Di Maio il tuttologo, ma lo sa cos’è un Termovalorizzatore?

E’ un giovane veramente eclettico, di quelli che ogni mamma sarebbe orgogliosa di chiamare ‘figlio mio’. Non è bello, ma ha lineamenti regolari e piacevoli. Non è alto, ma è talmente pieno di sé da sembrarlo. Non ha un grande background che possa vantare sul curriculum personale – a meno che non faccia titolo essere stato uno steward allo stadio San Paolo – ma se va in Cina e incontra il presidente di Xi Jinping che governa su circa un miliardo e mezzo di cinesi, dopo due giorni coi giornalisti lo chiama familiarmente “Ping”, facendoti tornare in mente la diplomazia del ping-pong di Nixon, che però probabilmente lui non sa nemmeno cosa sia. Lui, per la cronaca, è il Gigino nazionale, al secolo Luigi Di Maio, uno dei maggiore beneficati da Beppe Grillo che ormai imperversa dandosi arie da grande statista anche se gli sfugge che Matera sia in Basilicata ma la immagina in Puglia, così come suppone che la Russia si affacci sul Mediterraneo, e che la gara del “il più migliore” tra lui e Fico sia ancora aperta.

Così, tra discutere da ministro del Lavoro, lui che un vero e duraturo non ce l’ha mai avuto, e pontificare di politica estera, lui che della geografia come abbiamo visto ha un’idea un po’ vaga, eccolo scendere il campo anche in materia di ecologia e, più precisamente, sullo smaltimento dei rifiuti dove fa scoppiare il caos per una frase di Salvini, l’altro vicepresidente del Consiglio che ci è toccato in sorte. Dice Salvini, vista la questione rifiuti a Napoli che è praticamente sempre vicina al collasso, che occorrerebbe un termovalorizzatore per ogni provincia, e queste parole sembrano quasi un segnale per scatenare l’inferno, alla maniera di Massimo Decimo Meridio.

I grillini da sempre contro inceneritori e termovalorizzatori – poi un giorno ci spiegheranno con precisione cosa vogliono farci con la spazzatura che tutti produciamo, oltre mandarla all’estero a suon di miliardi – non accettano le parole del Leghista e Gigino, come gli si confà soprattutto da quando ha capito che all’interno del movimento parecchi mal lo tollerano e farebbero di tutto per vederlo andare a zampe all’aria, scende immediatamente nell’agone e, qual prode cavaliere, si scaglia contro con finezza di modi e di pensiero: “gli inceneritori non c’entrano una beneamata ceppa e tra l’altro non sono nel contratto di Governo”, e fa capire che il discorso è chiuso lì.

Del resto, tutti i grandi uomini politici ci hanno abituato a esternazioni anche violente, pure con toni un po’ al di sopra delle righe, diciamo così. Per fare un esempio, ve lo ricordate Nikita Krushev quando si tolse la scarpa e la brandì nel bel mezzo di una seduta dell’Assemblea delle Nazioni Unite? Ma forse il paragone tra Krushev e il nostro Di Maio può suonare un po’ ingeneroso (per Di Maio naturalmente) perché siamo certi che con il golden boy del Movimento 5stelle alla crisi dei missili a Cuba non ci si sarebbe mai arrivati – anche perché la terza guerra mondiale sarebbe scoppiata sicuramente prima -.

E un po’, ad ascoltare Di Maio, Fico, Di Battista, Toninelli con il suo tunnel del Brennero che non esiste ma i suoi amici attraversano giornalmente, la Lezzi e i suoi 370°, la Taverna e i suoi insulti, la Raggi e le sue corbellerie tipo funivie e l’albero di Natale “spelacchio”, ti viene in mente un grandioso film degli anni ’50, un capolavoro assoluto, l’impareggiabile Dottor Stranamore, per la regia del maestro Stanley Kubric, e la magistrale interpretazione di un Peter Sellers in grande spolvero. Ora, con negli occhi le scene che si susseguono nel bunker dove gli americani sono riuniti per cercare una soluzione della crisi, provate ad immaginarvi un direttivo pentastellato a porte chiuse coi personaggi sopra menzionati, tra chi vuole il reddito di cittadinanza ma non sa fare di conto e confida magari in una riedizione della moltiplicazione dei pani e dei pesci, e chi immagina le pecore a brucare per tagliare l’erba nei parchi romani. Tra chi un pensierino lo ha fatto veramente sul prosciugare il Tevere per realizzare un bel viale a scorrimento veloce che tagli tutto il centro di Roma, e chi ha deciso che la TAV non è necessaria, che i termovalorizzatori siano la fine della civiltà o che i centri sociali, invece, la civiltà la conferiscano. Tra chi suppone che per essere uno statista basti storpiare il nome dell’ omologo cinese, dandosi sempre quell’arietta sussiegosa da chi sa tutto lui e chi è convinto che se la può permettere proprio perché non ha mai capito niente.

Insomma, se certe scene si potessero girare e poi montare e infine inserire in un bel circuito cinematografico, un Oscar ci potrebbe scappare.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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