Decreto 19/20 in conversione: Conte uccide la Repubblica Parlamentare.

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È giunto il momento di esprimere con fermezza il dissenso e dire un deciso no alla conversione del decreto legge 19/20, spia dell’inaccettabile deriva autoritaria che ha assunto il Governo.

È noto che i presupposti per l’emanazione dei decreti legge sono individuati dalla Costituzione nella necessità e nell’urgenza. Necessità e urgenza che non si ravvedono nelle pieghe di un provvedimento che è stato sostanzialmente utilizzato per rabberciare grossolanamente gli errori dei precedenti atti ed ha agito su una situazione che ormai è diventata non più emergenziale, ma drammaticamente strutturale.

E’ sufficiente ripercorrere l’evoluzione della pandemia in Italia per comprendere che il DL in  conversione alle Camere non si pone sui normali binari dell’attività legislativa governativa come sino ad oggi siamo stati abituati a concepirla.

Il Governo Italiano, infatti, con delibera del Consiglio dei Ministri, dichiarava lo Stato di Emergenza Nazionale il 31 gennaio, per poi galleggiare in uno stato di semi incoscienza rispetto alla possibile propagazione del virus sino alla fine del mese di febbraio. Per quasi un  mese i più eminenti esponenti dei partiti di maggioranza sono andati avanti a suon di slogan, a fare aperitivi in centro a Milano e a tacciare la minoranza, in particolare Fratelli d’Italia, di xenofobia, perché chiedevamo di chiudere le frontiere, di mettere in quarantena chi proveniva dalla Cina e di proteggere la Nazione. D’improvviso, poi, il risveglio dal torpore e l’adozione del primo decreto, il n. 6 del 2020, di febbraio, con il quale si conferiva al Presidente del Consiglio, temporaneamente, e  sulla base di specifiche condizioni, il potere di emanare DPCM per il tramite dei quali affrontare l’emergenza epidemiologica. Questo potere se ben ricorderete era limitato a specifiche zone: i luoghi che presentavano i focolai. Tuttavia, con ogni successivo DPCM le misure venivano estese, dalle singole zone focolaio sino a ricomprendere il 4 marzo tutto il territorio nazionale. Dal 4 marzo il lockdown, con la chiusura delle attività produttive, commerciali, delle scuole e dei tribunali. L’Italia, per il tramite di provvedimenti del presidente del Consiglio, che ricordiamo essere dei meri provvedimenti amministrativi, è stata congelata integralmente, d’improvviso.

E dunque, sulla base di quel primo decreto, che tuttavia consentiva l’adozione di misure anche restrittive della libertà di movimento per contenere il virus, e che dava la possibilità di agire però su specifiche porzioni del territorio nazionale colpite dal virus, si sono sovrapposti i seguenti DPCM. E con questi, è stata fortemente compressa la libertà personale dei cittadini e delle imprese indiscriminatamente, senza un’analisi coerente dei dati e della reale situazione sanitaria della nazione. Analisi di cui si è occupata Fratelli d’Italia, semplicemente raccogliendo ed analizzando i dati ISTAT sulla mortalità del 2018, 2019 e del 2020. Il partito lo ha  fatto per avere un quadro di cosa stesse accadendo, quadro che il Governo e la Protezione Civile non fornivano. Ma per trovare soluzioni coerenti con i bisogni occorre avere consapevolezza dello stato di fatto. Ebbene in realtà questo Governo non possedeva alcuna consapevolezza dell’incidenza del virus sul territorio nazionale, ciò che ha determinato un’inaccettabile confusione normativa oltre che un’indecente irrazionalità sanzionatoria. Preme infatti ricordare che in un primo momento, per le violazioni delle restrizioni alla libertà di movimento  erano state previste conseguenze penali. Da questa previsione sono derivati migliaia di procedimenti che avrebbero ingolfato le procure, dunque con il decreto ora in conversione le sanzioni penali sono state tramutate, anche retroattivamente, in sanzioni amministrative, ma con conseguenze ben più afflittive rispetto a quelle previste precedentemente, soprattutto per le aziende che hanno visto sommarsi alle sanzioni pecuniarie anche la possibilità della chiusura dell’esercizio. Tutto ciò è accaduto, abbiamo detto, in un quadro normativo confuso, che cambiava di ora in ora, di giorno in giorno e di conferenza stampa in conferenza stampa.

Ecco alla confusione che ha gettato nell’incertezza milioni di famiglie il governo ha risposto con le faq, portando a compimento così il totale sovvertimento della gerarchia delle fonti del diritto e riducendo la carta costituzionale e i diritti fondamentali che vi sono scolpiti, ad un mero orpello, un contenitore vuoto, emanando atti di dubbia costituzionalità. E questa deriva anticostituzionale del Governo, si badi è stata segnalata da Fratelli d’Italia in più occasioni e non è stato fatto in beata solitudine, perché al coro si sono aggiunte le voci di titolati costituzionalisti, tra i molti Sabino Cassese, che  a più riprese ha aspramente criticato l’attività del governo.

Ebbene, in Italia, come è noto non esiste uno strumento per dare pieni poteri all’esecutivo, le Camere restano sempre sovrane, non c’è uno strumento tecnico che consenta all’esecutivo, anche solo temporaneamente, di assumere sui di sé le prerogative del legislativo. E se mentre, inizialmente, al propagarsi di questa pandemia, l’eccezionalità della situazione poteva giustificare  l’esigenza di rimettere nelle mani del presidente del consiglio un più ampio potere discrezionale per la gestione dell’emergenza, oggi no, questo presupposto si è irrimediabilmente sgretolato sotto il peso dell’abuso che Conte ha fatto di queste prerogative e della manifesta incapacità dimostrata. Ci si domanda perché Conte abbia senza remore utilizzato i DPCM per comprimere le libertà dei cittadini, ma non ne abbia fatto uso per garantire agli italiani le necessarie fonti di sostentamento. Lo abbiamo sentito dire nelle innumerevoli conferenze stampa: ”noi consentiamo”, parlando della libertà di poter incontrare i nostri cari e di portare i nostri figli al parco. Ebbene occorre ricordare che lo Stato non elargisce i diritti sulla base di un capriccio, ma è suo precipuo dovere consentirne il libero esercizio e suo inderogabile obbligo garantirne il rispetto del perimetro.

E dunque oggi, proprio per difendere il perimetro dei diritti indebitamente compressi dei cittadini, emerge il dovere di dire No ad ulteriori colpi di mano. Bisogna necessariamente riportare nelle Camere l’alveo naturale della discussione, una discussione che è stata pesantemente mortificata, nonostante vi sia stata sin da subito la più ampia volontà di collaborare da parte di Fratelli d’Italia, che ha fatto proposte, emendamenti, si è autoregolamentato, stralciando tutto il necessario per dare la possibilità a questo governo di esaminare quelle che erano delle richieste di assoluto buon senso, che la maggioranza ha puntualmente bocciato.

Si sono circondati di task force e di esperti per non portare il dibattito nelle  sue sedi naturali e per non confrontarsi con gli unici con cui avrebbero avuto l’obbligo di farlo, con il Parlamento. Con il Parlamento esiste un obbligo di confronto non più derogabile nè procrastinabile, perché il Parlamento è il popolo, è la volontà del popolo e al popolo risponde.

Invece sono stati nominati Commissari straordinari ed esperti di ogni sorta, che non rispondono a nessuno e che trattano la libertà degli italiani proprio come ha fatto il Governo sin ora, con inaccettabile sufficienza e come un’elargizione.

Abbiamo assistito ad abusi e soprusi perpetrati nei confronti dei cittadini, che stremati dal lockdown e da regole incomprensibili ed introdotte senza criterio sono stati multati, perché passeggiavano o perché andavano a trovare i propri figlioli, spesso senza neanche sapere che stessero violando delle prescrizioni. Perché le prescrizioni di questo Governo sono sempre state odiosamente oscure e seguitano ad esserlo ora con le ormai famigerate linee guida di riapertura delle attività, che stanno in molti casi impedendo alle categorie di riaprire.

I cittadini hanno il diritto di sapere sempre cosa è lecito e cosa non lo è. Le leggi devono essere chiare, precise  e devono contenere indicazioni non suscettibili di interpretazioni, in caso contrario è il caos, la discrezionalità e l’arbitrio.

Ebbene, con questo decreto, in buona sostanza altro non si è fatto che tentare di mettere pezze alle illegittimità poste in essere con gli atti normativi e amministrativi precedenti, in molti casi aggiungendo confusione ad un quadro già sufficientemente compromesso.

I tempi sono più che maturi per tornare in Parlamento a decidere delle libertà dei cittadini. I tempi sono più che maturi per rimettere nel giusto ordine le fonti del diritto e per rimettere la Costituzione al di sopra di provvedimenti unilaterali e autoritari.

E’ tempo di liquidare le innumerevoli e inutili task force, gli intrepidi commissari, gli esperti domiciliati all’estero, le miriadi di ordinanze, decreti e provvedimenti  e restituire alle istituzioni la responsabilità politica che gli compete in virtù del principio di rappresentanza e al popolo ogni strumento utile alla tutela dei propri diritti fondamentali.

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