Doppia morale: la legge, a sinistra, vale a intermittenza

C’è un fil rouge che collega il caso dell’aggressione della Sea Watch alla sovranità dello Stato italiano, l’orrore “di sistema” che emerge dall’inchiesta “Angeli e Demoni”, il nuovo eroe degli “squatter” romani – l’elemosiniere del Papa… – e i rave party abusivi alll’università La Sapienza.

Qual è? Il principio per cui la legge, a sinistra, vale ad intermittenza. A targhe alterne. La lingua caustica di Leonardo Sciascia aveva già individuato i sintomi degenerativi di questa condotta: «Il guaio della sinistra in Italia – spiegava l’autore de Il giorno della civetta – è di aver seminato una doppia morale: una cosa è giusta se è fatta da un uomo di sinistra o da un gruppo o da un partito di sinistra; sbagliata se fatta da un uomo di destra».

È esattamente la prassi che la sinistra politica, dalla sua declinazione “istituzionale” a quella spontaneista ed extraparlamentare, attua ininterrottamente dal dopoguerra e in ogni ambito. Celebre ciò che accadeva negli anni ‘70, quando i terroristi o gli autonomi “processavano” (ed eseguivano anche la sentenza, spesso e volentieri a colpi di spranga o direttamente con la pena capitale) i proprio avversari e si autoassolvevano motu proprio col celebre motto «uccidere un fascista non è reato» o non riconoscendo la «giustizia borghese» in quanto «giustizia di classe».

Quando non era possibile, poi, bypassare con brutale crudeltà si è proceduto con la rimozione freudiana, come nel caso dei firmatari dell’appello nei confronti del commissario Calabresi (lo strumento che aprì la persecuzione nei suoi confronti): scenario “attualizzato” da chi in tutti questi anni – la crema dei radical-chic italiani – ha solidarizzato con quell’assassino di Cesare Battisti, salvo adesso sparire dai radar dopo la confessione del terrorista dei PAC.

Non stupisce, quindi, che la doppia morale valga anche nei confronti delle norme, quando queste risultano poco gradite. I parlamentari “della Repubblica” del Pd che hanno scelto di imbarcarsi nella nave della Ong che ha infranto le leggi dello Stato e messo in pericolo l’incolumità dei militari della Guardia di finanza appartengono allo stesso partito che stigmatizza e bacchetta istericamente (plaudendo agli esposti in Procura delle associzioni Lgbt) i sindaci che continuano ad opporsi alle celebrazioni delle unioni civili fra omosessuali. In quello che rischia di diventare un caso Forteto 2, nello scandalo dei bambini di Bibbiano sdradicati con stratategemmi e storie inventati alle proprie famiglie e affidati – tra gli altri – anche a coppie omosessuali, il Pd ha già “scagionato” il proprio sindaco (arrestato per abuso di ufficio e falso, non per i crimini contro i minori, in una vicenda in cui entra in ballo però l’intero sistema gestito da enti e associazioni vicinissime ai DEM) andando ben oltre il celebre garantismo a corrente alternata che si tramuta puntualmente in giustizia sommaria ogni qualvolta un’inchiesta coinvolga gli avversari politici.

Stesso discorso sul sempreverde tema delle occupazioni. Con il caso dello Spin Labs, la megaoccupazione di Action in pieno centro a Roma, si è assistito non solo all’inedita alleanza rosso-porpora(ti) fra gli occupanti e il cardinale Konrad Krajewski (l’elemosiniere del Papa che ha riallacciato la corrente staccata per morosità pari a centinaia di migliaia di euro), ma da parte del PD & co. è partita una difesa “d’ufficio” di questa pratica illegale – che riguarda centinaia di stabili in tutta Italia – con atteggiamento alquanto distonico rispetto ai proclami legge ed ordine che vengono lanciati nei confronti delle famiglie italiane senza il bollino “rosso” che sono costrette ad occupare in piena emergenza abitativa o perché scavalcati nelle graduatorie da immigrati e rom (vedi i casi di Torre Maura e Casal Bruciato sempre a Roma).

Patetica, infine, la tolleranza per i rave party (sic), ovviamente abusivi, organizzati dai collettivi studenteschi all’interno dell’università La Sapienza. Dopo la tragica morte dello studente che ha cercato di entrare alla festa il “silenzio” dei rappresentanti dei partiti di sinistra è stato “rumoroso” come quello tenuto nei confronti degli atti di violenza e di sopraffazione mostrato dagli studenti antagonisti nei confronti dei professori non allineati (come Angelo Panebianco) o degli ospiti “sgraditi”, come è avvenuto impedendo la lezione di Joseph Ratzinger.

In quei casi l’unica legge che a sinistra si rispetta è quella dell’arbitrio. Il proprio.

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