Dal mare al Monte Bianco, la Francia di Macron tenta (di nuovo) lo scippo di territori italiani.

Assistiamo da tempo, mesi, al tentativo da parte della Francia di erodere ampie aree dei nostri confini, che siano marittimi o terrestri, in barba al diritto internazionale e, soprattutto, nel silenzio delle istituzioni, nostrane ed europee, dei media e degli opinionisti da salotto, sempre pronti a ossequiare il nostro “alleato” francese, così buono, europeista e pronto ad insegnarci come essere giusti. Però qualcuno se ne è accorto e ha sollevato il caso in Parlamento. Nella fattispecie Fratelli d’Italia ha presentato due interrogazioni parlamentari in Senato, per fare luce su due distinte questioni. Una mozione – a firma del senatore Giovanbattista Fazzolari – riguarda i confini marittimi tra Italia e Francia; l’altra, a firma del Vicepresidente del Senato, Senatore Ignazio La Russa, riguarda la controversia relativa ai confini italo francesi del Monte Bianco.

Il trattato di Caen è stato firmato il 21 marzo 2015 tra i Governi di Italia e Francia. L’accordo è relativo alla definizione dei confini marittimi, rideterminando le linee di demarcazione tra le acque territoriali italiane e francesi e le zone sotto giurisdizione nazionale oltre i confini territoriali. In particolare il trattato comporterebbe l’assegnazione dell’esclusiva economica alla Francia sulla “fossa del cimitero”, tra Ventimiglia e Mentone, e su diverse zone a nord ovest della Sardegna, particolarmente ricche di fauna ittica anche pregiata (gambero rosso) e soprattutto vitali per l’economia delle aree interessate, di numerose flotte di pescherecci, di migliaia di famiglie. Inoltre le aree rivestono notevole importanza anche dal punto di vista delle risorse naturali: sembrerebbe infatti che vi siano riserve di gas (stima di 1.4 trilioni di metri cubi) e di petrolio (stima di 0.42 miliardi di barili), il cui sfruttamento non sarebbe più di esclusiva competenza italiana. Quello che appare incredibile è la motivazione per la quale il Governo italiano pro tempore abbia firmato un accordo particolarmente generoso nei confronti della Francia e decisamente svantaggioso per l’Italia. Nessuna motivazione in tal senso è mai stata esplicitata dal Presidente del Consiglio dei ministri Matteo Renzi, dal Ministro degli affari esteri e della cooperazione internazionale Paolo Gentiloni, dal sottosegretario con delega agli affari europei Sandro Gozi (sì, proprio lui, quello che ora lavora nel governo francese), rappresentanti del Governo italiano tavolo delle trattative e al momento della firma.

Come indica il diritto internazionale, ribadito anche nell’articolo 6 del trattato di Caen, questo entrerà in vigore e produrrà effetti giuridici a seguito “dell’avvenuto espletamento delle procedure interne necessarie per l’entrata in vigore dell’accordo, che nel caso dell’Italia è rappresentata dalla ratifica da parte del Presidente della Repubblica dopo la legge di autorizzazione del Parlamento.

Ratifica finora non avvenuta. Però in più di un’occasione la Francia ha agito come se il trattato fosse già in vigore, per il tramite addirittura di soggetti istituzionali come il Ministero dell’ecologia che, in occasione di una consultazione pubblica nel 2018 per definire le linee strategiche per la gestione del mare francese fino al 2030, ha pubblicato sul suo sito ufficiale delle cartine geografiche che riportavano i confini marittimi così come sarebbero stati se fosse entrato già in vigore il trattato di Caen. Situazione analoga ripetutasi anche quest’anno, con una consultazione pubblica tenutasi tra marzo e giugno dal Governo francese in cui sono stati riportati, ancora una volta, confini marittimi errati. Come se non bastassero i “presunti errori” cartografici, la Francia ha più di una volta agito come se il trattato di Caen avesse già ridefinito i confini con l’Italia, come dimostrano i sequestri di pescherecci italiani in acque territoriali italiane, come se le stesse fossero già trasferite alla sovranità francese. Sequestri sempre poi finiti con le scuse del Governo francese (consapevole della mancata ratifica del trattato di Caen). Però non si può non notare come questi atteggiamenti, questi scippi di territorio da parte della Francia, mirino a creare una situazione de facto per la quale, per prassi consolidata, il trattato di Caen rischia di essere considerato vigente anche in assenza di ratifica da parte dell’Italia. Una forzatura vergognosa delle norme internazionali. Una situazione che desta quindi forti preoccupazione e che per questo ha visto levare in parlamento la voce di FdI, la quale ha chiesto una reazione da parte del Governo e, soprattutto, di ritirare l’Italia da questo trattato ancora “pendente” che lede palesemente i nostri interessi nazionali.

Analogamente è accaduto con i confini italofrancesi del Monete Bianco. Questi i confini nella zona del massiccio del Monte Bianco sono da tempo oggetto di una controversia internazionale tra le due Paesi. In particolare Punta Helbronner, particolarmente importante per l’Italia come punto di arrivo della funivia proveniente da Courmayeur e come sito dello storico Rifugio Torino. Questa controversia nasce dalle cartografie ufficiali francesi in cui i confini di Stato vengono tracciati in violazione dei trattati internazionali. È evidente che i francesi sono fissati con il taroccare le carte geografiche! Infatti, sia il Trattato di Torino del 24 marzo 1860, sia il Trattato di pace di Parigi del 10 febbraio 1947 dopo la seconda Guerra mondiale, stabiliscono con chiarezza che la frontiera tra l’Italia e la Francia corre sullo spartiacque, ovvero sulla linea displuviale nel massiccio del Monte Bianco. Quindi il confine passa esattamente sulla cima del Monte Bianco e, appunto, sulla displuviale del Colle del Gigante, lasciando una consistente porzione di Punta Helbronner e tutta la zona circostante il Rifugio Torino ampiamente nel territorio italiano. Ma nonostante tutto ciò, anche in questo caso le autorità francesi hanno puntato a consolidare una situazione de facto, la stessa che si teme per il trattato di Caen. Infatti le autorità locali e nazionali francesi dal dopoguerra in poi si sono ostinate ad assumere decisioni amministrative sulla base della cartografia da loro unilateralmente a arbitrariamente prodotta che, senza nessun fondamento storico e giuridico, prevede l’inclusione nel territorio francese sia della vetta del Monte Bianco sia di una estesa zona nell’area del Colle del Gigante.

La situazione si è aggravata nel 2015 a seguito dell’apertura al pubblico del nuovo impianto funiviario italiano denominato “Skyway Monte Bianco” (che collega Courmayeur con Punta Helbronner) e del notevole successo commerciale da questo ottenuto in diretta concorrenza con l’omologo impianto francese di Chamonix. Infatti su incarico del sindaco di Chamonix, alcuni operatori hanno provveduto, senza alcuna concertazione con le autorità italiane, ad istallare dei sistemi di chiusura al cancello che il gestore funiviario italiano aveva posizionato sulla terrazza del Rifugio Torino per motivi di sicurezza, impedendo in questo modo il diretto accesso dal rifugio al Ghiacciaio del Gigante e quindi alle cime del massiccio.

Anche grazie ad una interrogazione presentata all’epoca dal Senatore Aldo Di Biagio, si giunse ad un accordo tra le diplomazie dei due Paesi con il quale, nel rinviare ogni conclusione sull’esatta definizione dei confini, si stabiliva che in futuro nessuna parte avrebbe intrapreso atti unilaterali sulle porzioni di territorio interessate dalla controversia. Ma chiaramente i francesi quando si tratta di guardare ai propri interessi, non ne hanno per nessuno. Infatti questo accordo è stato recentemente violato dai Comuni di Chamonix e di Saint-Gervais che, con un’ordinanza congiunta, il 27 giugno 2019 hanno vietato il sorvolo in parapendio in tutta la zona circostante la vetta del Monte Bianco, invadendo quindi con questa decisione amministrativa anche il territorio ricadente sotto la sovranità italiana. L’Igm (Istituto geografico militare), ricevuta la segnalazione in merito all’ordinanza dalla Guardia di Finanza, ha informato della questione il Ministero degli Affari Esteri, invitando la Farnesina ad attivarsi per trovare una soluzione. La Procura di Aosta ha aperto un fascicolo, mentre il Sindaco di Courmayeur, Stefano Miserocchi, ha inoltrato tutta la documentazione alla Regione Valle d’Aosta chiedendo di fissare un incontro per discutere la questione.

Questo contenzioso, oltre il rilevante significato simbolico e politico della sovranità nazionale sulla vetta del Monte Bianco da cui l’Italia non può essere esclusa per un’arbitraria iniziativa francese, ha concrete ricadute sulla gestione di importanti attività economiche e sulle responsabilità amministrative e giudiziarie in tema di sicurezza e gestione dei soccorsi.

Fratelli d’Italia, ancora una volta unica forza politica in Parlamento attenta alla difesa dei nostri confini, per bocca Senatore Ignazio La Russa, ha per questo presentato una interrogazione chiedendo chiaramente al Governo cosa e quali iniziative intenda intraprendere per tutelare l’interesse nazionale e la sovranità dello Stato italiano nelle aree del massiccio del Monte Bianco che appartengono al nostro territorio nazionale ma vengono arbitrariamente acquisite da atti amministrativi delle autorità francesi; come lo stesso intende supportare le istituzioni territoriali direttamente coinvolte (il Comune di Courmayeur e la Regione autonoma della Valle d’Aosta) nella gestione dei problemi amministrativi ed economici relativi alle attività turistiche; infine in che modo il Governo intende definitivamente concludere e risolvere questa diatriba diplomatica che si trascina ormai da oltre 70 anni, durante i quali l’Italia ha sempre subito le iniziative unilaterali ed arbitrarie delle autorità francesi.

Perché in fin dei conti si tratta di questo: subire i capricci di una nazione che ha un governo che si dichiara a parole il più europeista di tutti, ma che poi costantemente, dalla guerra il Libia del 2011, alla gestione dei porti per le Ong, all’accordo di Aquisgrana con la Germania, passando per il modo con il quale la gendarmeria francese impacchetta e scarica i migranti dentro il nostro confine, non fa che portare avanti i propri interessi, a danno di chiunque si trovi sulla sua strada, in particolare l’Italia.

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