Disastri a cinque stelle, scordiamoci il passato ora ci pensa Conte

Nei giorni scorsi Giuseppe Conte ha presentato via web quello che è stato definito il “nuovo corso” del Movimento 5 Stelle. Un intervento tanto atteso quello dell’ex Presidente del Consiglio a tal punto che in molti si aspettavano una ventata di freschezza e di novità in quello che ormai è diventato da tempo un soggetto partitico a tutti gli effetti.

Non ci soffermeremo qui ad analizzare i punti riguardanti l’organigramma interno al movimento né tanto meno siamo interessati a capire chi farà cosa (anche perché questo ultimo punto non è chiaro neppure a loro stessi). In questo frangente cercheremo di focalizzarci su un paio di proposte avanzate dallo stesso Conte che francamente ci lasciano perplessi. Vediamo perché.

Le riforme e il fallimento del reddito di cittadinanza

Il futuro leader del M5S ha sostanzialmente annunciato di voler dar vita ad una serie di riforme economiche e sociali senza precedenti. Fin qui un buon proposito. Ma, stando almeno a quella che è stata la genesi del movimento e a tutto quello che è stato predicato in questi anni, di riforme se ne sarebbero dovute fare a iosa. Tuttavia sappiamo benissimo che così non è stato, anzi: il reddito di cittadinanza si è rivelato un totale fallimento ed ingenti risorse pubbliche sono spesso finite nelle mani di chi non ne aveva diritto. Per fare cosa poi non si sa. Se quindi sono queste le riforme che vuole implementare Conte, meglio lasciare stare altrimenti i danni economici e sociali saranno ancor più numerosi di quelli esistenti.

Che fine ha fatto l’imprinting naturale del movimento?

Altra questione su cui riflettere. L’ex Presidente del Consiglio vorrebbe rimettere al centro della sua azione programmatica il cittadino, cercando di ripartire dal basso e dalle necessità della cittadinanza. Fin qui nulla di strano. Ma allora – ci chiediamo – che fine ha fatto l’imprinting naturale dei cinque stelle? Non erano loro quelli che – ab origine – avevano dichiarato di dar vita ad una prassi politica orizzontale (col cittadino al centro quindi) anziché a realtà istituzionalizzate in cui c’è un capo che si rapporta con i sottoposti in modo verticistico? Anche questo punto non è chiaro.

Grillini allo sbando

Ci saremmo aspettati da Conte un atto di umiltà che contenesse in sé il riconoscimento del totale fallimento della politica del movimento; certo, poi si può sempre migliorare e fare di più. Ma sarebbe stato meglio ripartire da zero anziché salvare brandelli di un qualcosa che ormai si sta sciogliendo.

Vedremo cosa accadrà nelle prossime settimane e cosa diranno gli iscritti. Sta di fatto che i grillini sono allo sbando totale e rifondarsi – senza tener conto delle osservazioni che qui abbiamo posto – non sarà facile. Va bene il coraggio, va bene la buona volontà ma in primis ci vuole umiltà.

E il buon senso nel dire ok, questa volta non ce l’abbiamo fatta.

Angelica Stramazzi
Angelica Stramazzi (Anagni, 1986), giornalista pubblicista. Ha studiato Scienze Politiche presso la Luiss "Guido Carli" di Roma; attualmente iscritta al corso di laurea in Relazioni internazionali per lo sviluppo economico (Universitas Mercatorum), scrive di politica da oltre dieci anni. Collabora con il mensile Il Monocolo e diverse testate online.
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