Dal Pacifico all’Africa subsahariana: la Russia si espande e apre altri fronti per destabilizzare l’Occidente.

La Russia agita le acque del Pacifico e le manovre che sta portando avanti insieme alla Cina hanno fatto scattare gli allarmi dei più attenti. È un campanello d’allarme e arriva a mettere sul tavolo che i peggiori timori del Giappone non erano infondati. Le autorità giapponesi hanno accusato la Russia di “occupare illegalmente” le Isole Curili. Fatto che sottolinea nel suo diplomatico Blue Book, che è un reportage che raccoglie la voce del governo giapponese su quanto sta accadendo nel mondo. Putin in risposta ha aumentato la presenza militare nell’area.

Le Isole Curili possono non sembrare niente all’Occidente, ma gli interessi chiave si muovono intorno a loro . Le Kuriles sono una catena di isole che si trovano tra la penisola russa della Kamchatka, a nord, e l’isola giapponese di Hokkaido, a sud, separando il Mare di Okhotsk dal Pacifico.

Nello specifico, le quattro isole che il Giappone rivendica sono: Kunashir, Shikotan, Iturup e Habomal. E si riferiscono a loro non con la denominazione russa di Kuriles, ma come Territori del Nord.

Come ha detto ad ABC.es l’esperto José Luis Fiori:“Chi ha il potere mondiale non è colui che controlla direttamente il ‘cuore del mondo’, è colui che è capace di circondarlo”.

Le influenze nell’Africa subsahariana

Le Nazioni Unite riconoscono ufficialmente l’esistenza di 54 Stati africani. L’ultimo, il Sud Sudan, è entrato a far parte delle Nazioni Unite nel luglio 2011. Nell’ottobre 2019, 43 leader del “continente nero” sono giunti a Sochi per celebrare il primo vertice russo-africano con il presidente Vladimir Putin. Questa foto di famiglia è stata sufficiente a mostrare la portata della penetrazione russa in Africa, che è stata in gran parte guidata nell’ultimo decennio.

Il commercio internazionale con l’Africa subsahariana è sempre più dominato dalla bulimia espansionistica della Cina, ma è la Russia che, da qualche tempo, sta marcando militarmente il suo territorio con massicce esportazioni di armi e contingenti di truppe mercenarie. Secondo l’istituto SIPI, un anno dopo il vertice di Sochi, l’industria russa rappresentava già il 30% del commercio di armi in Africa, rispetto al 5% degli Stati Uniti e al 7% della Francia.

La posta in gioco – e il timore di turbare Mosca – è stata evidenziata durante il voto del 2 marzo delle Nazioni Unite per condannare l’invasione dell’Ucraina. Dei 54 Stati africani, 28 hanno votato in difesa dell’Ucraina e 25 si sono astenuti; solo la dittatura eritrea ha votato in modo schiacciante a favore della decisione di Putin.
In molti Paesi con un recente passato da alleati della defunta Unione Sovietica, i tempi della Guerra Fredda pesano ancora molto. Anche gli interessi a medio e lungo termine. In Africa ci sono un centinaio di dispute di confine aperte e alcuni regimi controllati dai militari non escludono di dover ricorrere un giorno al precedente creato da Putin con l’Ucraina.

Per la Russia, invece, l’Africa subsahariana rappresenta, come ha detto lo stesso presidente Putin a Sochi, “un continente di opportunità”. Economico nel medio termine, grazie alle sue immense risorse naturali. E politico nel breve termine, soprattutto ora con la guerra in corso in Ucraina, data la vicinanza dell’Africa all’Europa occidentale.

Gli analisti della penetrazione militare russa nel continente nero ipotizzano due possibili strade o strategie per il Cremlino. Il primo è una ripetizione del “soft power” dell’ex Unione Sovietica nell’Africa subsahariana: Mosca offre alle ex colonie europee sicurezza in cambio dell’accesso allo sfruttamento delle loro risorse naturali. La seconda strategia sarebbe meno diretta: promuovere l’instabilità politica dei regimi africani attraverso l’esportazione di armi e la distorsione dei processi elettorali. Un continente instabile – e la conseguente emigrazione di massa verso l’Europa – intrappolerebbe il Vecchio Continente a nord e a sud e renderebbe inevitabili i negoziati dell’UE con la Russia.

La penetrazione militare in Africa avviene attraverso canali aperti e istituzionali e attraverso i contratti dei regimi autoritari con le cosiddette “compagnie militari private” russe, la più nota delle quali è la società di servizi militari Wagner.

Leo Valerio Paggi
Leo Valerio Paggi
Leo Valerio Paggi per La Voce del Patriota.

1 commento

  1. In Africa abbiamo i Francesi con le ditte e i militari, gli Inglesi col residuo del Commonwealth ed il SudAfrica, i Cinesi con una presa economica sempre più forte, gli Americani con tante iniziative di tutti i generi, dunque è un continente che interessa un pò a tutti….. tranne ai suoi abitanti che vengono volentieri in Europa !

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