Due pesi e due misure a Lucca Comics: no al Centrodestra, sì a Lotta Continua.

Lucca Comics & Games è la grande fiera che trasforma la città toscana nella capitale europea del fumetto, gioco (videogames e da tavolo), fantasy e fantascienza. In una manciata di giorni a fine ottobre si sfiorano punte di 250.000 visitatori paganti, e le grandi major dell’intrattenimento internazionale si sfidano fra di loro per realizzare eventi in grande stile dedicati a promuovere le ultime novità. Negli ultimi quindici anni è diventato, oltre che un appuntamento immancabile per gli appassionati, quasi un elemento stesso del folclore toscano che attira anche semplici curiosi che si divertono a passeggiare per le mura assistendendo alla sfilate di cosplayer d’ogni foggia e ispirazione. Una tradizione moderna (Lucca Comics nasce più di cinquant’anni fa, ma il fenomeno di massa fiorisce negli ultimi quindici anni) ma che in qualche modo ben si inserisce nello spirito delle tradizioni toscane: dal Palio senese, al calcio storico fiorentino passando per la giostra del Saracino aretino. I cosplayer come evoluzione del figurante storico.

Quest’anno con l’ovvia necessità di “evitare assembramenti” si è svolta in forma virtuale. Quest’introduzione non è per definire un saggio di “antropologia culturale” o di folclore moderno, ma per porre l’ennesima riflessione sui meccanismi che si innescano quando ci sono di mezzo eventi culturali, spoil system, e viene da pensare, un po’ di sudditanza psicologica.

La fiera è organizzata da Lucca Crea, una società partecipata del comune di Lucca. L’8 settembre scorso  l’allora presidente di Lucca Crea, Mario Pardini, aveva partecipato all’attività elettorale di con l’allora candidata alla presidenza della regione Toscana, Susanna Ceccardi. Partecipazione a titolo personale, e in cui non era coinvolta né la società, né la fiera in sé stessa. Pure non erano mancate polemiche da parte del PD per la presenza dell’uomo dietro l’organizzazione di Lucca Comics & Games a un evento salviniano (forse legate anche alla presenza di Pardini nel totonomi della futuro candidato di centro-destra per le elezioni comunali del 2022 a quanto riferisce il quotidiano La Nazione).

Per «mettere al riparo la società da qualsiasi forma di strumentalizzazione politica», Pardini preferisce dimettersi da Lucca Crea il giorno successivo. La sua gestione nei due anni di amministrazione era stata assolutamente impeccabile (La Gazzetta di Lucca parla di gestione da record), lo scorso hanno aveva gestito correttamente le polemiche intorno ai compensi dello staff, e soprattutto, nell’emergenza covid Lucca Crea era riuscita a proporre una comunicazione trasparente in merito alle possibilità e alla riorganizzazione della fiera come evento modulare. Inappuntabile da tutti i punti di vista, e nel solco di questa gestione ha preferito dimettersi. Anche se dimettersi semplicemente per aver partecipato a un evento politico crea sicuramente un precedente che forse sarebbe stato meglio evitare. L’amministrazione locale, Partito Democratico, ne ha preso semplicemente atto, e le dimissioni di Pardini sono rimaste relegate alla cronaca locale.

Evidentemente però, per chi amministra Lucca, l’eventuale imbarazzo per la sovrapposizione tra Lucca Crea e l’ambito politico coinvolge solo che milita nella parte avversa. Il 26 settembre viene nominata presidente di Lucca Crea Francesca Fazzi, imprenditrice ed editrice, che, pure era la capolista del PD nel collegio lucchese alla regionali e prima dei non eletti. Un’aspetto, quello del candidato non eletto, che ha fatto passare in secondo piano le competenze del nuovo presidente di Lucca Crea, facendo storcere il naso per tempi e modi dell’avvicendamento (vedasi Lo Schermo del 1° ottobre 2020).

E fin qui una storia che potrebbe essere istruttiva già di per se, anche se relegate a una vicenda di provincia (che pure muove 250.000 paganti da tutto il mondo). Ma in tema di opportunità e politica nelle ultime settimane c’è stato uno scivolone social che è passato del tutto inosservato, e che rappresenta l’ennesima lapalissiana dimostrazione dei “due pesi e due misure”.

Una delle figure più in vista di questa edizione virtuale di Lucca Comics & Games, il fumettista Roberto Recchioni, curatore di Dylan Dog per la Bonelli, e che per Lucca 2020 ha coordinato la campagna dei manifesti realizzati da undici fumettisti (i Dreamers), avviando anche una campagna social per “disegnare il proprio manifesto”. Ognuno poteva contribuire e tra i manifesti c’erano anche un mostro lovercraftiano a due teste, e , molto condiviso ma ovviamente stigmatizzato da nessuno.

Il 20 novembre 2020, per promuovere come le attività in streaming di Lucca 2020 fossero ora disponibili su Youtube, ha scelto lo slogan Lucca Continua. Accompagnandolo con il “logo” di Lotta Continua, il pugno chiuso, ritoccato per leggere “Lucca Continua” (Logo ridisegnato, come precisa, da Gianni Parenti).

Insomma per promuovere Lucca 2020 va bene anche rievocare Lotta Continua. E questo proprio negli stessi giorni in cui Mario Calabresi, giornalista, tornava a parlare dell’omertà della sinistra extraparlamentare nei confronti di questa vicenda  «Omertà sull’omicidio di mio padre, a tre uomini non ho mai dato la mano», titolava il 16 novembre il Corsera. E il dibattito intorno agli ex di Lotta Continua che hanno fatto carriera e le eventuali prese di distanza dal ruolo che la formazione extraparlamentare ebbe nella “responsabilità morale” dell’omicidio Calabresi è proseguito per diversi giorni, anche sulle pagine di Dagospia.

Insomma un accostamento, quello tra Lucca Comics e Lotta Continua, doppiamente inopportuno. Ma che nessuno ha notato. Perché se qualcuno va a un comizio di Salvini è immediatamente da sanzionare. Se invece gioca con le grafiche della sinistra degli anni di piombo… tutto è consentito. Come sempre due pesi e due misure.

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