E’ scoppiata la guerra, e non ve lo dice nessuno

Che la Libia fosse una polveriera, lo sapevano tutti, e che prima poi sarebbe esplosa, pure. Che quando sarebbe accaduto, però, almeno nell’immediatezza quasi tutti avrebbero fatto finta di nulla, era un po’ più difficile da prevedere. E invece è accaduto.

I combattimenti sono cominciati lunedì scorso, quando la milizia di Tarhouna ha attaccato quella del signore della guerra Haitem al-Tajouri, che controlla anche la zona di Mitiga.  Sono giorni ormai che la guerra civile imperversa in Libia dove Fayez al Serraj, capo del Consiglio Presidenziale e Primo ministro del Governo di Accordo Nazionale della Libia, formato in seguito all’accordo di pace del 17 dicembre 2015, ufficialmente riconosciuto dall’Europa, ha appena dichiarato lo stato di emergenza a Tripoli, ufficialmente per “proteggere i cittadini e la sicurezza, gli impianti e le istituzioni vitali che richiedono tutte le necessarie misure militari e civili”, come scritto in un comunicato ufficiale. Nel paese in questo momento ci sono almeno 200 tribù in armi, la situazione è assolutamente fuori controllo, e il leader di una di queste, la settima Brigata, Abdel Rahim Al Kani, ha appena annunciato l’imminente assalto a Tripoli, mentre i suoi uomini sono impegnati in violentissimi scontri sulla strada dell’aeroporto con le milizie rimaste fedeli al governo, le Brigate rivoluzionari di Tripoli di Haithem al Tajouri e la Brigata Al-Nawasi. La guerriglia, tra l’altro, ha provocato l’evasione di oltre 400 pericolosi detenuti dal carcere di Ain Zara, la morte di almeno 39 persone tra cui molti civili, e il ferimento di un altro centinaio.

Al Kani, per giustificare questo assalto a quello che gli europei – almeno a parole – appoggiano come governo ufficiale del paese, sostiene che l’azione militare sia obbligata dallo stato di indigenza in cui si trova la popolazione locale, priva di tutti i mezzi di sostentamento e costretta, sempre secondo il leader della 7° Brigata, a versare dei tributi ad alcune delle milizie locali vicine al governo. Il successivo obiettivo sarebbe quello di mettere sotto controllo l’asse di Salah Eddine, soprattutto dopo i combattimenti di ieri, quando un ordigno è esploso a pochi metri dall’ambasciata italiana che oggi è stata evacuata dalla maggior parte degli addetti e dirigenti, subito rimpatriati. In realtà, sono stati almeno una ventina i razzi caduti su vari quartieri di Tripoli, e la situazione secondo il sito d’informazione Libra Herald avrebbe spinto le autorità governative a chiudere l’aeroporto della città almeno per 48 ore, dirottando i voli sullo scalo di Misurata.

Intanto, è chiaro per tutti che la Francia se ufficialmente come nazione europea appoggia il governo riconosciuto, in realtà è vicina al governo cirenaico di Tobruk, guidato dal generale Khalifa Haftar , e sostenuto anche dal governo egiziano di al-Sisi. In questo quadro, le operazioni di Al Kani, non possono che far piacere ai francesi perché comunque indeboliscono notevolmente la forza militare di al Serraj, duramente ingaggiata dalla 7° Brigata, e anche l’egemonia del governo islamista sul territorio. Ma al di là di quello che potrebbe sembrare vista la contrapposizione tra milizie laiche e milizie religiose, il vero problema del territorio è il controllo dei pozzi di petrolio e delle concessioni petrolifere. Non è purtroppo mistero per nessuno che la famosa “primavera libica” voluta da Sarkozy e appoggiata dall’Europa e dall’allora presidente della Repubblica Italiana, Giorgio Napolitano, e che portò prima alla destituzione e poi alla morte di Gheddafi, tutto era meno che una guerra di liberazione, ma la maniera veloce e cruenta per sottrarre all’Italia concessioni petrolifere che fanno gola alla Total francese. Da questo, non solo il problema del controllo dei pozzi, ma anche lo sbando della Libia che ha portato ad un’ incontrollata tutta a carico dell’Italia, quasi che ci fosse un vero e proprio progetto per “attaccare” il Bel Paese su più fronti e metterlo nelle pesanti difficoltà in cui si trova: da una parte la Germania che lavorava sullo spread, dall’altra la Francia che ci metteva in crisi sulla frontiera meridionale e, infine, direttamente in casa nostra, personaggi di alto e altissimo livello che certo non si sono adoperati per il benessere della Nazione e degli italiani. E la chiamano Europa Unita.

RK Montanarihttps://www.lavocedelpatriota.it
Viaggiatrice instancabile, appassionata di fantasy, innamorata della sua Italia.

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