Decreto liquidità: banche fanno richieste non previste da normativa.

Tra le misure previste dal decreto liquidità spiccano i 750 miliardi messi sul piatto dal Governo sotto forma di garanzie per venire incontro a grandi, piccole e medie imprese messe in ginocchio dal lockdown dovuto al coronavirus.  Il provvedimento infatti riguarda prestiti a tassi agevolati a piccole e medie imprese e prevede l’inizio del pagamento delle rate solo dopo 24 mesi dalla concessione, ma sembra proprio che alcune banche stiano rendendo la vita difficile ai titolari delle imprese, aggiungendo una loro propria modulistica.

Lo scopo del provvedimento era proprio quello di semplificare l’accesso al prestito, tanto che la modulistica per accedere è piuttosto semplice, basta andare sul sito www.fondidigaranzia.it dove si trova il modulo per la richiesta (si tratta dell’allegato 4 bis),  compilare e sottoscrivere i modulo ed inviarlo usando anche una semplice email allegando ovviamente un documento di identità, tuttavia, come dicevamo alcune banche hanno aggiunto una loro propria modulistica, ma soprattutto hanno inserito alcune clausole e condizioni che non sono previste o richieste dalla legge (il riferimento è l’articolo 13 comma 1 lettera m del dl 23 del 2020, il cosiddetto decreto liquidità imprese). Abbiamo preso ad esempio alcuni istituti ma ce ne potrebbero essere altre.

Nel caso a noi pervenuto ad esempio si chiede ulteriore documentazione, che si aggiunge a quello del Fondo di garanzia e in cui è presente un elenco di attività che mal si concilia con quanto previsto dalla norma come:

– Ultimo bilancio/modello unico depositato con ricevuta di presentazione;

– elenco di altri rapporti bancari con indicazione degli affidamenti in essere

– elenco dei principali clienti e fornitori

– fatture da gennaio a marzo quietanzate per pagamento/fornitori

Il governo ha dato l’impressione che i soldi fossero già lì pronti e che le persone avrebbero dovuto solamente presentarsi in banca, ma la realtà appare diversa.

Ma soprattutto quali saranno i tempi? La posta in gioco è alta per un’economia già debole prima dell’epidemia. Un eccessivo ritardo nel far arrivare nuovo ossigeno alle 2,1 milioni di aziende bloccate – è l’allarme lanciato da alcuni economisti – potrebbe vanificare gli sforzi del governo per evitare il fallimento di tante imprese.

Per questo infatti nei giorni scorsi  Banca d’Italia ha sostenuto che sarebbero necessari dei finanziamenti a fondo perduto.

 

Letizia Giorgianni
O te ne stai in un angolo a compiangerti per quello che ti accade o ti rimbocchi le maniche, con la convinzione che il destino non sia scritto. Per il resto faccio cose, vedo gente e combatto contro ingiustizie e banche. Se vuoi segnalarmi qualcosa scrivimi a info@letiziagiorgianni.it
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