Di Cesare, il brigatismo e quel sogno sinistro della rivoluzione a tutti i costi

Si può “lottare”, sognare senza uccidere. Così come si può essere terroristi anche senza uccidere. Non c'entra nulla che brigatismo e sinistra odierna provengano dalla stessa famiglia di idee, dallo stesso substrato culturale che negli anni '70, sullo stampo di idee politiche di cento anni prima, tentava di ribaltare lo Stato. E che una parte di questo si sia staccato dall'ordine delle cose, finendo per usare la violenza in un periodo in cui la violenza sembra essere legittimata. Non può essere una scusante per osannare la vita di una brigatista. Aver condiviso il suo stesso sogno “di partenza” non basta per lavarsi la coscienza e poter sorvolare sui mezzi che ha utilizzato per realizzarlo. Anzi, diventa addirittura un'aggravante, se non vengono prese prontamente le dovute distanze.

Donatella Di Cesare, docente di Filosofia teoretica al dipartimento di Filosofia dell'Università La Sapienza, apparsa più volte in tv nei salotti serali, si è lasciata andare a un commento abbastanza nostalgico su Barbara Balzerani in occasione della sua morte. Un commento intriso di malinconia: “La tua rivoluzione è stata anche la mia. Le vie diverse non cancellano le idee. Con malinconia un addio alla compagna Luna”.

Compagna Luna: l'ha ricordata proprio col nome di battaglia sotto il quale ha partecipato a tanti crimini. Tra tutti, il rapimento e l'uccisione di Aldo Moro. Il messaggio, sia ben chiaro, non è di un comunistello dei nostri giorni o di un fanatico qualsiasi: il messaggio proviene da una docente universitaria, da un personaggio pubblico, da un volto televisivo, ed è questo il motivo per il quale il mondo della politica (la destra, ovviamente) si è indignata e ancora ne parla. L'accostamento, anche solo col ricordo, a quegli anni bui e a quelle modalità, a quelle violenze, non può provenire da chi ha un compito formativo sulle nuove generazioni.

“Ho ricordato quella trasformazione radicale che molti di noi volevano negli anni '70”: queste le scuse (che sono giustificazioni, peraltro mal riuscite) della prof Di Cesare, che usa come scudo la comunanza di idee e di sogni che la univa con la terrorista mai pentita. E se ancora una parte dei partiti glissano l'argomento, è chiaro qual è il problema: la sinistra non ha ancora fatto i conti col suo passato, non ha storicizzato quegli eventi e quelle figure che hanno messo in pratica, così com'erano stati concepiti, i dogmi degli scritti marxisti. Sognavano una rivoluzione, una rivoluzione che potesse migliorare il mondo. E dietro questo sogno si nascondono ancora, legittimano qualsiasi mezzo di una rivoluzione ingiusta, fatta sulla pelle dei cittadini e sulla classe dirigente dell'epoca. Quasi come un monito, Fabio Rampelli, deputato di e vicepresidente della , aveva auspicato nei giorni scorsi: “L'Università non si limiti alle dichiarazioni stampa e la sospenda”. Ma Di Cesare è ancora lì, nell'attesa del giudizio dei “competenti organi di ateneo”, dopo la presa di distanza del rettore dell'università.

La sinistra dunque storicizzi il suo passato: smetta di strizzare gli occhi ai più reazionari; rinneghi figure omicide come Tito, la cui onorificenza macchiata di sangue italiano campeggia ancora tra i nomi dei titolati della Repubblica; lasci perdere quel sogno nostalgico i cui tentativi di raggiungimento hanno già provocato troppi danni. Nel rispetto, come sempre, dei cittadini italiani, che negli anni hanno patito le sofferenze del comunismo più violento.

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