Ci risiamo. Vogliono togliere il crocefisso dalle aule, vecchia battaglia della sinistra che teme un vero simbolo di pace e di unione come solo nostro Signore sulla croce può essere, preferendogli uno straccio a righe colorate buono solo per le scenografie dei concerti di Jovanotti.  Naturalmente, nel frattempo, mentre fingeva di tergiversare o addirittura mostrare di aver abbandonato la battaglia contro il crocefisso, la sinistra nostrana metteva a segno qualche altro loro punticino, obiettivi secondari ma sempre attuali. Vietato fare il presepe nelle scuole pubbliche italiane. Nessuno lo ammetterà, ma è già così. Zitti, zitti, quatti, quatti, come si confà a qualsiasi bravo ratto di fogna. E sempre nel “silenzio distratto” della scuola, dei media e pure di qualche genitore, ecco sparire anche la poesiola di Natale, quella che a generazioni e generazioni di bambini è valsa il posto d’onore a capotavola davanti al parentame in attento ascolto di una stentata recitazione, in un momento di gloria, commozione e amore che nessuno di quelli che ne hanno goduto dimenticherà mai.

Per carità una poesia per Natale te la fanno studiare sempre, ma si parla di regali, feste, panettoni, torroni e quant’altro, e che nemmeno per sbaglio si nominino gli albergatori cattivi che cacciarono la Madonna e San Giuseppe, e i bravi pastori che li accolsero nella capanna tra un bue e un asino. Dice che questa storia d’amore, tenerezza e magia può offendere le altre confessioni, magari le stesse che i cristiani li cacciano e li accoppano nelle maniere più sconvolgenti. Poco importa, al Papa per primo va bene così, e non ha tempo nemmeno lui per chiarirci le idee che non siano quelle dove ci invita a leggere il Corano.

In tutto questo, elimina una tradizione oggi ed eliminane un’altra domani, ecco arrivare alla gogna anche alle ricette culinarie che hanno reso famoso in tutto il mondo quel modo di mangiare all’italiana che non fa gola solo a chi non l’ha provato. Perciò cosa c’è di meglio che prendere l’amato tortellino bolognese, privalo della sua classica farcitura a base anche di carne di maiale, e sostituire quest’ultima con carne di pollo, affinché questo nuovo bocconcino si trasformi dal goloso tortellino della tradizione nel “tortellino dell’accoglienza”, come se non fosse già abbastanza mantenere chiunque sbarchi in Italia, ma si debba anche accantonare il nostro modo di mangiare per accontentare chi a casa sua non rinuncerebbe mai a nulla per compiacerci o, meno che meno, per compiacere il nostro Dio.

Insomma, lungi dal discute la tradizione altrui che deve essere rispettata e alimentata. La nostra di tradizione la possiamo annientare, cancellare, soffocare ecc. ecc. E’ il piano internazionale in serbo per noi e con l’aiuto di parecchi “collaborazionisti”, sta funzionando benissimo. Cancellare e sostituire la nostra identità nazionale. Nel silenzio compiaciuto delle nostre più alte rappresentanze.