L’Italia nel Mediterraneo conteso

Prima la pandemia e la conseguenziale crisi della catena di distribuzione, poi la guerra in Ucraina e gli inevitabili problemi di approvvigionamento energetico, da qualche tempo sull’Italia sembra abbattersi una tempesta perfetta. Una tempesta che viene dal mare, da quel Mediterraneo protagonista suo malgrado della crisi libica e di quella siriana.

Due sanguinose guerre civili che hanno destabilizzato la parte centrale e quella orientale del fu “Mare Nostrum”, che è oggi conteso da nuovi e bellicosi protagonisti, turchi e russi su tutti. La rinnovata marina turca si espande dal Bosforo a Tripoli passando per la Siria, solcando le acque mediterranee con non celate velleità neo-ottomane. D’altro canto anche i russi navigano sempre più frequentemente nel bacino mediterraneo, in questi ultimi anni alla base navale di Tartus in Siria, sono andati ad aggiungersi avamposti russi sulla costa della Cirenaica, mentre è tuttora in atto il tentativo d’annessione dell’intera costa ucraina nel Mar Nero settentrionale. Insomma le acque che circondano la nostra penisola non sono mai state così mosse, e forse sarebbe giusto cominciare a chiedersi il perchè, la risposta è di una semplicità disarmante ed ha a che fare con il riconosciuto ruolo strategico di questo mare nello scacchiere globale.

Il Mediterraneo del XXI secolo infatti influenza un’area molto più ampia dei suoi canonici confini geografici, non a caso da qualche anno ci si riferisce ad esso con l’espressione “mediterraneo allargato”. Le sfide globali connesse alla catena di approvvigionamento hanno dilatato de facto il vecchio Mare Nostrum, ampliandone l’influenza marittima in una macro-area che insiste dal Golfo di Guinea al Golfo Persico.

La centralità dell’Italia, vera e propria piattaforma logistica nel cuore di questa macro-area marittima è evidente, ma in un mondo globalizzato ed ultra-connesso la sola posizione strategica non basta più. Ecco perché nonostante la sua invidiabile collocazione l’Italia rimane al palo ed assiste quasi impotente all’allontamento del suo “estero vicino”. Dunque, mai come in questo caso, occorre dire che è necessario un cambio di rotta, una strategia di lungo raggio che possa riportarci ad essere protagonisti nelle nostre acque.

La diffusione di una cultura marittima, troppo spesso dimenticata, deve partire già da un primo percorso formativo scolastico al fine di riconnettere gli italiani al proprio mare. Tuttavia la crisi post-pandemica e le problematiche legate alla guerra in Ucraina hanno bisogno di risposte veloci e concrete. In tal senso si rende sempre più necessario un potenziamento della Marina Militare, la nostra flotta è già mediamente competitiva nel Mediterraneo, ma da un lato la protezione degli asset estrattivi e dei flussi commerciali dal Golfo di Guinea a quello di Aden, dall’altro le nuove minacce belliche, impongono un rafforzamento di mezzi ed organico.

Allo stesso tempo occorrerà gestire le politiche marittime in merito all’approvvigionamento energetico, ad esempio riattivando i pozzi di estrazione del gas presenti sia nell’Adriatico che in Sicilia ed investendo nella rete dei gasdotti per ottimizzare alcune infrastrutture che oggi lavorano a mezzo servizio. Infine bisognerà porre attenzione al sistema portuale italiano che resta orfano di un disegno strategico unitario e che, al contrario, manifesta caratteristiche ancora troppo divisive. Insomma, nonostante le mille sfide e difficoltà, l’Italia ha i mezzi e le capacaità per rialzarsi ancora una volta, ma per farlo dovrà guardare al Mediterraneo con progettualità strategica ed azioni concrete.

 

 

 

 

 

 

 

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