Decreto Sicurezza, FDI: scarse risorse per le Forze dell’Ordine

Continuiamo oggi ad analizzare il “cuore” del decreto sicurezza, alla ricerca di quelle norme tanto annunciate soprattutto dai partiti del centrodestra in elettorale. Ora uno di quei partiti, la Lega, è al governo del Paese insieme ai grillini, e noi vogliamo scoprire se ha adempiuto alle tante promesse o ha tradito – magari anche solo in parte – la degli elettori accettando i limiti imposti dal che non aveva certo lo stesso programma. E per riuscire bene nel nostro compito, paragoneremo come già abbiamo fatto anche per i capitoli del riguardanti l’immigrazione (li troverete qui)  le norme partorite dal governo giallo-verde con quello che avrebbe fatto Fratelli d’ al posto loro.

Oggi cominciamo analizzando la parte che riguarda le Forze dell’ordine, polizia e . È previsto all’art. 33 il superamento del limite massimo di spesa per il trattamento accessorio del personale, anche di livello dirigenziale, delle Forze di polizia. L’art. 34 prevede per il 2018 lo stanziamento di 16 milioni diretti ai , cifra che raggiungerà i 50 milioni per gli anni successivi al 2019. L’art. 35 prevede l’integrazione delle risorse finanziarie destinandole espressamente alla revisione dei ruoli delle Forze di polizia, e al riordino dei ruoli e delle carriere del personale delle Forze armate.

Riguardo a queste decisioni, Fratelli d’ si dichiara assolutamente concorde ma fa anche notare che nel non c’è traccia dell’inasprimento delle pene per violenza o minaccia a pubblico ufficiale. Inoltre, Fratelli d’ è molto netto nel chiedere l’abolizione della così della “legge sulla tortura”, nome a effetto per una legge concepita esclusivamente per legare le mani alle forze dell’ordine. In aggiunta a ciò, sarà necessaria anche l’introduzione di norme penali adeguate per punire le e gli atti violenti contro i servitori dello Stato.

In più, Fratelli d’Italia ritiene decisamente scarsi i finanziamenti per le FF.AA. Nulla è previsto per supportare le attività di sicurezza, comprese le operazioni in mare, svolte dal nostro personale militare. Serve ripensare al ruolo del nostro esercito: le guerre non si combattono più sui campi di battaglia, si combattono ogni giorno nelle nostre città, contro il terrorismo e la criminalità. Quindi l’utilizzo dell’esercito per garantire la sicurezza deve diventare la regola e non l’eccezione, in un contesto di direttive chiare e definite. Occorre, in particolare, ampliare e rilanciare con risorse adeguate, la missione “strade sicure”.

Passiamo ora alle norme dedicate alla artt. 36 e 37, contengono disposizioni sul contrasto alla Criminalità organizzata e alla gestione dei beni confiscati alla mafia, potenziando l’agenzia che gestisce i beni  sequestrati, semplificando le procedure per la vendita degli immobili, con l’aumento di dotazioni sia in termini di personale che di risorse. Gli immobili confiscati alle organizzazioni criminali possono essere dati in affitto “sociale” alle famiglie in condizioni di disagio (vedere oltre in dettaglio art. 36 e 37). Inoltre è rafforzato lo scambio di informazioni tra le diverse amministrazioni interessate al fenomeno della  criminalità organizzata e terrorismo (art. 22). L’art. 26 prevede forme deflattive del contenzioso per la confisca del patrimonio della mafia e sburocratizza le procedure di indagine. Il ricorso, illecito, a meccanismi di subappalto (art. 25) è sanzionato con la reclusione da uno a cinque anni. L’apertura dei cantieri dovrà essere comunicata al prefetto per i controlli antimafia (art 26). Prevista la possibilità di nominare commissari antimafia nei comuni in cui siano emerse irregolarità tali da non sciogliere il (art. 28).

Riguardo a tutto questo capitolo, Fratelli d’Italia si dichiara molto deluso perché ritiene la somma dei provvedimenti presi assolutamente non sufficiente e molto distante da quanto promesso in elettorale.

Per cominciare, Fratelli d’Italia chiede la cartolarizzazione, cioè la vendita, dei beni sottratti alla malavita, cambiando il paradigma applicato fino a oggi. Infatti attualmente, salvo poche eccezioni, non è prevista la vendita, ma solo l’affido dei beni di origine malavitosa per finalità sociali. Chiediamo che la metà dei proventi recuperati dalla cartolarizzazione sia destinata ad un fondo speciale del comparto Difesa: sarebbe un segnale importante destinare queste risorse a chi combatte sul campo la criminalità. Non vi è traccia nel d.l. del problema sempre più grave delle mafie straniere e in particolare di quella nigeriana. Questa è una storica battaglia di Fratelli d’Italia, condotta dal partito della Meloni in solitaria, al punto che solo FdI ha presentato una mozione al momento dell’istituzione della commissione Antimafia per estendere le attività della Commissione anche sulle mafie straniere, come quelle cinese e nigeriana. Questo è un problema che le Istituzioni – Governo in carica compreso – sembrano sottovalutare. Ma le sentenze dell’ultimo decennio sono chiare e hanno accertato la portata mafiosa di questa criminalità di importazione. Le mafie straniere, in particolare la nigeriana, tra le più aggressive, stanno invadendo da anni le nostre periferie, arrivando a competere con le mafie italiane. Un problema apparentemente dimenticato è quello legato alla difficoltà di fare indagini per delle lingue, spesso dialetti, che usano gli appartenenti a queste cosche. I traduttori/interpreti non ricevono tutela, sono lasciati alla mercé dei criminali che possono facilmente sapere chi sono e dove vivono. Si pensi al fatto che non hanno nemmeno un ingresso privilegiato nei processi, col rischio di far la fila per entrare con i parenti degli imputati che dovranno tradurre per la corte. E in comunità chiuse, tutto questo significa condanna certa. Per questo spesso si rifiutano di fatto di prestare il loro servizi, con il conseguente rallentamento delle indagini.  Il d.l. non accenna a nulla di questo, perciò Fratelli d’Italia si è riservato di presentare  un pacchetto di emendamenti per estendere le tutele dei testimoni di giustizia anche ai traduttori/interpreti che prestano servizio per i tribunali.

Infine, le norme sul contrasto alla mafia previste rischiano di non essere realmente efficaci perché non prevedono un controllo approfondito sulle ditte che partecipano agli appalti, e non intervengono sui pagamenti della che, spesso tardivi, permettono solo a chi ha ingente liquidità di poter sostenere le pesanti anticipazioni necessarie in attesa dei pagamenti, quindi ditte in odore di malaffare con liquidità da riciclare.

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La Redazione de La Voce del Patriota
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