Navi ONG, offensiva economica cinese: l’Italia non difende il suo mare

Il Mediterraneo è sempre più in fermento, le navi Ong: “Mare Jonio” ed “Alan Kurdi” continuano ininterrottamente a provocare le autorità italiane, la strategia è sempre la stessa: alimentare un sentimento di pietà verso i presunti naufraghi per poi favorire l’ clandestina, una sorta di ricatto morale che trova sponda sulla terraferma in tutto l’apparato ecclesiastico (C.E.I, Comunità di Sant’Egidio ecc.ecc.). La posta in gioco, come ormai tutti sanno, è in realtà il redditizio business del Terzo settore, ma il Canale di Sicilia non è l’unica zona marittima sensibile per la nostra penisola. Il recente memorandum “Italia-Cina” ha evidenziato il carattere sempre più aggressivo della super-potenza asiatica che ha intenzione di intervenire ed influenzare le dinamiche interne di tutti i maggiori porti italiani. Le mire asiatiche si sono concentrate principalmente, e non a caso, sullo scalo di Trieste. Su questo punto la strategia cinese dovrebbe far riflettere poiché, secondo il diritto internazionale, il porto triestino ai sensi del Trattato di Parigi (firmato dall’Italia nel 1947) gode non solo dello status di porto franco ma anche dell’extraterritorialità. In definitiva la tutela dell’autonomia del porto in seno al Consiglio di Sicurezza Onu, spetta a Stati Uniti e Regno Unito. Tutto ciò comporta il serio rischio che la Cina, appellandosi all’extraterritorialità dello scalo, possa in futuro agire in punta di diritto qualora ravvisi ostacoli ai suoi interessi economici e strategici nell’Adriatico.

Alla luce di queste nuove sfide, che s’inseriscono sempre più prepotentemente nel quadro geopolitico della nostra penisola, appare chiaro che l’Italia, per difendere i propri interessi, dovrà innanzitutto riappropriarsi del proprio mare. Viceversa la sensazione diffusa è che le politiche marittime sono ormai fuori controllo, se da una parte la grande distribuzione ha messo in ginocchio i nostri pescatori, dall’altra tutto il Mediterraneo è oggi in balìa di trafficanti senza scrupoli. Le coste meridionali del mare nostrum sono state per anni, e a quanto pare continuano ad essere, alla mercé di organizzazioni malavitose, che traghettano in Europa centinaia di migliaia di immigrati con l’aiuto di forze non governative internazionali, formazioni che hanno in odio il concetto stesso di Patria e che si adoperano attivamente per lo sradicamento di ogni identità nazionale. La volontà di prendere il mare per vincere se stessi o col fine di compiere un’azione eroica per la propria comunità, è brutalmente sostituita da una meccanica tratta degli schiavi che alimenta l’invasione migratoria e distrugge i caratteri etnici, culturali e tradizionali che contraddistinguono la Nazione italiana.

Ecco che il Mediterraneo, da sempre veicolo e stimolo di rinascita, diviene vettore di caos e morte. Nei nostri porti infatti si perpetra quotidianamente l’umiliazione dei nostri prodotti agro-alimentari ed artigianali attraverso l’arrivo di navi cariche di merce di bassa qualità, in ossequio ai parametri e alle regole imposte dall’Unione Europea. E se da un lato le nostre eccellenze vengono prima ostacolate e poi bandite, dall’altro si spalancano le porte alle grandi filiere internazionali, che prosperano nel caos del turbo-capitalismo senza limiti. Così, mentre la Patria agonizza, il mercato globale si fortifica e si espande. Il mondialismo fagocita, inghiotte e poi livella verso il basso ogni sfumatura di pensiero, ogni retaggio ereditato e ogni maestria artigianale: quella che siamo chiamati a combattere, pertanto, è una delle guerre più difficili della nostra storia. Per questo, ogni italiano che ha a cuore la Patria dovrebbe situarsi idealmente oltremare: perché proprio da lì, nonostante tutto, continueranno ad arrivare le minacce più grandi. È proprio lì, nelle acque azzurre del nostro Mediterraneo, che si combatteranno ancora una volta le battaglie decisive per la nostra Nazione e per il nostro popolo. In questa società liquida, spogliata di ogni punto di riferimento stabile, sopravviverà soltanto chi riuscirà a fissare la stella polare della Patria, ritrovando la forza per invertire le rotte dei nuovi titani, che vogliono calpestare la nostra sovranità e decostruire la nostra identità.

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