E se ci chiudono di nuovo? Cosa succede se tentiamo di imitare la Gran Bretagna

Da giorni la stampa nazionale non parla d’altro: la risalita dei contagi da Covid-19 in Inghilterra spaventa il governo italiano guidato da Mario Draghi. L’esecutivo infatti, alle prese con le riaperture di maggio e inizio giugno, aveva lasciato trapelare nelle scorse settimane timidi segnali di speranza in quanti – commercianti e ristoratori in primis – auspicavano una ripresa generalizzata. Del resto, basta fare una passeggiata nei centri delle maggiori città italiane per capire che la gente ha voglia di tornare alla normalità, lasciandosi alle spalle un anno e mezzo circa di chiusure ad oltranza.

Cosa succederebbe se tentassimo di imitare la Gran Bretagna?

Ma cosa accadrebbe se Draghi e Speranza, nel tentativo di “normalizzare” la questione sanitaria e post pandemica, ascoltassero da mane a sera la stampa dominante e decidessero di richiudere di nuovo tutto giustificando il folle gesto con il fatto che in Gran Bretagna si serra indiscriminatamente a causa dei contagi e quindi anche da noi, a scopo preventivo, si dovrebbe fare lo stesso? Certamente i danni a livello economico sarebbero rilevanti, con buona pace di chi vive di sussidi e spera che il danaro pubblico sparso a cascata possa davvero far ripartire l’economia tutta.

La verità – e questo va detto senza timore – è che il governo attuale manca di una strategia per la gestione dell’emergenza Covid: non basta accelerare sui vaccini per dire che tutto è risolto, anzi. Draghi e Speranza, sulla scia di quanto sta avvenendo in Uk, cercano di far passare il messaggio di nuove possibili chiusure, senza tener conto del fatto che il nostro contesto nazionale differisce da quello di altri. Ma in fondo cosa importa se tutto va a scatafascio; l’importante è serrare tutto di nuovo per la paura…di vivere.

“Costruzione di una emergenza sanitaria”

Del resto, le criticità emerse nella gestione della pandemia erano emerse fin da subito, quando al governo c’era Giuseppe Conte, criticità raccontate anche in un interessante testo scritto da Paolo Becchi sulla “costruzione di una emergenza sanitaria”.

Ed ora, siamo ancora in piena emergenza? Per Speranza &co sì, anche se va detto che non bisogna abbassare la guardia. Ma un governo che si rispetti – ed è anche questo il nodo della questione – dovrebbe agire in base a strategie ben definite e non solo ascoltando i richiami di certa stampa schierata. Va bene la diffusione di notizie, ma crediamo sia maggiormente indispensabile tutelare la libertà dei singoli e le libertà economiche. Si riapra dunque e si metta al bando la paura, altrimenti moriremo tutti di fame sì ma prima del previsto.

Angelica Stramazzi
Angelica Stramazzi (Anagni, 1986), giornalista pubblicista. Ha studiato Scienze Politiche presso la Luiss "Guido Carli" di Roma; attualmente iscritta al corso di laurea in Relazioni internazionali per lo sviluppo economico (Universitas Mercatorum), scrive di politica da oltre dieci anni. Collabora con il mensile Il Monocolo e diverse testate online.
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