Dalla “città ostile alla città amica” attraverso una mobilità sostenibile per le persone diversamente abili

“Il livello di civiltà di un popolo e di uno Stato si misura anche dalla capacità di assicurare alle persone con disabilità inclusione, pari opportunità, diritti e partecipazione a tutte le aree della vita pubblica, sociale ed economica“. Lo scrive il Presidente della Repubblica in un messaggio nella Giornata internazionale per i diritti delle persone con disabilità.   

In relazione alla mobilità bisogna partire da questo presupposto: “dalla città ostile alla città amica”. I centri urbani, ed i relativi sistemi per la mobilità, sono scomodi per tutti e per molte persone sono addirittura impraticabili: su questo vi è una convinzione generale. Ugualmente, però, siamo tutti convinti che per migliorare gli spazi costruiti e le nostre città sia possibile utilizzare leggi che esistono da tempo.

Secondo le stime dell’Unione Europea le persone con disabilità che vivono all’interno del vecchio continente oggi sono circa 100 milioni, una cifra che tende ad aumentare a causa del progressivo invecchiamento della popolazione. Secondo una stima del Censis in Italia sono oltre quattro milioni le persone con disabilità, trend stimato in crescita e pari a 6,5 milioni nel 2040.

Viste queste cifre considerevoli e differenti per territori, l’Unione Europea ha ritenuto necessario inserire nella sua agenda il tema e le problematiche legate all’accessibilità in Europa, termine che in questo caso è utilizzato con un’accezione molto ampia e che vuole comprendere prodotti, servizi, infrastrutture e tutto ciò che deve essere semplificato per un accesso ed uso da parte di persone con disabilità e non solo. Su questo tema si è mossa in primis la Commissione Europea che ha pubblicato una proposta di direttiva per l’adozione dell’Atto Europeo di Accessibilità (AEA). Un atto che ha lo scopo di definire i criteri di accessibilità per una serie di prodotti e servizi che possono essere considerati fondamentali per le persone con disabilità, sia temporanea sia permanente, e che dovrebbero essere rispettati obbligatoriamente da tutti gli Stati membri dell’UE se la direttiva per la creazione dell’AEA venisse approvata.

La proposta di direttiva, approvata dal Parlamento Europeo, prevede che gli Stati debbano garantire ai propri cittadini l’accessibilità verso i distributori automatici di biglietti e check-in, gli sportelli bancomat, i PC e sistemi operativi, i telefoni e televisori, i servizi bancari per i consumatori, gli e-book, i servizi di trasporto (compresi i trasporti pubblici urbani quali metropolitana, ferrovia, tram, filobus e autobus) ed i servizi connessi, l’e-commerce e gli altri servizi, quali terminali di pagamento, lettori di e-book e siti web.

In Italia, sin dal 1971, una serie di provvedimenti ha sancito impegni ed obblighi per tecnici ed amministratori, anche se in quell’epoca la necessità dei provvedimenti non era stata ancora assorbita culturalmente. Queste pressioni hanno portato alla emanazione di ulteriori Leggi importanti tra le quali la 13/89, il DM 236/89, la 104/92, “Legge quadro sull’handicap” e il DPR 503/96. Attualmente quindi, le disponibilità normative sull’accessibilità ed il superamento delle barriere architettoniche, sono notevoli ma gestite con strumenti inadeguati. Motivo per cui si conferma essenziale l’Atto Europeo di Accessibilità.

I problemi conseguenti hanno ricadute negative di tipo sociale ed economico, su un’ampia fascia di persone con svantaggi per una ridotta mobilità. È necessario, pertanto, invertire la tendenza e potenziare le azioni concrete che attuino le Leggi ed abbiano efficacia per rendere lo spazio costruito, i sistemi di trasporto ed il territorio, realmente vivibili da parte di tutti i cittadini. Occorre superare i limiti fin qui dimostrati nel porre decisione e continuità, destinare risorse umane e finanziarie, individuare priorità da affrontare anche sul tema della fruibilità urbana e della mobilità sia in modo generalizzato sia con particolare riguardo per chi ha difficoltà motoria o sensoriale.

La legislazione vigente contempla una serie di norme che tendono ad agevolare la mobilità delle persone diversamente abili alle quali, il legislatore, ha riconosciuto il diritto di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo dei servizi di trasporto collettivo alle stesse condizioni degli altri cittadini. Nello stesso modo, anche la materia del trasporto su gomma, tranviario, filoviario e metropolitano è stata disciplinata, nel nostro ordinamento, da una serie di disposizioni legislative e ministeriali.

Secondo l’art. 26, comma 1 (Mobilità e trasporti collettivi) della Legge Quadro della Legge 104/92 le Regioni sono tenute “a disciplinare le modalità con le quali i Comuni dispongono gli interventi per consentire alle persone handicappate la possibilità di muoversi liberamente sul territorio, usufruendo, alle stesse condizioni degli altri cittadini, dei servizi di trasporto collettivo appositamente adattati o di servizi alternativi”. Inoltre, i Comuni devono assicurare, nell’ambito delle proprie ordinarie risorse di bilancio, modalità di trasporto individuali per i portatori di handicap non in grado di servirsi dei mezzi pubblici.

Dall’entrata in vigore della presente Legge le Regioni erano tenute ad elaborare, nell’ambito dei “Piani Regionali di Trasporto”, i “Piani di mobilità delle persone handicappate”, da attuare anche mediante la conclusione di accordi di programma ai sensi dell’art. 27 della Legge n. 142 dell’8 giugno 1990. I suddetti Piani dovevano (devono) prevedere servizi alternativi per le zone non coperte dai servizi di trasporto collettivo e, fino alla completa attuazione dei Piani, le Regioni e gli Enti Locali dovevano assicurare i servizi già istituiti. 

I “Piani di mobilità delle persone handicappate” predisposti dalle Regioni dovevano essere coordinati con i Piani di trasporto predisposti dai singoli Comuni o Province. Di tutto questo, ad eccezione di alcune realtà virtuose (Macerata e poche altre), non si ha traccia o esperienze significative.

Oltre alla specifica normativa relativa all’eliminazione delle barriere architettoniche nei servizi pubblici, altri provvedimenti sono intervenuti per agevolare la mobilità dei cittadini diversamente abili con i mezzi di trasporto pubblici. Si ricorda che la Legge 104/92, all’art. 26, impone alle Regioni, alle Province ed ai Comuni di “assicurare la mobilità delle persone disabili e di supplire, con mezzi adeguati, alla carenza o assenza di accessibilità nel Trasporto Pubblico Locale”.

È palese che non tutti gli utenti della strada godono degli stessi diritti; esistono infatti categorie di utenze definite “deboli” composte da soggetti diversamente abili, anziani ed altri. Infatti, molte persone con ridotte capacità motorie, visive o uditive, si trovano, purtroppo, ad essere ancora in parte discriminate poiché uno scalino o la larghezza di una porta sono loro di impedimento nelle varie occasioni di vita sociale.

I suggerimenti sono mirati alle Amministrazioni Regionali in modo da definire le linee guida per la realizzazione di appositi “Piani della mobilità delle persone diversamente abili”, la cui redazione rimane a cura delle Amministrazioni locali, al fine di risolvere i problemi dell’accessibilità alla città ed indirizzare la programmazione verso la previsione delle condizioni elementari necessarie per rendere la città fruibile a tutti, oltre il mero rispetto di quanto previsto dalle leggi vigenti in materia (tra cui la legge n. 4 del 2004, riguardante l’obbligo di accessibilità per i siti di pubblica utilità, o la Legge n. 13 del 1989, che introduce l’obbligo, per qualsiasi edificio privato, del rispetto di tre condizioni: accessibilità, adattabilità, visibilità).

Il “Piano della mobilità delle persone diversamente abili” quindi si indirizza verso l’articolazione di una serie di approcci che permettano un sostanziale miglioramento della qualità degli spostamenti delle utenze deboli attraverso un drastico abbattimento delle barriere architettoniche.

Il Piano della mobilità delle persone diversamente abili, in ambito locale, potrà e dovrà essere realizzato in sinergia con la Protezione Civile, il Comune ed il terzo settore significativamente attivo in questo delicato settore. Implementare misure specifiche nei piani di emergenza ha l’obiettivo di garantire alle persone con disabilità un’equa protezione, una città sicura, amica e non ostile.

Marco Foti
Marco Foti
Dipartimento Nazionale Trasporti Fratelli d’Italia
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