese della Penisola.

Dal nulla all'eccesso di zelo. Agli italiani fu impedito di muoversi, di uscire dal Comune di residenza, di incontrare i loro cari, anche se anziani e malati. Furono inseguiti e multati dei tapini che si muovevano soli in una spiaggia o in campagna e che non avrebbero mai potuto né infettarsi, né infettare altri. Tante attività commerciali obbligate a continue chiusure, furono condotte al fallimento. I giallorossi al potere, forse perché attratti dai metodi della dittatura comunista cinese, avevano preso gusto nel manovrare a loro piacimento la libertà delle persone, infatti, questo Paese è stato massacrato più volte a colpi di lockdown, anche quando il Covid ha iniziato ad essere molto meno pericoloso.

Il centrosinistra ha perso le ultime elezioni politiche anche per le misure liberticide adottate al tempo del Covid, che si sono rivelate oltretutto inefficaci visti i tanti morti che questa Nazione ha dovuto contare.

Roberto Penna
Roberto Penna
Roberto Penna nasce a Bra, Cn, il 13 gennaio 1975. Vive e lavora tuttora in Piemonte. Per passione ama analizzare i fatti di politica nazionale e internazionale da un punto di vista conservatore.

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